Arriva novembre e con lui le prime nebbie e le bontà autunnali, le merende a base di salumi e di formaggi freschi d'alpeggio, poi le caldarroste ed il vino Novello.
Chi in questi primi giorni d'autunno non fa una passeggiata nei boschi alla ricerca di castagne, funghi o solo di un po' di pace tra gli stupendi colori autunnali degli alberi, che vanno dal verde pallido al rosso intenso, passando dal giallo, all'arancio e poi ritornare a casa, oppure rintanarsi in una trattoria accanto ad un camino per cuocere le caldarroste, e cosa c'è di meglio se non sorseggiare il vino novello che sa di lampone, ciliegia e d'altri buoni frutti maturi? Ha un bel colore rosso, tendente al violaceo, vivace, invitante ed a volte quasi frizzante. Ma attenti solo ora si possono provare queste emozioni autunnali, poi le foglie cadranno, il bosco s'intristirà con l'inverno ed anche il nostro vino non sarà più in piena forma, non ci darà più le stesse sensazioni.
Ma che cos'è dunque il vino Novello? Come nasce?
Per ottenere il profumo vinoso e la colorazione violacea tipica del novello, le uve vengono vinificate in modo da raggiungere una macerazione carbonica, ossia lasciando gli acini interi in un ambiente privo di ossigeno od immettendo dell'anidride carbonica direttamente nei tini in modo tale che in ogni acino fermenti il suo succo, producendo una piccola quantità di alcool etilico che favorisce il passaggio di alcune sostanze coloranti dalla buccia alla polpa e viene inoltre degradato l'acido malico, il maggior responsabile del gusto acerbo dei vini. Dopo circa una settimana di macerazione le uve sono pigiate ed il mosto prosegue poi la fermentazione classica senza le bucce a temperatura controllata. Tutto questo processo si conclude entro 40 giorni circa.
Si ottiene così un vino che entra in commercio i primi giorni di novembre dello stesso anno di vendemmia o che comunque non viene mai imbottigliato dopo il 31 dicembre dello stesso anno, e va bevuto al massimo entro la primavera successiva.
Sono soprattutto i Veneti ed i Toscani a produrne le maggiori quantità, seguiti dalle aziende Piemontesi e Alto Atesine. Ogni anno vengono prodotte diversi milioni di bottiglie di vino Novello, derivate da differenti tipi di vitigni, quali possono essere il Cabernet, il Teroldego, il Sangiovese, il Bardolino, il Merlot ed altri ancora (sono circa 67 i vitigni da cui si può produrre il vino Novello).
Oggi il Novello è una delle tipologie di vino più amate dagli italiani, ma la sua produzione è iniziata solo verso la metà degli anni '70, dopo che in Francia, considerata la madre dei novelli, verso gli anni cinquanta i vignaioli francesi nella zona di produzione del Beaoujolais per superare una stasi di mercato, con un colpo di genio misero sul mercato il Beaoujolais nouveau, per rivalorizzare il loro vino prodotto con uve Gamay meno pregiate della Borgogna meridionale.
Dunque in Francia il novello ha unica fisionomia, tutto è prodotto con uve Gamay, mentre in Italia si parla di vini novelli derivati come ho detto prima, da diversi vitigni. Ma quale preferire?
Lasciamo decidere ai nostri gusti, alla nostra fantasia, il Novello ci lascia spazio, non pretende molto, è un vino giovane, dinamico che ci potrà accompagnare dolcemente durante questi mesi autunnali. Vale la pena gustarlo con i pesci dal sapore intenso, con i salumi, i formaggi e perché no, con i dolci a base di castagne!
L'autore
Antonella Spinella: Da piccola sognavo di diventare una grande produttrice di vino, magari nelle Langhe. Ora mi limito a degustarlo con gli amici! Inoltre mi piacerebbe poter mangiare di tutto ma a causa di un'allergia, mi tocca mangiare poche cose !!! (agg. 9/2007)
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