(Puntata precedente)
Passai la notte dalla zia Maria, non mi fidavo a tornare casa. La zia era sempre molto ospitale e disponibile, ma fui costretto a ingollare Lembashoonee, Keshkavedd e tre piatti di Strash'net Kochimerrep, cosa che conciliò una notte ricca di incubi dove venivo inseguito da una mortadella gigante.
Al mattino feci il punto della situazione. Avevo ancora il numero di Spitz. Chiamai.
- Allòooo? - Non mi aspettavo una voce francese.
- Alòha! Scùs muà, scercàv mammasèl Spiss, silvuplè.
- Sono io, chi parla?
- Norman, sono Norman.
- Norman, che piacere sentirla! - anche se era tornata a darmi del lei, il tono si sensualizzò, abbassandosi (o si abbassò sensualizzandosi?). – allora, com'è andata?
- Effettivamente c'è stato qualche problema, ma penso che dovremmo chiarire alcune cose con i suoi amici...
- Quali amici? Io non ho amici.
- Forse è meglio che ne parliamo a quattr'occhi. Possiamo vederci un momentino, che ne dice?
- Assolutamente d'accordo. Dove?
- Da Jodie, fra un paio d'ore.
- Ci sarò. Da Johnny, per mezzogiorno, ok?
- Ok, ma si chiama Jodie.
Non fece in tempo a sentire la precisazione. Aveva già messo giù. Questa volta la vidi arrivare, pareva fosse da sola, o perlomeno non vidi né Zuccone né Zucchino. Attesi un attimo ancora, per essere sicuro, poi entrai anch'io. Lei era sempre allo stesso posto, aveva già ordinato il suo long drink, il vestito era diverso ma fasciava sempre le stesse abbondanti cose.
- Buongiorno Norman, felice di rivederla!
Che faccia tosta! Come se nulla fosse passato.
- E' stato carino da parte sua farmi ritrovare l'auto sotto casa e le chiavi nella buca delle lettere, spero si sia trovata bene alla guida.
- Oh, purtroppo una serie di circostanze mi hanno costretto ad essere un po'... come dire, sbrigativa nel risolvere alcune questioni, mi spiace averla incomodata.. - sorrise.
- Io penso invece - mi piazzai davanti a lei guardandola dritta negli occhi - che sia tutta una bella montatura orchestrata da lei e dai suoi amici della Confraternita della Mortadella per mandare avanti me a cercare quei dannati lombetti ammuffiti e poi prenderveli con comodo serviti su un piatto d'argento. O mi sbaglio?
- Norman, mi meraviglio di lei, come ha fatto a pensare queste brutte cose di me... e poi, di che amici parla? Io non ho amici... - fece una pausa, le serviva per cambiare espressione nello sguardo - ... tranne lei, s'intende.
La ragazza sapeva il suo mestiere e mi veniva da pensare che uno meno scafato di me se lo sarebbe mangiato in un boccone.
- Non faccia la furba con me - Tanto valeva mettere subito le carte in tavola.
– Anche alla storia della lettera anonima, non crederà mica che ci abbia creduto? Si vedeva subito che la lettera era stata scritta da una donna. L'apostrofo sbagliato la tradiva.
- Bene Norman, mi spiace avere dubitato di lei.
Sembrava pure pentita.
- Purtroppo dei suoi lombini non c'è nessuna traccia.
Sussultò.
- Devo crederci? Che prove ha?
- Nessuna a meno di non trovare Eros e chiedere a lui che fine hanno fatto.
- E come facciamo a trovarlo?
- Bisognava fermarlo l'altra sera.
- Pensa che sia stato lui a fare fuori Steve?
- Ne sono certo. Maneggiava i coltelli come pochi sanno fare... ma certo! - ebbi un'illuminazione improvvisa. – Il coltello! Quello è uno Yanagi Sashimi marchiato sul manico. Non ci sono molti artigiani in grado di montare una sciabola del genere.
- Forse ho qualche amico che se ne può occupare - fece Spitz con nonchalance, guardandosi le unghie. - Com'è che era fatto?
Glielo descrissi, ricordavo precisamente il marchio sul manico. Spitz prese qualche appunto su un foglio.
- Uhm! Vedrò che si può fare. Direi che possiamo aggiornarci a stasera, sempre qui. Faccia un buon pranzo, mr.Norman!
Tornai in ufficio, finché c'era gente in giro per la casa e dopo il colloquio con Spitz era improbabile che le care persone che si interessavano a me si facessero vedere. Mentre meditavo su tutta la vicenda e mettevo a posto un po' di carte squillò il telefono.
- Norman? Sono Spitz! Meno male che l'ho trovata! Ho scoperto il marchio a chi può corrispondere, pare che sia un fabbro croato, un tale Stregos, famoso tra i cuochi per i coltelli e le mannaie.
- Fantastico! E dove si troverebbe?
- Ho un po' di problemi a localizzarlo, penso che mi ci vorrà tutta la giornata per ritrovarlo, ma probabilmente sarà possibile venirne a capo. Dovremo spostare l'appuntamento a domani, verso mezzogiorno.
- Ok, stesso posto, magari le telefono per conferma.
- Perfetto! Ci sentiamo.
Uscii guardandomi bene tutt'attorno, ma non notai nulla di strano. Mi toccava tornare dalla zia, ma feci un lungo giro a piedi, evitando le viuzze meno frequentate. Una passeggiata schiarisce sempre le idee, mentre cammini sei libero di pensare, senza essere impegnato a guidare e a scansare gli altri automobilisti. Dovevo prepararmi ad un'altra cena della zia.
Quiiiiizz!
Di dov'è originaria la zia Maria? Che piatti ha preparato?
La soluzione alla prossima puntata!
(continua...)


Bluter, alias Mauro, classe 1956, Torinese. Con mia moglie, due figlie, cani & gatti vari, abito fuori Torino. Sono medico (Anestesista), lavoro da una vita in ospedale, mi occupo di emergenza. Ascolto molta musica, mi piace il country, il bluegrass, le jugs band, il manouche, la musica da banda, Gianmaria Testa, Conte, Cammariere, ma se viaggio ascolto audiolibri, AC/DC o musica classica. Suonavo la chitarra, ora lo faccio molto raramente, ho imparato i balli occitani, la curenta, in epoca non sospetta, cioè quando li ballavano ancora dalle mie parti alle feste di paese e non nelle feste popolar-macrobiot-pacifist-cittadine, amo il musette.
Mi interesso di dizione e lettura ad alta voce, e raccolgo brani che talvolta leggo agli amici la sera.
Leggo di tutto e molto, le mie passioni sono i racconti brevi, Camilleri, Pennac, Severgnini e tanti altri. Amo i fumetti ma come Andrea Pazienza non ce n'è più. Manara mi intriga, adoravo i vecchi numeri di Linus, che ho conservato ancora in soffitta,
Ho una passione per la storia, ho una vasta collezione di film e mi piacciono le ricostruzioni storiche, i film di guerra, i vecchi film in bianco e nero.
M’interessano le filosofie orientali, ma non ne faccio una fede.
Nei viaggi (non tantissimi) la curiosità è lo scoprire un popolo a tavola, nei mercati, nei negozi.
ho scritto anche qualcosa non di cucina, nel blog indicato sotto (che non è "mio" ma che tengo con altri colleghi). Lì il mio nick è Herbert Asch.
In cucina, adoro gli spaghetti grossi, i vermicelli n.8, dopo viene tutto il resto, in ultimo la carne, la selvaggina e le carni di volatili (pollo, coniglio); non sopporto il fegato ed il brodo di gallina, per il resto ho mangiato già di tutto. Amo il vino bianco frizzante secco e fresco, l'acqua gelata, il tè cinese verde caldo, la birra fresca, la vodka, la grappa di frutta, il vino mi è, in realtà, indifferente.
Mi piace improvvisare sui rimasugli del frigo, in cucina abbiamo spazio ed ho distribuito barattoli dappertutto, con ogni genere di spezie, abbiamo sempre avuto un putagè, la stufa che d'inverno è il posto per cucinare che amo di più. D'estate la casa si apre all'esterno e mi piace improvvisare insalate sminuzzate sul tagliere antico di noce.
Ora che ho finalmente una certa età, forse riesco a vedere alcune cose con più distacco mentre alcune altre le assaporo meglio, con più gusto ed a qualcuna, finalmente, riesco anche a dire di no.
Dopo una vita passata a vedere schifezze ed a cercare di metterci riparo, ho voglia di non pensare più troppo a cose serie e cerco di togliermi delle soddisfazioni. Cerco di dire quel che penso, senza pensare troppe stupidaggini, di trovare persone sincere, situazioni vere, sensazioni piacevoli (i sostantivi e gli aggettivi possono essere variamente combinati, va bene lo stesso).
Qualcosa di tutto questo ho trovato in Cooker, senza enfatizzare, ma la cosa mi diverte e tanto basta.

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