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Lago Maggiore e Lago d'Orta

di a.spinella - 12/29/2000

Lago Maggiore e Lago d'Orta sembra quasi che in queste zone l'acqua eserciti un incontrastato dominio, dal tumultuoso Sesia alle risaie, è tutto un richiamo all'elemento acqua, ma noi, devoti a Bacco possiamo restare tranquilli, perché questa è anche la terra dei grandi Nebbioli del Nord.

Infatti, da questo vitigno, oltre al celebre fratello langarolo Barolo, al Barbaresco, ed al Carema, si ricavano il Gattinara, il Ghemme, il Lessona, il Bramaterra, il Fara, il Sizzano, ed il Boca: tutti rossi di struttura adatti ad invecchiare ed accompagnare al meglio i piatti di una cucina forte e decisa.

Ma iniziamo il nostro viaggio, prendendo l'autostrada A26 direzione Genova ed uscendo al casello di Romagnano Sesia, subito ci s'imbatte nel paesaggio bucolico delle colline Novaresi, dominato dal Monte Rosa, incombente e vicino. Sono colline di tipo prealpino e morenico, dai dolci rilievi dove le vigne si alternano ai boschi ed alle baragge, romantiche brughiere delle zone più pietrose e sterili.

Su queste colline la coltivazione della vite è antichissima, risale addirittura all'epoca celtica, con tracce databili al VII secolo a.C.; i vitigni furono inoltre ben noti ed apprezzati nel medioevo fino a toccare l'apogeo nell'Ottocento, quando per loro fu una vera età dell'oro e divennero un vero status symbol della buona società.

Non per nulla è a queste vigne, più che ai vini francesi, che guardò il Cavour come obbligatorio riferimento per creare il Barolo, applicando al Nebbiolo delle Langhe l'antichissima tecnica novarese dell'affinamento in grandi botti di legno ed introducendo una denominazione ristretta per la zona di produzione.
Ahimè però, già verso la fine dell'Ottocento la produzione decadde lentamente, colpa anche di una scarsa attenzione per la qualità cui si sta cercando di porre rimedio da almeno una ventina d'anni attraverso delle scelte scrupolose.

Ed eccoci, dopo una divagazione storica, arrivati a Ghemme patria dell'omonimo e glorioso vino. Vale la pena qui di fare una visita al ricetto, cioè al villaggio medioevale fortificato, nelle cui casette la popolazione vi conservava i prodotti della terra e si rifugiava in caso di pericolo. Qui, all'interno del ricetto ha sede l'enoteca delle Colline Novaresi, si avrà cosi l'occasione di provare questi vini di gran fascino. Potrete poi fare una visita alle cantine di Alberto Arlunno, un appassionato viticultore e conoscitore della storia locale. Proprietario dell'azienda Antichi Vigneti di Cantalupo, ha denominato i suoi vini con un nome latino.
Ecco il Carolus, un bianco ottenuto con uve Greco, Arneis e Chardonnay, poi i vini rossi: Primigenia e Villa Horta, entrambi di medio corpo ottenuti con uve Vespolina, e poi Agamium, ottenuto con uve Nebbiolo e per finire i suoi Ghemme: Collis Breclemae, Collis Carellae e Signore di Bayard, tutti vini che stanno ottenendo un buon successo non solo a livello nazionale, ma anche in tutto il mondo.

Ma è lecito qui fare una domanda: come si ottengono questi vini Novaresi?
Abbiamo detto prima che la base è il Nebbiolo ma secondo la denominazione, si aggiunge una diversa percentuale dei vitigni ammessi in zona. Il Ghemme, per esempio, si ottiene dalla vinificazione di Nebbiolo, qui detto anche Spanna, al 75%, e Vespolina e Bonarda al 25 %. Deve invecchiare almeno per tre anni, di cui 20 mesi in botti di legno e nove mesi in bottiglia. Si ottiene così un vino rosso rubino con dei riflessi granato e con un profumo etereo, gradevole, ed in bocca sapido, con un fondo gradevolmente amarognolo.

Un tempo, i vecchi usavano preparare un risotto con verdure, fagioli e cotenne di maiale ed alla fine aggiungevano nel mezzo un bicchiere di Ghemme, ma ora noi lo potremmo abbinare ad un piatto di carne in umido o a della selvaggina o perché no, ad un buon piatto di tapulone, che altro non è che carne d'asino cotta nel vino.

Una volta, durante una degustazione mi è stato chiesto a cosa avrei abbinato un ottimo Ghemme 1990, la mia risposta? Il mio abbinamento ideale per quel vino, quella sera avrebbe potuto essere un caminetto acceso ed in dolce compagnia... che altro di meglio?


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a.spinella

Da piccola sognavo di diventare una grande produttrice di vino, magari nelle Langhe. Ora mi limito a degustarlo con gli amici!

Inoltre mi piacerebbe poter mangiare di tutto ma a causa di un'allergia, mi tocca mangiare poche cose !!!

E poi ora c'è Giovannino...da curare e coccolare !!!

(agg. 8/2009)
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