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Al contadino non far sapere...

di pully - 04/23/2010

Modi di dire a tavola e dintorni

Quanti modi di dire ci sono legati al cibo o più in generale alla tavola?
Molti, se ci soffermiamo a pensare ce ne vengono in mente parecchi e tanti li usiamo quotidianamente, senza magari chiederci perché si dice così. Ma alcuni di essi affondano le loro radici in tradizioni ed abitudini che oramai abbiamo dimenticato e dietro ad altri si celano addirittura delle storie antiche.

Quante volte abbiamo detto "non pensarci più, ormai è acqua passata". La versione completa di questo modo di dire, ci spiega il significato e ci apre un mondo ormai scomparso. "Acqua passata non macina più": l'acqua che è già passata sotto la ruota del mulino non è più in grado di farla girare e quindi di macinare, ecco perché lo si dice di cose o persone che un tempo hanno avuto valore ma ora non ne hanno più.

"La gallina vecchia fa buon brodo", perché le sue carni per divenire tenere hanno bisogno di una lunga cottura e quindi il brodo che ne deriverà sarà più gustoso mentre il "cacio sui maccheroni", si sa, è un connubio saporito e indissolubile. Sempre a proposito di cacio, è meglio "non far sapere al contadino quanto è buono con le pere". Si potrebbe forse azzardare che la nobiltà del formaggio e la delicatezza della pera mal si addicono al villico, dai gusti più rudi. I più propendono invece per la versione secondo la quale, se il contadino non conosce questa squisitezza, vende più volentieri le pere e non le trattiene per sé.

Le abitudini gastronomiche dei nostri avi si rispecchiano nel motto "se non è zuppa è pan bagnato" perché nell'antica civiltà contadina la zuppa non era altro che una minestra dove si mettevano a inzuppare delle fette di pane magari raffermo, perciò chiamarla zuppa o chiamarla pan bagnato, non cambiava la sostanza della cosa.

Del detto "rendere pan per focaccia" se ne trova traccia già nell'ottava novella dell'ottavo giorno del Decamerone, quando il Boccaccio fa dire dalla moglie di Zeppa alla moglie di Spinelloccio: "Madonna, voi m'avete renduto pan per focaccia". Pare che questo modo dire sia legato alla vita del viandante che attraversava il Medioevo. Tra i cibi a lunga conservazione che portava nella sua bisaccia, c'era una sorta di focaccia di segale o di altri cereali, poco o per nulla lievitato, una pane duro, ottimo per essere trasportato perché non ammuffisca e adatto ad essere inzuppato nelle minestre che si mangiavano lungo il cammino. Tale focaccia era ovviamente meno pregiata del pane vero e proprio, per cui "rendere pan per focaccia" sta a significare ancora oggi ricambiare un torto.

Curiosa invece è l'origine della frase "levare le castagne dal fuoco", intendendo di lasciar correre ad altri i rischi e i pericoli di un'impresa, per goderne i frutti. Essa deriva da una favola di La Fontaine, "La scimmia e il gatto". I due animali si trovavano accanto ad un fuoco in cui stavano abbrustolendo delle castagne. A un certo punto la scimmia si mise a lodare le qualità del felino, solleticandone la vanità a tal punto da indurlo a tirar fuori le castagne dal fuoco, bruciacchiandosi le zampe.

L'espressione "cadere a fagiolo" deriva dal movimento con cui il fagiolo si stacca dalla pianta. Il fagiolo, in tempi passati, veniva raccolto quando era oramai "marcio", e quindi bastava un semplice "tocco" al legume per farlo cadere. I raccoglitori di fagioli ponevano così i loro cesti sotto le piante di fagioli, in modo che il fagiolo cascasse esattamente dentro il cesto.



Ma l'elenco potrebbe continuare: "una mela al giorno leva il medico di torno", "essere alla frutta", "rompere le uova nel paniere", "non tutte le ciambelle riescono col buco", ecc.

Concludo raccontando l'origine del detto "il vino buono si vende senza frasca" che pare sia di particolare diffusione al Sud.
Un tempo l'offerta di vino veniva gridata da un banditore per le vie del paese ed esponendo un ramo con foglie verdi sulla porta d'ingresso dei luoghi di mescita che non fossero quelli convenzionali come le cantine ufficiali. Ma il vino di buona qualità era venduto direttamente dai produttori in un periodo assegnato e i consumatori accorrevano col passaparola, senza bisogno dell'esposizione della frasca, antico precursore del moderno spot pubblicitario.

Ma poi mi chiedo: questo articolo interesserà ai frequentatori di Cooker oppure… "c'entra come il cavolo a merenda"?
A voi l'ardua sentenza.

Autore
pully

Classe '63 ("Un'ottima annata"...!), felicemente sposata con Roby, felicemente accasata in cima ad un bricco dell'entroterra genovese con vista sui monti liguri, felicemente appassionata di cucina e di cooker, meno felicemente in fase di lievitazione (ho già visto il numero 59 sulla bilancia).

Specialità: pane, pizza e lasagne al forno. Sempre a caccia di nuove ricette da sperimentare.

Buon Cooker a tutti!

Unico aggiornamento degno di nota: il numero 61 sulla bilancia!!

(agg. 9/2011)
Commenti
Al contadino non fa sapere... (Ilovedogs)
. . Contadino: Scarpe grosse e cervello fino (Franco Campo)
. . . . Tanto va la gatta al lardo... (Sbaciocchi)
. . . . . . al genovese... (Triestina)
. . . . . . . . e a Napoli e dintorni: (Marisabetro)
. . . . . . . . . . Posso dirti che hai dato (Sbaciocchi)
. . . . anche in Italiano.... (Sandrafo)
. . . . . . Bello! (Minervina)
. . . . . . . . In effetti . . . (Franco Campo)


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