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La Fisiognomica della Castagna

di Don Lisander - 10/08/2009

Grazie al determinismo genetico, ovvero al conclamato impatto del patrimonio cellulare sul nostro aspetto, e sul nostro comportamento, la fisiognomica moderna diventa disciplina applicabile in ambito scientifico, traendo significato nel riconoscimento dei comportamenti umani, che si specchiano nei tratti somatici, in particolare del viso.

Ora, prima di spremerci le meningi alla ricerca di chissà quale relazione tra gli studi di Cesare Lombroso e la cucina in senso lato, proviamo ad introdurci in una corrente di pensiero totalmente nuova, che definirei senza voler scandalizzare nessuno, la "Fisiognomica del Cibo". Vorrei poter essere così bravo da descrivere, con parole semplici, il legame tra gli studi del Professor Lombroso e l'Arcimboldi, ma del resto, se mi si passa il termine, mi è più congeniale fare della filosofia spicciola giustificandomi con quelli che sono considerati gli albori di questa scienza, ovvero la "Physiognomica" di Aristotele.

Se infatti i tratti somatici possono essere indice di un comportamento, nel caso di Lombroso definito "delinquenziale", non possiamo esimerci dal considerare l'aspetto di un cibo parte integrante delle sue caratteristiche organolettiche. Una mela, magnifica e perfetta, sarà buona e gradita al palato; lo saranno anche le ciliegie, come i pomodori ed i piselli. Ma i carciofi, brutti e cattivi, cos'hanno da spartire con la fisiognomica? Ne giustificano l'assunto, mostrandosi con colori intimamente delicati, o ci respingeranno con un sapore pungente come le loro spine?

Ormai siamo calati nell'assurdo, e proseguiamo, tanta è la voglia di usare il nuovo metro per scoprire se c'è del buono oltre l'aspetto, o se il brutto è disgustoso e repellente anche per il palato. Non è inutile esercizio infatti andare alla ricerca dei molti frutti che con colori meravigliosi e attraenti ingannano la vista e soddisfano il palato, come se dicessimo che ad essere saporiti sono i frutti rossi, quelli gialli e finanche quelli verdi, ma quelli marroni... giammai.

Eppure dobbiamo tenerci in equilibrio tra il comico e l'assurdo, pensando a cosa c'è di disgustoso in una castagna, così ostile alla vista celata nel riccio, e cosa invece si può trovare di gustoso in frutti ben più attraenti, ma orrendi e sgraditi allo stomaco. Ergo, torniamo ad asserire che, per essere buono, un cibo deve essere anche bello a vedersi, e per contro qualcosa di repellente allo sguardo ben difficilmente darà soddisfazione al palato.

Non me ne vogliano i miei cari sostenitori se m'interrompo così, lasciando aperta una riflessione che può spingerci a cercare nel nostro intimo la soddisfazione di un qualcosa che prima ci cattura e poi ci appaga.

Autore
Don Lisander

" Pesco perché mi piace pescare; perché amo i luoghi – sempre splendidi – dove vivono le trote e perché odio i luoghi – invariabilmente laidi – dove vive la gente. Pesco per tutte le pubblicità televisive, i cocktails e tutte le altre fesserie alle quali questa attività mi permette di sfuggire. Pesco perché in un mondo in cui la maggior parte della gente sembra in gran parte passare la propria vita a fare delle cose che detesta, la pesca è per me un’inesauribile fonte di gioia e un piccolo atto di ribellione; pesco perché le trote non mentono né ingannano e non si lasciano comprare né corrompere da una qualsiasi dimostrazione di potere: le trote le si conquista a forza di calma, di umiltà e di infinita pazienza; pesco perché ho l’idea che gli uomini facciano soltanto un passaggio su questa terra e non vorrei sprecare il mio; perché, Dio sia lodato, non ci sono telefoni sulle rive dei torrenti da trote; pesco perché soltanto nei boschi posso gustare la solitudine senza sentirmi isolato; perché il bourbon è sempre migliore quando lo si beve in un vecchio bicchiere di metallo, da qualche parte laggiù; perché può essere che un giorno acchiapperò una sirena; e, infine, pesco non perché io consideri la pesca come un qualche cosa di così terribilmente importante, ma proprio perché io considero la maggior parte delle altre preoccupazioni degli uomini come altrettanto vane – ma raramente così piacevoli. "

John D. Voelker (Robert Traver)

Testament d’un pêcheur à la mouche

Gallmeister, Paris 2007 (tit.orig. Trout Magic, The Lyons Press, New York 1992).

(agg. 2/2010)
Commenti
l bello e buono (Belisama)
. . fisiognomica (Triestina)
. . . . Beh , forse io . . . (Don Lisander)
. . bello a vedersi (Monica1)
. . . . Razzisti può darsi... (Ziabetta)
. . . . . . Zietta cara O.T. (Addi)
. . . . . . trent'anni or sono (Triestina)
. . . . . . . . Brava Nonna... (Don Lisander)
. . . . . . . . . . bravo Orso... (Monica1)
. . . . . . . . . . . . per un assaggio (Triestina)
. . . . . . . . . . . . . . il bello.... il buono ....e la magagna (Cinzia80)


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