Una delle cose che mi piace più fare quando viaggio per il mondo, è girovagare fra le bancarelle dei mercati. Ovviamente c’è mercato e mercato: tra le bancarelle natalizie di Strasburgo o Merano alle bancarelle di spezie sulla piazza Djema El Fna di Marrakech c’è una bella differenza!
In tutti i mercati la parte che mi piace di più è quella dedicata ai generi alimentari, dove non solo i colori, ma anche gli odori ti investono più o meno violentemente. In Oriente, per esempio, dove il caldo è umido e soffocante, gli odori sono dolciastri ma forti, aggressivi. Però è talmente fantastico lo spettacolo di frutti e di vegetali mai visti prima o lo sventolio dei pesci secchi appesi a fili, che non puoi fare a meno di addentrarti fra le bancarelle a scrutare meglio intorno.
In Thailandia ho così scoperto banchetti con montagne di interiora di pollo (disgustose!) e allo stesso tempo file e file di ciotole con erbe e droghe profumate e misteriose, per non parlare di decine di qualità di risi diversi. E nel pieno del caos, a completare l'orgia di colori, le donne thailandesi, come quelle indiane o nepalesi intrecciano collane di fiori: piccole orchidee viola con profumatissimi fiorellini bianchi e arancioni tenute insieme miracolosamente con un sottile filo bianco.
Nella città santa di Katmandu, fantastica e inquietante capitale del Nepal, c’è una stradina che porta all'ingresso del tempio Indù (nel quale noi cristiani non abbiamo diritto di entrare). Le bancarelle degli ambulanti in questo caso sono dedicate solo alle offerte per il tempio: decine di ciotole colme di polveri colorate (blu, rosse, rosa, turchesi) con cui donne e uomini si adornano la fronte, cestini pieni di petali di fiori da lanciare ai piedi delle statue, piccole banane che verranno offerte agli dei, coppe piene di monetine dal valore quasi nullo che vengono distribuite una ad una ai mendicanti, incenso o altre strane polveri profumate da bruciare in riti propiziatori. Tutto questo mescolato con il tintinnio delle monete, i sari colorati delle donne, l'odore greve delle pire di legna su cui vengono cremati i morti: uno spettacolo affascinante e terribile nello stesso tempo. Non so se ho reso l'idea, spero ardentemente di sì perché vi assicuro che la città santa di Katmandu è uno dei luoghi più incredibili che io abbia mai visto.
Ma torniamo ai nostri mercati orientali. Una delle cose più divertenti da fare è cercare di farsi spiegare a cosa serve una determinata cosa. Infatti, non sempre con l'inglese ci si capisce reciprocamente e quindi le domande "che cos'è? come si usa? dove si mette?" quasi sempre hanno in risposta solo timide risatine e poi sta a noi interpretare più o meno follemente l'utilizzo del prodotto.
Se volete provare fino in fondo l'emozione del colore locale, provate qualche piatto già cucinato, direttamente sui banchi del mercato: l'esperienza è unica!
In Thailandia ho provato ad assaggiare un panino caldo, fatto solo di mollica, cotto a vapore, con all'interno una specie di ragù di carne e fagioli, però dolciastro…. Che dire? Provare per credere. Certo è che è molto meglio farsi attirare dalle bancarelle di frutta strana che viene venduta lungo le strade. C'è un frutto, in Thailandia e Malesia, di cui sinceramente non ricordo il nome, che ha un sapore buonissimo ma, non appena matura, emana un odore talmente fetido che è proibito portarlo negli alberghi. Nelle hall degli hotel c'è esposto un cartello che vieta di introdurre questo frutto nelle camere! (forse il nome è rambutan, ma potrei sbagliarmi).
In ogni caso, non ho mai rinunciato al gusto di provare tutto, per quanto di aspetto misterioso e di odore cattivo. Questo è un consiglio che do a tutti: non tiratevi indietro: provate, perché non si può anzi non si deve dire che una cosa non piace senza prima averla assaggiata.
Buon viaggio e buon appetito a tutti.

La mia grande fortuna nella vita è stata quella di nascere in una famiglia di viaggiatori e di avere amici con i quali, nel corso degli anni, condividere questa esperienza. Inoltre, sono stata dotata di carattere estremamente socievole, il che non solo facilita le conoscenze e gli incontri nel corso dei viaggi, ma in più mi aiuta a vedere lati dei paesi che visito che vanno oltre i monumenti e i musei. Ecco forse perché mi capita spesso di fare amicizie nel corso dei miei viaggi, amicizie che diventano anche legami profondi che mi aiutano a capire e amare posti inconsueti dalle abitudini tanto diverse dalle nostre.
. . Secondo me (Mariber)
. . . . rambutan (Liccila)
Difficile trovare le parole che vi facciano vivere un po' dell'atmosfera che trovereste in una cena etiopica, dovrei essere una scrittrice... cercherò allora di darvi un'idea dei cibi: forse è più facile.
Sfogliando un libro di cucina, la gastronomia etiopica potrebbe sembrare più varia ed articolata di quel che è: osservando meglio le ricette, si nota che in pratica sono molte variazioni di pochi temi centrali. Ad esempio...
E' nel rito del caffè che l'ospitalità etiopica dà il meglio di sè, il profumo meraviglioso della bevanda si mescola a quello dell'incenso, mentre vengono preparate le piccole tazzine sull'apposito tavolino.
Troppo pochi, lo so, per scrivere di cucina giapponese. Infatti non è questo il mio intento: piuttosto condividere con voi ciò che in Giappone mi ha stupito ed incuriosito sul tema "cibo".