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Norman Provola e il mistero dei lombini scomparsi (1ª puntata)

di bluter - 04/27/2007

Sul vetro smerigliato della porta è scritto a lettere nere, un po' scolorite: "Norman P. – Investigazioni Private" dove quel P puntato stava per Provola. Faccio Provola di cognome, i miei sono immigrati dal profondo sud dell'Italia all'inizio del secolo e a me è rimasto questo cognome un po' ridicolo. Quando ho deciso di aprire l'ufficio ho puntato la Provola, un po' per non darle tutta quella visibilità e poi per insinuare un'aria di mistero e riservatezza all'attività. E devo ammettere che, in fondo, la scritta fa la sua porca figura, sulla porta. Era la prima cosa che pensavo sempre, tutte le mattine che entravo in quelle due stanze modeste che solo una fervida fantasia come la mia poteva considerare un ufficio. Ma tant'è, per ora più di quello non potevo, per cui...

Avevo cominciato la mattina con un giro al mercato, dove c'è sempre qualcuno che ti tiene al corrente delle novità. Ora non restava che sfogliare attentamente il giornale.
E proprio allora suonò il campanello. Piegai con cura il giornale. La porta si aperse in automatico. La sentii entrare, il pavimento scricchiola sempre, nonostante l'umidità. L'uscio tra l'anticamera e il mio studio era accostato. Risuonò un toc-toc soffocato sul legno, seguito dalla tossetta che si usa per lo stesso scopo.
Tirai giù i piedi dalla scrivania.
- Avanti.
- Compermesso.
Lei era là. Non fu necessario che aprisse la bocca per dirmi chi era. E nessuno aveva mai somigliato di meno a Betty Grable. Era una ragazzetta linda, dall'aria piuttosto affettata, coi capelli biondi, pudicamente lisci e un paio di occhiali dalla montatura invisibile che le davano un'ammosciante aria da bibliotecaria. Di corporatura media, portava un tailleur da quattro soldi, preso evidentemente dai cinesi, che l'avevano copiato all'Upim. I piedi erano costretti in un paio di scarpe chiuse con mezzo tacco, che sembravano farle male. Accoppiato alla voce il risultato era assolutamente disastroso. Avrebbe potuto servire alla mensa di un equipaggio di marinai reduci dalla circumnavigazione del globo con sei mesi d'astinenza, che avrebbe al massimo rimediato qualche apprezzamento sul sorriso.
- Sono Esther Veronica Spitzelbaum, per servirla.
- Piacere, mi chiami pure Norman. Veramente qui sarei io che devo servire a lei, ma mi dica: qual è il problema?
- Adesso le spiego tutto: come vede, sono una povera ragazza di campagna. Sono venuta in città tre anni giusti al prossimo mese, che avevo appena finito la scuola alberghiera, mi son diplomata cameriera anzi per esser precisi "operatrice di sala-bar". Ero venuta qua per via di mio zio, il fratello di mia madre, che era molto amico col pastore della città qui accanto dove c'erano molti ristoranti, e qualcuno di quei proprietari gli aveva detto che cercava personale...

Feci segno di stringere, aprendo e chiudendo la mano. La ragazza s'interruppe e mi guardò bovina come se la mia faccia avesse la stessa importanza delle lancette di un orologio. Non transitò la minima scintilla neuronale, evidentemente le rare connessioni erano tutte impegnate.
- Vada al dunque - chiarii
- Mi scusi, solo un attimo, non è semplice! - disse infastidita e ricominciò dallo zio prete. L'avrei morsicata volentieri, ma pensai che era meglio evitare altre interruzioni, se volevo giungere a qualche cosa di sensato e pertinente.
- ... insomma che alla fine... - era il quarto locale che cambiava ed eravamo solo al secondo anno di permanenza in città. Mi ero ormai perso a seguire il volo di un grosso moscone iridato che girava nella stanza.
-... mi sono innamorata di questo bel ragazzo! - La pausa era ad effetto, compresi che eravamo al dunque, perché si era fermata.
- Capisco. Quindi lei si sarebbe innamorata...
-... del cuoco, ecco. Era proprio un bel gnocco... volevo dire un bel ragazzo - arrossì - non più tanto giovane, ma tanto affascinante! si chiama Eros, Eros Bertuccini, detto Bertuccia dagli amici - Le raffiche di frasi ripresero peggio che da un nido di mitragliatrici tedesco in un film di guerra.

Quando cessarono le raffiche, la sostanza consisteva in questo: la nostra servetta si era innamorata del cuoco di quello che era uno dei più affermati locali del momento: "al Facocero Facondo", dove per venire ad assaggiare le tartine di castagna al castelmagno in quello che era il locale più trendy tra i gourmet della zona bisognava prenotare una settimana per l'altra. Poi, improvvisamente il proprietario, tale Bill Jam, sparì, ed inchiodò il locale così come si trovava e qualcuno giura di averlo visto nei separè di qualche sordido locale di Macao a spalmare margarina sui panini cinesi al vapore. Anche dell'aitante cuoco non vi fu più nessuna notizia, la sua stanza fu trovata intatta, l'armadietto al ristorante forzato, ma vuoto.
- ... e poi il biritello come lo faceva lui non c'era nessuno che lo faceva.
- Signorina, certi particolari intimi non m'interessano - la fermai.
- Ma no! Cos'ha capito, il biritello si mangia!
- Ah, e cosa sarebbe?
- Beh, così sui due piedi non saprei spiegarglielo, il biritello è... un biritello!
- Ah, va bè, lasciamo perdere!
- Allora mi può aiutare a trovare il mio bel cuoco?
- Ci posso provare, ma non le garantisco nulla, per ora raccoglierò un po' di informazioni e poi saprò essere più preciso. Solo due cose: innanzi tutto mi lasci un telefono dove trovarla e poi - aprii e chiusi la mano nel gesto di sintesi che avevo già usato prima - come posso fare per chiamarla senza consumare tutto il primo scatto per pronunciare il nome intero?
- Spitz, mi chiamano tutti Spitz - sorrise illuminata.
Incredibile: aveva capito!

(continua...)

Autore
bluter

Bluter, alias Mauro, classe 1956, Torinese. Con mia moglie, due figlie, cani & gatti vari, abito fuori Torino. Sono medico (Anestesista), lavoro da una vita in ospedale, mi occupo di emergenza. Ascolto molta musica, mi piace il country, il bluegrass, le jugs band, il manouche, la musica da banda, Gianmaria Testa, Conte, Cammariere, ma se viaggio ascolto audiolibri, AC/DC o musica classica. Suonavo la chitarra, ora lo faccio molto raramente, ho imparato i balli occitani, la curenta, in epoca non sospetta, cioè quando li ballavano ancora dalle mie parti alle feste di paese e non nelle feste popolar-macrobiot-pacifist-cittadine, amo il musette.

Mi interesso di dizione e lettura ad alta voce, e raccolgo brani che talvolta leggo agli amici la sera.

Leggo di tutto e molto, le mie passioni sono i racconti brevi, Camilleri, Pennac, Severgnini e tanti altri. Amo i fumetti ma come Andrea Pazienza non ce n'è più. Manara mi intriga, adoravo i vecchi numeri di Linus, che ho conservato ancora in soffitta,

Ho una passione per la storia, ho una vasta collezione di film e mi piacciono le ricostruzioni storiche, i film di guerra, i vecchi film in bianco e nero.

M’interessano le filosofie orientali, ma non ne faccio una fede.

Nei viaggi (non tantissimi) la curiosità è lo scoprire un popolo a tavola, nei mercati, nei negozi.

ho scritto anche qualcosa non di cucina, nel blog indicato sotto (che non è "mio" ma che tengo con altri colleghi). Lì il mio nick è Herbert Asch.

In cucina, adoro gli spaghetti grossi, i vermicelli n.8, dopo viene tutto il resto, in ultimo la carne, la selvaggina e le carni di volatili (pollo, coniglio); non sopporto il fegato ed il brodo di gallina, per il resto ho mangiato già di tutto. Amo il vino bianco frizzante secco e fresco, l'acqua gelata, il tè cinese verde caldo, la birra fresca, la vodka, la grappa di frutta, il vino mi è, in realtà, indifferente.

Mi piace improvvisare sui rimasugli del frigo, in cucina abbiamo spazio ed ho distribuito barattoli dappertutto, con ogni genere di spezie, abbiamo sempre avuto un putagè, la stufa che d'inverno è il posto per cucinare che amo di più. D'estate la casa si apre all'esterno e mi piace improvvisare insalate sminuzzate sul tagliere antico di noce.

Ora che ho finalmente una certa età, forse riesco a vedere alcune cose con più distacco mentre alcune altre le assaporo meglio, con più gusto ed a qualcuna, finalmente, riesco anche a dire di no.

Dopo una vita passata a vedere schifezze ed a cercare di metterci riparo, ho voglia di non pensare più troppo a cose serie e cerco di togliermi delle soddisfazioni. Cerco di dire quel che penso, senza pensare troppe stupidaggini, di trovare persone sincere, situazioni vere, sensazioni piacevoli (i sostantivi e gli aggettivi possono essere variamente combinati, va bene lo stesso).

Qualcosa di tutto questo ho trovato in Cooker, senza enfatizzare, ma la cosa mi diverte e tanto basta.

(agg. 3/2011)

Commenti
Norman Provola e il mistero dei lombini scomparsi - 1ª puntata (Dona58)
. . Norman Provola (Morris)
Norman Provola e il mistero dei lombini scomparsi - 1ª puntata (Ciunzi)
Norman Provola e il mistero dei lombini scomparsi - 1ª puntata (Don Lisander)
. . sono curiosa (Anicka)
. . . . grazie a tutti (Bluter)


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