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Le "mie" trotelle al salto!

di Don Lisander - 10/07/2001

Ecco una ricetta che, se eseguita nel massimo rispetto dei particolari, regala moltissime soddisfazioni oltre a rigenerare il corpo e lo spirito del cuciniere.

Gli ingredienti sono semplici da reperire e vi accorgerete, scorrendo queste righe, che con pochi adattamenti calzano perfettamente alle nostre piccole realtà personali. Si tratta, com'è facile intuire, di uno dei miei piatti preferiti, oltre ad essere naturalmente il solo che considero la "mia" specialità. Andiamo a cominciare dunque e… buon divertimento!

Oggi trote, verrebbe da dire, se non fosse che un pizzico di superstizione consiglia di non dire fatto se non l'hai… nel sacco! Infatti è una di quelle mattine, vista l'ora verrebbe da dire notte, in cui quello strano pizzicore alle mani vi ha fatto alzare quando gli altri vanno a dormire per godervi una favolosa pescata in solitudine.

I "ferri" del mestiere sono pronti da tempo: le vostre scatolette di mosche tremano per l'emozione e sotto ai piedi sentite già lo scricchiolìo del ghiareto. Il profumo del caffè accompagna le vostre ultime riflessioni su dove andare: partendo da Milano, verso est, vi attendono gli impervi torrenti dell'Ossola, ricchi di trote sfuggenti e smaliziate, ma poveri di acque in questo periodo scarso di piogge.

Più in là, i Temoli dello Stura, ma forse anche loro troppo accaldati per darvi un minimo di soddisfazione. Verso ovest invece le valli del Bergamasco offrono più possibilità d'incontrare microsistemi differenti, tra i quali sicuramente esiste l'ambiente adatto per trascorre felicemente la vostra giornata di pesca.

La tangenziale scorre veloce sotto le ruote dell'auto, ed è perfino curioso vedere già in queste ore (sono circa le quattro e mezza) molti furgoni incolonnati che attendono di portare in città una forza lavoro imponente ed operosa. Le notizie del primo radiogiornale non sono delle migliori ma poco importa, oggi non ci può essere niente di brutto per voi, che siete già nel piccolo baretto dove una ragazza distratta vi offre quel delizioso caffè che porta impresso un sapore di libertà.

Ancora pochi chilometri e la strada finisce. Si è fatto giorno da poco e tutt'intorno è deserto. Parcheggiate sotto una pianta, ai bordi di un campo, cercando d'immaginare dove potrà essere il sole quando ritornerete. Il torrente scorre lì, davanti a voi e adesso siete i soli protagonisti di un'avventura meravigliosa. Indossate l'abbigliamento adatto: il giubbino, gli stivali (ecco dov'erano i calzettoni che vostra moglie si ostinava a dire di avere buttato, un anno passa in fretta…).

Montate la vostra fedele canna, il mulinello, la coda e tutto il resto. Si parte! Pochi metri di scarpata ed eccovi con le gambe in acqua, calda però, la credevo più fresca: speriamo di non essere in ritardo per la prima schiusa d'insetti mattutina. Sollevo un sasso: ma no, sono ancora tutte larve, ho il tempo di farmi un'idea di com'è il posto, con qualche lancio in caccia, e poi mi posso senz'altro dedicare alle bollate più invitanti. Infatti, passati pochi minuti, una danza meravigliosa inizia, con mille e mille piccole ballerine, che dal pelo dell'acqua schiudono le ali e salgono nel tepore mattutino incontro al giorno che nasce.

L'appetito delle trote non manca di risvegliarsi e subito il rito millenario si ripete: inizia il pasto. Le trote più piccole, giovani ed irruente, saltano con una foga maggiore del necessario per acchiappare gl'insetti, e gli spruzzi che sollevano vi fanno provare simpatia per la loro gioventù ed inesperienza. Quelle più grosse invece restano sotto la superficie al riparo, e una volta adocchiata la minuscola preda, la risucchiano delicatamente lasciando intravedere solo un piccolo cerchio concentrico sull'acqua.

E’ lì che il vostro occhio esperto si posa. Pochi falsi lanci per allungare la coda e…sciaf, la mosca si posa poco sopra il cerchio. Un rapido sguardo intorno ma…non succede niente. Ancora qualche falso lancio e…sciaf, siete di nuovo sull'obbiettivo. Questa volta la posa è stata delicata: lo sapete e un leggero tremore vi preavvisa. La tensione sale: se foste là sotto non sapreste resistere ma questa trota forse… NO, eccola!!! Con un salto ha afferrato il vostro insetto e lo sta trascinando già via. Voi avete ferrato con fermezza e adesso siete in due a lottare.

L'emozione è grande: non volete affaticare troppo il pesce per prevenirgli lo shock, e allora con decisione lo portate sotto di voi. Si è già arresa, povera trota: forse neanche immagina che vi sentite già vincitori, senza per forza farla finire in padella. Vi rinfrescate la mano e le sfilate delicatamente l'amo, dal quale avevate rimosso l'ardiglione, e lasciate che la trota, dopo un attimo di sconcerto, torni al suo posto là, sotto quel sasso, in attesa di un'insetto meno infingardo, che le faccia passare un po' di appetito.

Molte altre verranno dopo, sino a quando il giorno si sarà disteso verso le ore più calde, e allora voi farete ritorno alle vostre occupazioni solite, al traffico, al lavoro, allo stress, cercando di disperdere il meno velocemente possibile la riserva di relax che oggi avete pazientemente e sapientemente ricostituita.

Domani è un altro giorno e le cose da fare sono come al solito troppe. Ma, forse manca qualcosa!? Ma certo, la ricetta delle trote! Bè, non sembra anche a voi che le trotelle…è meglio lasciarle saltare nel torrente? In fondo, anche una bella mela seduti su di un sasso in mezzo al torrente ha lo stesso meraviglioso sapore del vostro piatto preferito...
O sbaglio?

Autore
Don Lisander

" Pesco perché mi piace pescare; perché amo i luoghi – sempre splendidi – dove vivono le trote e perché odio i luoghi – invariabilmente laidi – dove vive la gente. Pesco per tutte le pubblicità televisive, i cocktails e tutte le altre fesserie alle quali questa attività mi permette di sfuggire. Pesco perché in un mondo in cui la maggior parte della gente sembra in gran parte passare la propria vita a fare delle cose che detesta, la pesca è per me un’inesauribile fonte di gioia e un piccolo atto di ribellione; pesco perché le trote non mentono né ingannano e non si lasciano comprare né corrompere da una qualsiasi dimostrazione di potere: le trote le si conquista a forza di calma, di umiltà e di infinita pazienza; pesco perché ho l’idea che gli uomini facciano soltanto un passaggio su questa terra e non vorrei sprecare il mio; perché, Dio sia lodato, non ci sono telefoni sulle rive dei torrenti da trote; pesco perché soltanto nei boschi posso gustare la solitudine senza sentirmi isolato; perché il bourbon è sempre migliore quando lo si beve in un vecchio bicchiere di metallo, da qualche parte laggiù; perché può essere che un giorno acchiapperò una sirena; e, infine, pesco non perché io consideri la pesca come un qualche cosa di così terribilmente importante, ma proprio perché io considero la maggior parte delle altre preoccupazioni degli uomini come altrettanto vane – ma raramente così piacevoli. "

John D. Voelker (Robert Traver)

Testament d’un pêcheur à la mouche

Gallmeister, Paris 2007 (tit.orig. Trout Magic, The Lyons Press, New York 1992).

(agg. 2/2010)
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