(Puntatata precedente)
Scavalcai il povero Steve, badando di non toccare troppo attorno. Uscii che cominciava ad albeggiare. Buono. Il primo bus non avrebbe tardato. Mi incamminai verso la fermata, che era comunque un paio di chilometri più in basso. Mancava solo che trovassi il controllore. Una volta a casa ricordo a malapena di essere riuscito a centrare con la testa il cuscino sul letto.
Il martello pneumatico che mi svegliò verso le cinque del pomeriggio si rivelò essere semplicemente il telefono.
- Seeeeeh! - Non mi era venuto un esordio migliore.
- Buongiorno signor Norman, sono Juliette della ITT - la voce cinguettante prometteva offerte da sogno sicuramente - Volevo parlarle di alcune importanti novità sulla sua bolletta telefonica che le permetteranno dei notevoli risparmi!
- ma vaff... - misi giù. Avevo finito le buone maniere e la sveglia improvvisa non mi aveva consentito di caricarne di nuove.
Conclusi comunque che era segno del destino ed era ora di quagliare qualcosa. Mi alzai, diedi una lavata alla faccia, mi accesi una sigaretta e mi versai due dita di Jack Daniel's con due cubetti di ghiaccio. Il Tennessee Whiskey era l'unica tenaglia che riuscisse a tagliare quel cerchio che mi stringeva la testa. Cosa che il bourbon tipo il Four Roses Yellow Label o simili non riuscivano a fare. Meglio abbondare allora. Riempii il tumbler quasi all'orlo.
Tirai fuori dalla tasca il mio bottino ed iniziai ad esaminarlo. Il pezzetto di carta l'avevo già visto prima di incontrare Steve. Anche gli altri due reperti erano insoliti. Il botticino di Worchester, vuoto, sembrava assolutamente normale, ma tuttavia aveva qualcosa che non mi convinceva, anche se era solo una sensazione. Anche il barattolo vuoto ero convinto che c'entrasse qualcosa. Misi tutti i miei reperti in una busta e decisi di andare a cercare il mio vecchio amico Vic Lobo.
Vic, aveva girato tutto il mondo fin quando gli era capitato quel negozio in eredità, dallo zio, universalmente conosciuto come Tio Lobo, Zio Lupo, per via dei guaiti che innalzava quando gli si chiedeva lo sconto. Quando Vic vi si installò non toccò assolutamente niente, ma la saggezza e la disponibilità con cui consigliava lo fecero diventare un punto di riferimento del quartiere, e così ereditò il soprannome dello zio, diventando Vic Lobo.
Il vecchio store o "drogheria" come si direbbe in Italia, era posto all'angolo tra due vie molto popolari nel quartiere degli immigrati. Vic vendeva di tutto, ma soprattutto prodotti popolari tra gli immigrati e, con l'andar del tempo, rimase l'unico posto nella contea dove trovare la Vegeta della Podravka come Les Quatre Epices piuttosto che i tubetti della Super Cirio. Nonostante il proliferare di locali e negozi super-high-tecno ecc. il negozio era sempre rimasto uguale, con il lungo bancone di legno e gli sterminati scaffali perimetrali. Cambiavano talvolta gli espositori, le confezioni si aggiornavano ed era sempre più rara la merce che poteva essere venduta sfusa, ma lui non si era mai preoccupato di aggiornarsi troppo. Non c'era la fila fuori, ma c'era comunque un andirivieni continuo di massaie vecchiette e nipoti inviati dagli anziani che non potevano più venire direttamente.
Mentre ci andavo mi fermai dai libri usati, presi un paio di remainders nella sezione cucina belli spessi e con tante foto. Vic andava matto per i libri di cucina. Fu molto contento di vedermi, erano mesi che non passavo più di lì, fu contento anche dei libri, fece un fischio a suo nipote Manuel, per sostituirlo in negozio e mi fece entrare nel retro, dove teneva la sua sterminata biblioteca culinaria. Gli raccontai la storia dall'inizio, con lui non c'erano segreti e sapevo che sarebbe stato assolutamente discreto. Ascoltò, guardò i miei reperti, ci pensò un attimo tornò dopo due minuti dal negozio con un barattolo di pelati, una busta di spezie e un botticino di Worchester.
- Cominciamo dalla più semplice, la busta. Questa è una busta di Saporita, che è una miscela di spezie prodotta in Italia, si usa sia nelle cose salate che in quelle dolci, ci sono coriandolo, cannella, semi di carvi, chiodi di garofano, noce moscata e anice stellato. E mise sulla scrivania una bustina di Saporita, assolutamente simile al mio frammento.
Il barattolo vuoto di pelati era invece molto interessante.
- Il barattolo dei pelati non esiste più con quella etichetta, ora l'etichetta è così - mi mostrò il barattolo che aveva portato dal negozio – e sono almeno tre o quattro anni che non sono più etichettati così. - (Avevo visto giusto, era effettivamente di una marca diversa da quella che avevo visto nel magazzino).
Vic continuò: - E' stato aperto al coltello, come talvolta usano i cuochi senza usare l'apriscatole. Ci sono già segni di ruggine sull'apertura, segno che è da un po' di mesi che era lì. Sembra più vecchio della polvere che lo copre. Strano.
Ci pensò un attimo, poi collegò:
- Avevo sentito anch'io parlare di questa storia di Steve, fece un bel botto quando gli declasssarono il locale. Tra l'altro l'epoca in cui successe e quella in cui fu aperto questo barattolo potrebbero coincidere. Di Steve e del personale non se ne è più sentito granchè, della bionda ho ancora sentito qualche storia dopo da qualche rappresentante: Lei si mise con Morgan Kirio, il re del pomodoro in scatola, ma la pagò qualche tempo dopo, fulminata da una lattina al botulino. Qualcuno dice che l'avessero preparata apposta per lei, quando il boss si stufò del sugo rosso e voleva passare al pesto ligure, ma queste sono solo voci, il coroner parlò di fatalità e l'inchiesta fu archiviata.
Avevo finito le sigarette, mi offrì un puros, di cui teneva ampia scorta nei cassetti.
- E della Worchester che mi dici? - Le rotelline nella mia testa cominciavano a ingranarsi lentamente ma inesorabilmente.
- Già, il botticino di Worchester, fammi vedere una cosa.
Prese il mio botticino e quello nuovo, pieno, portato dal negozio e li mise vicini. Prese una lente d'ingrandimento e osservò attentamente le due etichette. L'osservavo attentamente cercando di capire. Gli bastarono due minuti.
-Taroccata - Fu la sentenza. - Questa che hai trovato è taroccata. La tipografia che gli ha stampato l'etichetta, tutta roba fatta in al di là del confine, non lavora certo di fino. Ci sono diversi laboratori clandestini che preparano Worchester di là e la portano clandestinamente di qua. A volte è roba buona, persino migliore dell'originale, a volte sono intrugli orrendi. Non so questo quale sia, ma non è originale. Spesso i corrieri che riportano le Worchester hanno prima fatto un giro con derrate avariate da riciclare. Quella è un'altra cosa che fanno nei laboratori messicani, dove riescono a ricavare würstel o cotti di terza qualità da crudi andati a male o da salsicce scadute.
- Grazie Lobo, sei stato prezioso, come sempre.
Uscii dal retro sulla via affollata mettendomi in tasca i miei reperti. Il cerchio cominciava a quadrare.
(continua...)


Bluter, alias Mauro, classe 1956, Torinese. Con mia moglie, due figlie, cani & gatti vari, abito fuori Torino. Sono medico (Anestesista), lavoro da una vita in ospedale, mi occupo di emergenza. Ascolto molta musica, mi piace il country, il bluegrass, le jugs band, il manouche, la musica da banda, Gianmaria Testa, Conte, Cammariere, ma se viaggio ascolto audiolibri, AC/DC o musica classica. Suonavo la chitarra, ora lo faccio molto raramente, ho imparato i balli occitani, la curenta, in epoca non sospetta, cioè quando li ballavano ancora dalle mie parti alle feste di paese e non nelle feste popolar-macrobiot-pacifist-cittadine, amo il musette.
Mi interesso di dizione e lettura ad alta voce, e raccolgo brani che talvolta leggo agli amici la sera.
Leggo di tutto e molto, le mie passioni sono i racconti brevi, Camilleri, Pennac, Severgnini e tanti altri. Amo i fumetti ma come Andrea Pazienza non ce n'è più. Manara mi intriga, adoravo i vecchi numeri di Linus, che ho conservato ancora in soffitta,
Ho una passione per la storia, ho una vasta collezione di film e mi piacciono le ricostruzioni storiche, i film di guerra, i vecchi film in bianco e nero.
M’interessano le filosofie orientali, ma non ne faccio una fede.
Nei viaggi (non tantissimi) la curiosità è lo scoprire un popolo a tavola, nei mercati, nei negozi.
ho scritto anche qualcosa non di cucina, nel blog indicato sotto (che non è "mio" ma che tengo con altri colleghi). Lì il mio nick è Herbert Asch.
In cucina, adoro gli spaghetti grossi, i vermicelli n.8, dopo viene tutto il resto, in ultimo la carne, la selvaggina e le carni di volatili (pollo, coniglio); non sopporto il fegato ed il brodo di gallina, per il resto ho mangiato già di tutto. Amo il vino bianco frizzante secco e fresco, l'acqua gelata, il tè cinese verde caldo, la birra fresca, la vodka, la grappa di frutta, il vino mi è, in realtà, indifferente.
Mi piace improvvisare sui rimasugli del frigo, in cucina abbiamo spazio ed ho distribuito barattoli dappertutto, con ogni genere di spezie, abbiamo sempre avuto un putagè, la stufa che d'inverno è il posto per cucinare che amo di più. D'estate la casa si apre all'esterno e mi piace improvvisare insalate sminuzzate sul tagliere antico di noce.
Ora che ho finalmente una certa età, forse riesco a vedere alcune cose con più distacco mentre alcune altre le assaporo meglio, con più gusto ed a qualcuna, finalmente, riesco anche a dire di no.
Dopo una vita passata a vedere schifezze ed a cercare di metterci riparo, ho voglia di non pensare più troppo a cose serie e cerco di togliermi delle soddisfazioni. Cerco di dire quel che penso, senza pensare troppe stupidaggini, di trovare persone sincere, situazioni vere, sensazioni piacevoli (i sostantivi e gli aggettivi possono essere variamente combinati, va bene lo stesso).
Qualcosa di tutto questo ho trovato in Cooker, senza enfatizzare, ma la cosa mi diverte e tanto basta.

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