Ovvero: quando tutto ebbe inizio.
Nonostante molta "prosopopea" in materia, personalmente ritengo che l'alimentazione dei bimbi non sia tenuta in grande considerazione e le poche volte che lo si fa l'ottica è spesso quella medico-sanitaria.
Non che sia sbagliato di per sé, ma è quanto meno riduttivo.
Qualcuno ha mai provato la purgatoriale esperienza di mangiare in una mensa scolastica? Io sì.
E vi assicuro che davanti a dei puzzolenti e gommosi medaglioni di storione, pallidi come un sudario e per di più collosi, nessun sano precetto pedagogico poteva spingermi a sostenere l'abusato "almeno assaggiane un pezzettino prima di dire che non ti piace".
Quindi i bilanciatissimi menu scolastici, seguiti da nutrizionisti esperti, oltre a dimenticare sovente la qualità, spesso non considerano affatto un'altra cosa fondamentale: che stanno (dis)educando il gusto di quei bimbi. Non c'è altrimenti spiegazione alla pizza accoppiata alla pastina in brodo o alla "pasta agli aromi" che naviga nell'olio insieme a inintelligibili robette verdi che ti pungono la lingua.
Quella delle mense è un'annosa questione, che ha ragioni anche e soprattutto economiche, ma la scarsa considerazione del gusto dei bimbi ha radici più lontane.
Per la stravagante professione che mi trovo a svolgere mi capita spesso di accompagnare le mamme e i loro bebè dal pediatra. E anche con i più illuminati e preparati di loro lo svezzamento ha sempre un po' l'aria di essere uno strano esperimento chimico o al più un addestramento militare. Foglietti per la "posologia" della pappa, pesature ripetute che neanche un atleta che si prepara alle olimpiadi, per non parlare degli innumerevoli tabù... così che il vitello diventa un oggetto misterioso in vasetto che "assolutamente va inserito dopo il pollo, ma tassativamente prima del manzo.. o il contrario?"
Ti trovi a pensare dubbiosa... e immancabilmente chiami il pediatra. Così se sei tra le fortunate che hanno allattato al seno, il malsano pensiero di dargli la tetta fino alla maggiore età e chiudere lì la questione, ti attraversa balenando il cervello.
Il fatto è che l'attenzione è spesso prettamente rivolta all'aspetto tecnico-sanitario che ribadisco essere sacrosanto e legittimo. Questo atteggiamento però finisce con il privare la pappa di quel senso di cura profonda, di scambio, di relazione che il cibo non smetterà mai di rappresentare tra una mamma e il suo bambino e lo fa proprio in quello che spesso è un passaggio cruciale e difficilissimo per entrambi: l'abbandono progressivo dell'allattamento al seno.
Quindi va benissimo tollerare di non mettere il sale nelle prime pappe e usare quelle sospette boccette da pusher di periferia che vanno sotto i nome di liofilizzati, ma quando finalmente si può iniziare ad abbandonare la "Santissima Trinità Patata-Carota-Zucchina", a che santo votarsi?
Che fare per restituire alla preparazione della pappa la stessa dignità, cura, amore e fantasia che mettiamo nel preparare i piatti per il resto della famiglia?
Come conciliare il delicato processo di inserimento graduale dei cibi con l'abitudine e l'educazione al gusto?
Ci ha pensato il Cucchiaio D'argento, che ha da poco partorito, è il caso di dirlo, un libretto geniale. L'unico che io abbia, in tanti anni, trovato sensato. Che tiene dentro salute e gusto con buon senso e competenza, senza le discutibili derive di molti altri. Aprendolo ci si trova davanti a 200 pagine facili, immediate, accurate e per di più (cosa in cui il suo fratello maggiore non in tutte le edizioni brilla) belle e colorate.
Il libro è diviso in fasce d'età: da 5 a 7 mesi, quindi il primissimo svezzamento; da 8 a 12 mesi con l'inserimento di quasi tutti gli alimenti, da 1 a 3 anni quando cominciano a sedersi a tavola con noi e da 3 a 5 anni quando ormai possono addirittura iniziare a cucinare con noi!
Ogni capitolo ha una breve introduzione che considera anche il valore relazionale, educativo e sociale che via via il cibo assume, includendo importanti notazioni rispetto ai tempi e modi di inserimento dei cibi, la scansione dei pasti e diversi trucchetti pratici e interessanti che altrimenti si scoprirebbero al terzo figlio (e quindi riservati solo alle più coraggiose!!)
Sfogliandolo, vi assicuro, si accende la lampadina di un'ovvietà che spesso tendiamo a dimenticare: che il cibo è scoperta. In ogni pappa si presenta al bimbo un pezzetto nuovo e inedito di mondo, fatto di sapore, consistenza, odore e calore... e quella cosa inizia a esistere per lui solo nel momento in cui noi gliela proponiamo, esattamente come quando scopre il vostro sorriso, le sue manine o il verde delle foglie. E la sensazione di queste scoperte se la porterà dietro sempre. Quindi nel cucchiaino della pappa, oltre a tutto ciò ch'è necessario affinché cresca, e cresca sano e forte, c'è una delle prime esperienze di piacere della sua vita. Nientepopodimenoche.
Qualche esempio?
5-7 Mesi:
Pappa di riso alla crema di finocchi e robiola
- 2 cuori di finocchio
- 1 patata piccola
- qualche foglia di sedano
- 4dl di acqua
- 4-5 cucchiai di crema di riso
- 30g di robiola
Sbucciate la patata, dividete i cuori di finocchio in quarti e sfogliateli. Lavate bene tutte le verdure e le foglie di sedano, disponetele in un pentolino, copritele con acqua e portate ad ebollizione a pentola semicoperta. Abbassate la fiamma e lasciate sobbollire per circa 30 minuti. Filtrate il brodo e passate le verdure. Scaldate in un pentolino 200-220g di brodo con due cucchiai di passato di patate e finocchi e stemperatevi la crema di riso mescolando bene con una piccola frusta. Togliete dal fuoco , unite la robiola mescolate ancora fino ad ottenere un composto cremoso. Trasferite la pappa in un piattino, condite con un cucchiaino di olio evo e servite.
8-12 Mesi:
Vellutata di ceci al pomodoro
(dal 9° mese per la presenza di legumi)
- 60g di ceci secchi
- 1 pizzico di bicarbonato
- 2 pomodori ramati
- 1 rametto di rosmarino
- 1 cucchiaino di olio evo
- 1 cucchiaino di parmigiano grattugiato
Mettete i ceci in ammollo in acqua fredda con il bicarbonato per 12 ore, la sera per il giorno dopo. Scolateli, sciacquate bene sotto l'acqua corrente e metteteli in una pentola con il rosmarino ben lavato e coperti d'acqua. L'acqua dovrà superare di almeno 5 cm i ceci. Portate ad ebollizione lentamente e fate sobbollire a fuoco bassissimo per un'ora circa.
Nel frattempo lavate i pomodori, incidete il fondo con un taglio a croce e immergeteli per 30 minuti in acqua bollente. Scolateli pelateli, divideteli in 4 e privateli dei semi, quando i ceci sono cotti buttate nella pentola anche gli spicchi di pomodoro e cuocete ancora per qualche minuto
Filtrate il brodo e tenetelo da parte. Eliminate il rosmarino, passate i ceci e il pomodoro al passaverdure (la buccia dei ceci sarebbe poco digeribile, in questo modo viene trattenuta dal passaverdure). Diluite la purea ottenuta con l'acqua di cottura fino alla consistenza desiderata. Dividete la vellutata in 4 porzioni. Condite la porzione da servire subito con olio e parmigiano. Conservate in frigo per massimo 24 ore o in freezer le porzioni rimaste.
O mangiatele voi, aggiungo io!
Il Cucchiaino D'argento
Volume 1, da 0 a 5 anni
AA VV
Editoriale Domus

Dopo la catartica operazione di pulizia del mio ricettario da entusiasmi durati poco, ritengo sia ora di aggiornare 'sto profilo...
Nata per errore tra le nebbie padane, con un patrimonio genetico più africano che europeo, da quando approdai qui...molti anni fa... pratico con successo lo sport di cambiare provincia e collezionare fornelli in affitto o in prestito. Troverò una cucina in cui far riposare i miei mestoli nomadi?

. . Ho deciso che lo compro... (Marcella Dk)
. . Anche se oramai ho figli grandi, (Leona62)
. . educazione al gusto...o no? (Arancia)
. . Brava Chiaretta ! (Sbaciocchi)
. . Grazie ragazze.... (Chiaretta)
. . . . Tutto vero.. (Lokum)
. . . . Aumenta (Minervina)
. . . . Non avevo (Lumina)
. . mooolto interessante (Hope)
. . brava sì! (Sylakka)
Sciroppo di arance (Annagarima)
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Pubblicato per la prima volta nel 1766, questo libro gettò forse le basi della cucina regionale piemontese e l'attenzione modaiola all'argomento cucina e dintorni ha suggerito il tentativo di rilancio di quest'opera. Un recupero senz'altro meritevole, ma a mio giudizio destinato più che altro a veri estimatori del genere.
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