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La cucina in Ticino e in altri cantoni
di Triestina  (04/02/2008)

Tutti sanno che la Svizzera è una confederazione di ben ventisei cantoni, ma pochi forse sanno che è divisa in quattro aree linguistiche e culturali differenti, del tutto a sé stanti. Nella Svizzera occidentale – in cui il francese è la lingua ufficiale – è facile trovare ricordi e usi francesi anche se gastronomicamente parlando il modello francese non ha mai preso campo.

Nella zona a nord, in cui è il tedesco la lingua maggiormente diffusa, la popolazione guarda con interesse a quelle terre del Reno e del Baden in cui patate e gnocchi sono in cucina quelli che la fanno da padroni. La parte meridionale, ossia il Ticino di prevalente lingua italiana è particolarmente influenzato dai gusti e dallo stile di vita del nostro paese.

In Ticino si è adottata infatti quella cultura culinaria che fa capo alla dieta mediterranea e quindi anche alla pasta. Non dimentichiamo che molta parte della cucina di questa regione si ritrova all'interno della cucina tipicamente lombarda. Il prof. Guido Calgari dice giustamente: "..si scoprirà che il Ticino fu culturalmente sempre un'appendice della Lombardia. Liberi e Svizzeri insomma, per quel che è politica; italiani per quel che è cultura, civiltà e costume". Questi concetti sono validi anche in campo culinario.

Nella parte sud-orientale ci sono i Grigioni. Un mondo particolare, autonomo e indipendente, costituito in massima parte da ladini i quali hanno un idioma (il romancio) distinto da quello dei loro vicini. E in cucina, mantengono una cultura contadina, di montagna, fatta di antiche ricette e tradizioni. Sarebbe quindi errato parlare di "cucina svizzera" poiché non esiste di fatto un legame fra le diverse tradizioni gastronomiche; eccezione fatta per il cioccolato ed il formaggio. Dovremmo perciò parlare di cucina dei cantoni, anche se in molte comunità montane ancora oggi vengono cucinati cibi che derivano dalle antiche tradizioni e sono contraddistinti da quei prodotti che sono offerti dal territorio.

Lo statista ticinese Stefano Franscini (1796-1857) fu il rappresentante di questo cantone nel I Consiglio Federale e ne descrisse il vitto, i costumi e le tradizioni nell'800. Le castagne in primis, ancor oggi rappresentano in inverno la base quasi totale dell'alimentazione del Ticinese; segue il granturco (il "carlòn") che si dice fosse stato diffuso in zona da San Carlo Borromeo. In realtà, il granturco arrivò nella regione in epoca posteriore, mentre la segale restava – per questione di clima – nelle valli dove se ne cessò la coltivazione, pare, nei primi decenni del secolo scorso.

La polenta era mangiata anche tre volte il giorno, alternata in inverno alle castagne. Nella zona di Sottoceneri, c'era il minestrone: unico piatto in cui apparivano le verdure. Le patate compaiono tardi, verso la fine del XVIII secolo: erano viste con diffidenza, dapprima entrarono in uso nelle famiglie contadine e successivamente nelle aree più borghesi. Il contrario di quanto avveniva solitamente con altri prodotti che dalla sfera borghese "calavano" in quella popolare.

Quanto al pane, è curioso sapere che aveva importanza davvero scarsa. Nell'Alto Ticino era di segale e preparato in casa (una ragazza non poteva sposarsi fin quando non avesse imparato a fare un pane a regola d'arte), nel Basso Luganese e nel Mendrisiotto invece, il pane era di granturco. Questo fu sostituito dal frumento in epoche posteriori provenendo dall'area borghese per poi diffondersi fra il popolo. Incredibilmente, il pane di frumento era usato dapprima come "pane per gli ammalati" e per le feste importanti.



La carne era quasi del tutto assente dalla tavola e considerata (specie se di maiale) un cibo delle zone ricche dei Grigioni. Solo alla fine dell'800 nel Mendrisiotto, si fa avanti – colla polenta – una sorta di cotechino. Il Natale in queste zone, era comunemente indicato come "il dì da mangià la carna" anche se questa, il più delle volte, era rappresentata da scarti di macellazione come testa, tendini, intestini che venivano bolliti e conditi quindi con olio e aceto. Insomma, la carne si mangiava solo quando una mucca cascava da qualche dirupo ed era gioco forza macellarla.

Pollame e conigli in questa regione sono conquiste recenti. Solo attualmente, a partire dal primo ventennio del nostro secolo, si è registrato un aumento nel consumo della loro carne. Il risotto diviene cibo comune all'inizio del 900: dapprima il riso veniva usato dai contadini soltanto nelle minestre perché in quel modo se ne consumava poco. In seguito, dalla borghesia giunse l'uso del risotto specie in periodo Natalizio e con esso, lentamente, iniziò anche il diffondersi della pasta.

Ottavio Lurati (studioso degli usi e costumi della regione e conoscitore delle tradizioni alimentari) precisa che i cibi ritenuti "ticinesi" come risotto, pasta, ravioli e gnocchi, in realtà sono "importati" e di recente adozione. E questo, grazie soprattutto alle catene di supermercati, alla diffusione di grandi magazzini, di riviste di cucina femminili e di radio e televisione che hanno compiuto un'opera di divulgazione sia in campo gastronomico che dietetico.

Per quanto riguarda il pesce, possiamo dire che i numerosi laghi di montagna, i ruscelli e i torrenti sono ricchi di vita. Dopo un periodo in cui le concimazioni dei campi avevano inquinato le acque, oggi dopo una rigorosa opera di sensibilizzazione e di bonifica, le acque sono limpide e pulite. In effetti la Svizzera è un paradiso per i pescatori. Specialmente nella zona centrale della Svizzera, i laghi sono ricchi di lucci e di pesci persici, di trote, cavedani, carpe e salmerini.

E, per finire, che dire dei funghi? Sono un ingrediente di molti piatti caratteristici, ma soprattutto di provenienza contadina. Anche se, dice il Lurati, ancor oggi nella regione si trova diffidenza nel raccoglierli; suppliscono però i "fungiatt" raccoglitori di funghi che arrivano da altri luoghi e così numerosi che il Governo ha dovuto intervenire per limitare la raccolta. Si trovano porcini, vesce (pett da lüf) bianchissime, ovali e grandi anche come una pagnotta che spuntano nei prati; e poi mazze di tamburo (lepiota) di cui si mangia solo il cappello dato che il gambo è legnoso e si trovano pure i gallinacci.

Ma il piatto che possiamo sicuramente definire tipicamente Svizzero, intendendo con ciò l'intero territorio elvetico, è la fonduta. Perché la si trova in ogni cantone, colle sue particolari varianti, col suo tipo specifico di formaggio. Ma ovunque ci sia formaggio, c'è una versione di fonduta. Anche se, per dar a Cesare quel che è di Cesare, la fondue vera e propria è originaria di Neuchätel ed è sua, anche la ricetta più famosa.

Due parole sulla Fonduta

E' ovvio che una terra così ricca di varietà di formaggi e tutti davvero speciali, non può non avere fra le sue ricette qualcuna a base di formaggio. Intanto dovremo dire che l'anima di questa specialità è il caquelon, un utensile fondamentale per la sua preparazione. Consiste in una pentola con manico, termoresistente, in terracotta o ceramica invetriata o in ghisa smaltata e prima di utilizzarla, va posta sul fuoco con dell'acqua e latte miscelati. Si utilizzano generalmente due varietà di formaggi e del vino bianco. Questi formaggi vanno sminuzzati o grattugiati grossolanamente e portati ad ebollizione col vino, sempre rimescolando. E' importante aggiungere al vino qualche goccia di limone per dare la necessaria nota acidula. Inoltre il limone aiuterà a sciogliere prima il formaggio. Il composto di formaggio, ispessito, salato e pepato, va tolto dal fuoco e sistemato sul fornelletto (di solito alimentato ad alcol) che sarà portato direttamente in tavola.

Ogni commensale avrà a disposizione dadini di pane bianco, in buona quantità, delle lunghe forchettine con le quali infilzare il pane e intingerlo quindi nella crema di formaggio. Che si dovrà curare di rimescolare continuamente, aiutandosi col pane. Molti intenditori, raccomandano di intingere prima i bocconcini di pane nel kirsch e accompagnano la fonduta o con tè nero o con vino bianco. Altri preferiscono, mentre il composto di formaggio sta bollendo, stemperare un po' di fecola con del kirsch da aggiungere poi alla fonduta. Questo aiuterà il composto a "legare". Per ottenere una fonduta perfetta, occorre che il formaggio sia di buona qualità: se fosse troppo giovane formerà cuocendo grumi e coaguli; se fosse troppo stagionato tenderà a scindere le sostanze grasse. Ogni cantone, abbiamo detto, ha la sua versione di fonduta che si distingue proprio dal tipo di formaggio che viene utilizzato.



Fonduta di Friburgo: metà gruyère e metà vacherin à fondue, che non è il vacherin cremoso da consumarsi a tavola. Se si usa del vacherin à fondue di ottima qualità e perfettamente maturo, non occorrerà usare vino bianco o kirsch, ma i dadini di pane si intingeranno in un distillato di prugne prima di infilarli nel composto di formaggio.

Fonduta di Ginevra: qui vengono usati tre tipi di formaggio e precisamente gruyère, Emmentaler e walliser. Nel composto, sono aggiunti pezzetti di spugnola (un fungo) precedentemente lasciati a bagno e quindi stufati in poco burro. Un'altra variante è fatta con i soliti Emmentaler e gruyère con diversi livelli di stagionatura, oltre a tre tuorli d'uovo. Si serve su un piatto da portata ben caldo e non si usa il fornelletto altrimenti le uova si addenserebbero.

Fonduta di Glarona (cantone centro orientale): in questo cantone si usano gruyère e schabziger, un formaggio erborinato piuttosto piccante che si grattugia in un soffritto di farina, burro e latte.

Fonduta di Neuchätel: vengono usati gruyère ed Emmentaler con un rapporto di 2 a 1. Si usa uno spicchio d'aglio e anche della noce moscata.

Fonduta della Svizzera orientale: in questa regione si usa appenzeller e vacherin à fondue. Al posto del kirsch, viene di preferenza usato del sidro.

Fonduta del Vaud: si usa soltanto del gruyère a diversi gradi di stagionatura, con aglio tritato molto fine e rosolato nel composto di formaggio.

Fonduta del Vallese: la preparazione in questa regione inizia con un leggero soffritto di burro e farina, in cui viene grattugiato il gomser, il tipico formaggio di montagna.

Ricetta di base della Fonduta
(secondo il modello di Neuchätel)
  • 1 spicchio d'aglio
  • 400 g di formaggio gruyère
  • 200 g di formaggio Emmentaler
  • 300 ml di vino bianco
  • 1 cucchiaino di succo di limone
  • 2 cucchiaini di fecola
  • 100 ml di kirsch
  • pepe nero
  • noce moscata grattugiata
  • dadini di pane bianco (calcolare circa 200 g a persona)
Strofinare l'aglio sul fondo del caquelon e a parte tagliare a sottilissime fettine o grattugiare i formaggi. Portare ad ebollizione il vino con il succo di limone e aggiungere i formaggi sempre rimescolando. Alla fecola, unire il kirsch mescolare amalgamando bene e quindi versare nel formaggio, insaporire con pepe e noce moscata. Fare cuoce brevemente il composto, fino a quando risulterà cremoso, poi posare il tegame sul fornelletto e portare in tavola. Occorre lasciar sobbollire continuamente il composto sul fornelletto, rimescolando affinché non faccia grumi. Con la forchettina si infilzano i dadini di pane e si intingono nel composto, dando una rimescolatina.

Per tradizione, chi perde il pezzetto di pane, dovrà pagare il vino per tutta la tavolata. Inoltre, la sottile crosticina che rimarrà sul fondo del tegame a fine fonduta, verrà raccolta e porzionata fra tutti i commensali. Se la fonduta dovesse risultare troppo liquida, occorrerà aggiungere del formaggio, se viceversa risultasse troppo addensata, va diluita con poco vino.

Svizzera, terra di formaggi

Diremo intanto che gli "elvetici", erano una tribù di origine celtica, che nel I secolo a.C. invase quel territorio che attualmente è conosciuto come Svizzera. E fin da allora questi popoli facevano ottimi formaggi. Pare provenissero dalla Germania sud occidentale da dove avevano imparato l'allevamento e l'arte casearia. I Romani apprezzavano molto – si dice – i loro prodotti. Già allora si ritiene che questi popoli producessero una specie di Emmentaler. Nella graduatoria dei formaggi svizzeri lo segue come popolarità l'Appenzeller, molto saporito. C'è poi quello che è conosciuto con il nome di derivazione francese e cioè il Gruyère, ma che nasce col nome del suo cantone e cioè Greyerzer. Questo formaggio è saporito e piccante e si usa soprattutto nelle gratinature. Altrettanto famoso è lo Schabziger del cantone di Glarona. Questo formaggio, deve il suo particolare sapore ad un tipo di trifoglio che viene macinato nell'impasto e che pare sia stato importato dai Crociati di ritorno dall'Asia Minore. Un altro formaggio dalle caratteristiche particolari per ricchezza di proteine e digeribilità è lo Sbrinz originario della zona di Lucerna. Altri formaggi svizzeri sono il Tomme, duro e di un deciso colore giallo e il Vacherin che è venduto in scatole di cartone rotonde differente da quello – come abbiamo detto – che si usa per la fondue.

Emmentaler:
il vero formaggio svizzero

L'Emmentaler, formaggio della valle dell'Emme, è prodotto con latte crudo utilizzando in particolar modo quello fresco della mungitura mattutina, miscelato a quello della sera precedente. Il latte viene quindi scaldato a 30-32° e vi si aggiunge poi il caglio sciolto in acqua e fermenti. Grazie al caglio (che è bene ricordarlo è un fermento ricavato dallo stomaco dei vitelli) il latte si rapprende formando un composto assai simile allo yogurt Questo composto viene frantumato con attrezzi simili a pettini a denti larghi fino a quando si ottengono dei fiocchi della dimensione d'un pisello. In tal modo, viene separata la parte liquida da quella consistente, solida. A questo punto, il formaggio viene riscaldato a 52° e rimescolato continuamente per anche un'ora. Quando il composto è pronto secondo l'occhio esperto dei Mastri casari, la massa viene raccolta in un telo grezzo da cui fuoriuscirà la parte liquida, sierosa. La parte più consistente, verrà versata in forme di legno, dove sarà pressato per mantenere la sua forma definitiva. In una giornata, il formaggio nella sua forma, viene rivoltato parecchie volte e contemporaneamente pressato con una forza sempre maggiore. Il giorno seguente, inizia quella fase di salatura durante la quale la forma verrà massaggiata con sale e lasciata solidificare.

Successivamente la forma starà immersa nella salamoia ad alta concentrazione salina per tre giorni e da qui sarà trasferita su supporti di legno rotondi dove rimarrà per una decina di giorni. Nelle cantine calde e umide, in cui si perfeziona la stagionatura, si sviluppa anidride carbonica che reagisce con parte del formaggio fresco creando i famosi buchi di questo formaggio. Quanto più questo processo sarà mantenuto a livelli costanti, tanto più perfetti risulteranno essere gli alveoli. Dopo dieci settimane all'incirca, il formaggio si avvia all'ultima fase di maturazione in cantine molto fresche. L'Emmentaler sarà pronto dopo 4 mesi per essere consumato, ma il suo sapore a questo punto è dolce e molto delicato. Quanto più lungo sarà stato il periodo di maturazione, tanto più intenso risulterà il suo sapore inconfondibile. Oggi la produzione è in massima parte affidata all'industria, ma esistono ancora produttori che si attengono alle antiche tradizioni e ottengono qualità eccellenti.




Rösti:
un piatto che accomuna ogni cantone

Siccome non esiste un piatto che identifichi l'intera Svizzera, esistono però alcune preparazioni che si ritrovano – con le opportune varianti locali – in quasi tutto il paese. Come la fonduta. Una di queste è il rösti – in pratica un piatto a base di patate grattugiate, cotte in molte differenti maniere, che vanno dal Ticino al bernese, al zurighese. C'è una versione del cantone di Appenzell (con pancetta e formaggio appenzell ovviamente), una variante di Basilea (con cipolle a rondelline); nella Svizzera occidentale si usano con le patate pancetta, pomodori, paprika e gruyère. Nel rösti di Zurigo ci vuole cipolla tritata finissima e cumino.

Diciamo intanto che la Svizzera è il paese delle patate e che il rösti è praticamente diffuso su tutto il territorio ed è forse – con la fondue – l'unico piatto che può essere considerato come "tipicamente" svizzero. Si tratta di patate bollite e quindi arrostite, semplicemente. In ultima analisi, delle focaccine dall'aspetto invitante, dorato, che somigliano assai a delle frittelle. Oggi il rösti si prepara nelle cucine di quasi tutti i grandi ristoranti, ma è prerogativa degli svizzeri saperlo fare in modo giusto: croccante esternamente e morbido all'interno. La ricetta di base per i rösti è semplicissima:
  • 1 kg di patate
  • 1 cipolla
  • sale e olio
Le patate van lavate e cotte colla buccia. Vanno quindi passate in acqua fredda. Pelate, grattugiate grossolanamente in una ciotola. La cipolla va tritata fine, incorporata nelle patate e il tutto va salato al giusto. Ora occorre far scaldare l'olio in padella, appena unta, che non sia eccessivo. Appena caldo, si unisce il composto di patate e cipolla e si pareggia per formare una tortina rotonda. Questa va rosolata bene da una parte, quindi rivoltata con l'aiuto d’un piatto o d'un coperchio e rosolata sull'altro lato. Le cotture generalmente non superano i 5 minuti per parte.

Berner rösti (rösti alla bernese): è sicuramente la più conosciuta in Europa. Occorrono:
  • 1 kg di patate farinose,
  • 1 cucchiaino di cumino
  • 125 g di pancetta bella grassa
  • sale e 2 cucchiai di latte
La procedura iniziale per le patate è la stessa: vanno cotte però in acqua con sale e semi di cumino. Quindi una volta pelate vanno messe a riposo in un contenitore coperto per una notte. Solo dopo andranno grattugiate. La pancetta tagliata a dadini, si fa rosolare in padella, quindi vanno aggiunte le patate, il sale e si rimescola fin tanto che le patate avranno assorbito tutto il condimento. Ora il composto va schiacciato per formare una sorta di focaccia o torta piatta con la quale andrà coperto il fondo della padella. Far dorare a fuoco vivace e quando sarà ben colorito il lato sotto, mettere il latte e voltare il tortino. Cuocere anche questo lato, quindi impiattare e servire caldo. Queste tortine si abbinano con moltissimi piatti di carne e selvaggina. L'accoppiata più frequente è però con uno speciale spezzatino che si fa dalle parti di Zurigo.

Zürcher geschnetzeltes (spezzatino di vitello alla Zurighese)
Vi occorrerà:
  • 1 cipolla
  • 300 g di funghi champignons
  • 600 g di scaloppine di noce di vitello
  • un poco di farina
  • 50 g di burro
  • 1 bicchiere di vino bianco secco
  • 1 bicchierino di panna
  • sale e pepe nero
  • prezzemolo fresco tritato
La carne va sfilettata a striscioline sottili, gli champignons puliti ed affettati, la cipolla tritata fine. Nel burro, sciolto in un padellino, si farà rosolare appena la carne, dopo di che, verrà levata dal fuoco e messa da parte. Possibilmente al caldo. Nel condimento, si farà appassire la cipolla, si uniranno i funghi e il tutto sarà rosolato. Cotti i funghi, saranno tolti dalla padella e messi da parte, al caldo. Nella padella unire il vino e la panna, far sobbollire un poco e per finire aggiungere la carne e i funghi. Salare e pepare, mettere il prezzemolo tritato e portare in tavola.

Cucinare il pesce

Abbiamo detto che la Svizzera è il paese dei pescatori: un pesce in particolare il "salmerino" è una vera e propria raffinatezza. Somiglia alla trota, raggiunge anche i 60cm., ha il dorso verdastro e vive in acque fredde e profonde. Ha una carne delicata e molto gustosa. Una ricetta – della zona di Ginevra – è particolarmente apprezzata usando questo pesce.

Salmerino alla ginevrina
  • 4 salmerini puliti ed eviscerati pronti da cuocere
  • 100 g di burro
  • 3 scalogni
  • prezzemolo, erba cipollina, timo, rosmarino e dragoncello
  • succo di 1 limone
  • sale e pepe nero
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • 2-3 cucchiai di farina
  • 1 bicchierino di panna
  • 2 tuorli d'uovo
Pelare e tritare gli scalogni finissimi, farli appassire in metà del burro. Lavare e tritare tutte le erbe aromatiche e unirle agli scalogni. Nel ventre dei pesci, puliti ed asciugati, spruzzare il succo del limone e quindi unirli al soffritto. Salare e pepare. Trasferire il tutto in una pirex da forno, bagnare con vino bianco e aggiungere un poco d'acqua. Infornare a temperatura di 150°, preriscaldato, per circa 15-20 minuti. Levare ora i pesci dall'intingolo di cottura e metterli al caldo da parte. Far sciogliere il restante burro e legarlo colla farina: lavorare bene in modo che risulti una salsa omogenea. A questa unire la panna, salare e pepare. Far sobbollire un poco la salsa su fuoco moderato e unire i tuorli, uno alla volta, incorporandoli bene. Far bollire per pochi istanti, quindi versare la salsa sui pesci e servire.

Le specialità della montagna

I Grigioni, sono la regione svizzera con il più alto livello di turismo grazie alle sue montagne, ma non solo: le sue specialità gastronomiche (spesso con denominazioni in "romancio" davvero incomprensibili) come la carne secca, i piatti di selvaggina, i suoi formaggi profumati di pascolo alpino, i suoi dolci ed in particolare la famosa torta di noci, hanno fatto il giro del mondo. Ma anche – molto più semplicemente – la famosa zuppa d'orzo. Trasferendoci dunque nella zona montana dei Grigioni, troviamo la saporita carne di montagna ed in particolare uno speciale insaccato che somiglia alla nostra bresaola. Si chiama bündner fleisch e viene prodotto con il muscolo di coscia del bovino. Oppure del cavallo. Questo stallo morbido e ricco di grasso, viene lasciato a macerare in una speciale salamoia alle erbe che è un vero segreto di produzione, poi fatto asciugare per molti mesi all'aria profumata della montagna. Durante questo periodo, la carne perde sino al 50% della sua umidità. Nella fase iniziale questa carne viene pressata e costretta ad assumere una forma squadrata e angolosa molto caratteristica. Questa bündner fleisch viene servita affettata sottilmente e servita arrotolata in caratteristici piatti di legno, accompagnandola con pane nero e burro. Ed è usata come spuntino, con un bicchiere di vino. Di solito, si insaporisce al momento con una grattatina di pepe nero.

La Raclette

Sarà bene fare un accenno anche alla raclette (= in francese spatolina, paletta), originaria del canton Vallese un tempo era utilizzata soprattutto dai contadini e dalla gente che viveva nelle malghe. La loro alimentazione era basata principalmente sui prodotti caseari di loro produzione. Si racconta che l'origine della raclette (che comunemente indica formaggio fuso) sia del tutto casuale: una forma di cacio venne a trovarsi vicino al camino di una casa di montagna. Il calore fece fondere il formaggio e si scoprì che il sapore era davvero invitante e appetitoso. Nacque così la raclette. In origine, era composta solamente da formaggio, patate bollite e cetriolini aromatizzati. Oggi le ricette della raclette son diventate numerose e vi compare veramente di tutto: pesce, carne, pollame, verdure miste e selvaggina. Anche frutta. Anche la materia base si è modificata e al posto del gomser o del bagnes che erano usati nei buoni tempi andati, si è creato oggi un formaggio a pasta cremosa, di montagna, adatto a fondersi senza lasciare grumi e senza colare. Ovviamente, non poteva a questo punto mancare un fornelletto adatto alla bisogna. Questo fornelletto è stato studiato appositamente per accogliere una piccola forma di formaggio tagliata a metà, sopra si trova una specie di serpentina metallica che servirà a grigliare. Questa griglia si può abbassare o alzare, secondo le necessità. Non appena il formaggio inizia a fondere, viene raccolto con una spatola (la raclette) e messo nel piatto. Per questo grill sono disponibili anche padelline monoporzione in cui si mettono gli ingredienti prescelti, si coprono con una fetta di formaggio e si mettono a grigliare. Nel Vallese si trovano locali in cui viene servito questo piatto: sono le raclette-stube, che però oggi si trovano in ogni cantone. A Zurigo questi locali sono numerosi. Qui si serve la raclette con patate lessate e verdure generalmente sottaceto.

Ovviamente, Svizzera è anche sinonimo di cioccolato e dolci. Ne parleremo un'altra volta.


L'autore
Sostenitore Triestina: Ho quasi settant'anni, ma...mi difendo.
Sono giuliana e prediligo la cucina tradizionale, quella "rubata" a mia madre e alle mie nonne. Mi sono adattata alle conquiste tecnologiche visto che aiutano tanto. Vivo a Genova da ormai 60 anni.
Ho imparato ad amare questa città riservata, schiva, che mi ha insegnato tanti piccoli segreti culinari.
Amo gli animali e possiedo un fox-terrier di 14 anni ancora vivacissimo che è una grande compagnia. Colleziono ricette da quando avevo 16 anni. Ho studiato lettere e lingue grazie alle quali ho lavorato per molti anni come corrispondente in una società finanziaria a Genova.
Mi piace la musica classica. Gioco da bambina a scacchi e amo l'archeologia, della quale ho una collezione di volumi davvero invidiabile.
Amo parlare di esperienze in cucina. Questo sito pare fatto apposta.
(agg. 8/2008)

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