Cooker.NET      
 
Cooker.NET Magazine
La cucina ebraico-romanesca
di Grazia Annibale  (10/30/2005)

I turisti che vogliono visitare Roma in tre giorni non lo conosceranno mai. Per visitare il Ghetto di Roma, a due passi da Trastevere e l'altare della Patria, non si deve correre, ma camminare.

Si deve entrare nei vicoli anneriti dal tempo dove emerge il fascino dell'antico Portico d'Ottavia e quello del Circo Massimo. Dove ancora si trema davanti alle lapidi che ricordano il rastrellamento degli ebrei da parte dei tedeschi. Non si deve credere per questo che il Ghetto sia ora un quartiere che sopravvive a se stesso.

E' un quartiere vivo – qui è la sinagoga più importante di Roma - ancora densamente abitato, molto frequentato da chi – non ebreo – ami ripercorrere e rivivere a pieno alcune delle tradizioni che di secoli in secoli sono divenute parte fondante di Roma. Sono molti i ristoranti qui che propongono sia la cucina kasher sia la tipica cucina ebraico-romanesca.

Difficile spesso capire dove inizi la cucina ebraica e finisca quella romanesca e viceversa, tanto la vita delle due comunità si è fusa in un'unica vita. Basta ricordare che quella di Roma è la più antica comunità ebraica. Risale al II secolo a.C.

E' solo nel XVI secolo che il ghetto venne istituito per ordine di Papa Paolo. Qui si concentrarono tutti gli ebrei di Roma, qui si concentrò l'elaborazione della cucina ebraico-romanesca. In comune le due cucine hanno di essere di tipo casalingo il cui ricettario - come scrive lo studioso di cultura romana Giuliano Malizia – è stato tramandato di madre in figlia oralmente. La maggior differenza tra le due cucine sta soprattutto nel mancato uso di alcuni ingredienti e nel diverso utilizzo di altri.

Ma veniamo nel dettagli. Ebrei e romani hanno in comune l'utilizzo del cosiddetto quinto quarto, pilastro della cucina romanesca, ovvero le frattaglie: cervelli, animelle, trippe, milza e fegato. Queste ultime prima di essere cucinate vanno ben bene arrostite sulla graticola per togliere ogni traccia di sangue. E poi i fritti. Nei classici ristoranti del ghetto i fritti sono un trionfo. A partire dal mitico carciofo alla giudia, ai fritti di fiore di zucca impastellati ripieni di mozzarella e filetto di acciuga, ai filetti di baccalà. Da non perdere quelli che si mangiano nella friggitoria di Largo dei Librari, poco lontano da Campo dei Fiori.
Ecco la ricetta per

La pastella

- uova
- olio extravergine d'oliva
- sale
- sei cucchiai di farina

Mettete le uova in una terrina aggiungendo un cucchiaio di olio d'oliva e sbattendole con una forchetta. Unire lentamente la farina in modo che non si formino grumi. La pastella deve essere densa ma all'occorrenza potete aggiungere un po' d'acqua. Fiori o filetti devono essere passati nella pastella e lasciati poi indorare nell'olio bollente.

Poi la pasta. A far da padrone le tagliatelle. Ma queste, dette Shabbat Beshalah - nell'impasto niente acqua, solo farina e uova - come condimento utilizzano sugo d'arrosto, salame d'oca, uva sultanina e pinoli.

Tra le zuppe quella di lenticchie, detta di Esaù.

Zuppa di Esau

Per 6 persone:
- g 450 di lenticchie
- 4 cipolle tagliate sottili
- salsa di pomodoro liquida
- carota, sedano e prezzemolo tagliati sottili
- 450 g di carne di manzo tritata
- grasso per soffriggere. Un velo.

Le lenticchie vanno messe nella pentola con la salsa con gli ortaggi. Con metà della carne si fanno delle pallottoline che andranno soffritte. L'altra metà viene soffritta ugualmente ma lasciata granulosa. Quando le lenticchie stanno per cuocere si uniscono carne e polpettine. Portare a cottura.

Strettamente mutuati dalla tradizione romanesca i salami e la carne secca di manzo. Queste fettine di carne, ben salate, pepate emesse a seccare a Roma sono chiamate "coppiette". E poi ci sono le polpettine alla giudia. Nell'impasto solo carne di manzo, pane ammollato nel brodo, uova e noce moscata. Vanno fritte e poi passate nel pomodoro. Come ricorderete, infatti, nella cucina ebraica non si unisce il latte alla carne. E poi gli involtini, dove invece del prosciutto si utilizza i prosciutto d'oca, il cosciotto di arrosto brasato e il pollo con i peperoni.

Ma veniamo a qualche ricetta meno nota. Parliamo degli ottimi
Aliciotti con l'indivia

Per 8 persone:
- 1 kg di alici fresche e piccole
- 2 kg cespi di indivia bianca
- olio
- sale e pepe

Togliete la testa e spinate le alici, lavatele e asciugatele bene. Lavate le foglie più tenere dell'indivia. Lasciatele ad asciugare (ma senza asciugarle). Tagliatele a pezzi. Ungete una pirofila e sul fondo mettete uno strato di indivia, condite con olio sale e pepe. Poi le alici aperte a libretto e sdraiate sul ventre. Condite ancora; fare ancora uno strato e uno strato e uno strato fino a quando non avrete più materia prima. Il tortino deve finire con uno strato di indivia. Coprite la teglia con un coperchio e mettetela su un fuoco non troppo alto. Dopo circa quindici minuti togliete il coperchio e mettete la teglia in forno sotto il grill finché l'indivia farà una bella crosticina profumata. Questo pasticcio si può gustare sia calcio che freddo.

Ancora una ricetta con l'indivia.

I torselli

Ingredienti per 6 persone:
- 2 belle piante di indivia riccia
- olio
- sale
- pepe

Pulite l'indivia dalle foglie esterne e lessatela appena in acqua salata. Scolate bene, lasciate freddare e dividete ogni pianta in 4 o 6 parti (secondo quanto è grossa).
Arrotolate ogni parte salatela e pepatela. Va cotta in molto olio caldo. Quando l'acqua è evaporata completamente e i torselli hanno un bel colore dorato sono pronti.

E' un ottimo contorno per arrosti o bolliti. Tanto rinomato che un grande della poesie ebraico-romanesca, Crescenzo del Monte (1868/1935), cita spesso i torselli nelle sue liriche. Un esempio:
      'A reghela n' 'ii pasti
      Cià' un chiodo 'n corpo! e sfido! e 'o trovi strano?!
      e te ce lagni?! e statte zitto, almeno!
      Te 'nfurzi tròo-ppo! 'o corpo è troppo pièe-no!
      Fa' come faccio io, caro Grazziano.
      Io magno un dì più forte e un dì un po' meno:
      perchìne, «un pasto bono e uno mezzano
      mantiè'» dice 'l proverbio «l'omo sano»
      e 'un rischi d'èsse mmai troppo repièno.
      Iere ebbe rizzo, concia e cacciunelli:
      òe, baccalà e ciccorria, un filo appena:
      domana, se Dio vo', pollo e torzelli.
      Quant'a vino, 'un c'è caso che me sposti:
      un fiasco a pranzo e do' foglietti a cena
      e un po' più, se ce so' li callarosti.

L'autore
Grazia Annibale: Di anni ne ho 50.
Amo cucinare,
tragicamente anche mangiare
e non parliamo del pasticciare.
Amo la pasta e gli impasti,
la cicoria e le caldarroste,
il vino rosso e i cantuccini,
la mortadella con i suoi pistacchini.
Del pane sono ghiotta:
lo accompagno con la cianfotta.
Per la spesa non mi serve la lista.
Memoria d'acciaio, sono giornalista.
(agg. 3/2008)

Scheda | Ricette | Articoli


Come hai trovato il contenuto di questa pagina?
Ottimo | Interessante
Poco interessante | Inutile

Invia questa pagina ai tuoi amici


Commenta questa pagina nel Forum di Cooker.NET
I commenti precedenti:
visita al Ghetto (Corryfrancy)
. . che nostalgia! (Bacchiolo)
. . ghetto (Grazia Annibale)
. . . . ristorante (Clod)
. . . . . . ristorante ghetto (Grazia Annibale)
. . . . . . . . Zì Fenizia a roma chi c'è stato di recente? (Clod)
. . . . . . . . . . zi fenizia (Grazia Annibale)
. . . . . . . . . . . . boh (Clod)
. . . . . . . . . . . . . . locali al ghetto (Sylakka)
. . . . . . . . . . . . . . . . ciao (Clod)



Vedi anche

Cianfotta & Co.
Uno dei piatti tipici della meravigliosa e semplice cucina campana arrivato a noi arricchito di profumi, un piatto che possiamo portare in tavola tutto l'anno.

Gazpacho e altre zuppe di Spagna
Gli andalusi rispondono alla calura estiva con una zuppa fredda di verdure che è una vera opera d'arte culinaria. Rispecchia perfettamente lo spirito della loro terra: preparare qualcosa di leggero con pochi ingredienti e in modo semplice.

Il Cacciucco
Protagonisti assoluti di questa raffinata e profumata zuppa di mare sono i pesciolini piccoli, quelli che di solito non arrivano neanche nelle pescherie.

La Paella Valenciana
Prima regola: niente pasticci. La vera paella valenciana è di solo riso e verdure o di verdure e carne. Poi c'è quella con le carni e il pesce: è ottima, ma per i puristi è un'altra storia.

Madame Bouillabaisse
Da umile zuppa di pescatori, nata dalla necessità di riciclare gli scarti della pesca ed i rimasugli della vendita, a piatto-icona, archetipo, e quindi inevitabilmente stereotipo, della Francia sì, ma quella del sud, della Langue d'Oc geografica.

Compra un frigorifero, anzi due. Ovvero le minuziose regole alimentari della cultura ebraica
Curiosità per scoprire la cucina Kosher o Kashèr: una fusione di culture, aromi, spezie e soprattutto tradizioni.

 
Directory
Roma
 
Magazine

La Finlandia in cucina
Forse le qualità che maggiormente caratterizzano la cucina finlandese sono la freschezza e la purezza degli ingredienti. Una gastronomia che cura in modo attento, sia pure rivisitandole, le sue specialità e segue le tradizioni, così come segue la stagionalità senza forzare la natura.

Slow food: la filosofia del buono, pulito e giusto
"Mi piace conoscere la storia di un alimento e del luogo da cui proviene, mi piace immaginare le mani di chi l'ha coltivato, trasportato, manipolato, cucinato, prima che mi venisse servito. Vorrei che il cibo che consumo non privi di cibo altri nel mondo": chi ha scritto queste parole, mi son detto, la pensa proprio come me.

Indice completo

 
Anch'io Cooker.NET
Vuoi proporre un articolo anche tu? Desideri proporre un argomento alla redazione? Segui questo link


url: http://www.cooker.net/doc/24630427A39089DCC125705F006EA2D8
Invia questa pagina a:
Home | Magazine | My Cooker | Community | Archivi | Search | Shop | Contatti

© 2008 Cooker.NET - p.iva 02621840129
Ogni riproduzione o copia anche parziale è vietata.
Cooker.NET non è responsabile del contenuto dei siti e delle pagine linkate.