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Norman Provola e il mistero dei lombini scomparsi (2ª puntata)

di bluter - 05/10/2007

(Puntata precedente)

Dopo una mattinata passata a cercare un introvabile (e improbabile) biritello decisi che era il caso di cominciare da qualche altra parte. Avevo setacciato tutti i bar, le caffetterie, le pasticcerie e le panetterie nel raggio di quindici miglia attorno. La cosa più sensata che mi era stata risposta era che non l'avevano mai sentito, ma i più carogna avevano comunque tentato di rifilarmi prodotti locali a volte salati a volte dolci, a volte semplicemente atroci o scaduti, o tutte queste cose insieme, dai nomi altrettanto improbabili, spergiurando che da loro li chiamavano così ma che erano esattamente la stessa roba.

Quando tornai nell'androne di casa c'era qualcosa che non mi convinceva. Quella busta gialla che sporgeva proprio dalla mia buca delle lettere non assomigliava a nessuna di quelle con cui, a turno regolare, azienda dell'acqua, del gas, della luce, comune e padrone di casa sollecitavano periodici versamenti di esose cifre. Sulla busta solo il mio indirizzo stampatello scritto a macchina. La aprii.

"Caro Norman, Chi ti scrive è un'amico. E' importante il mio nome? No, non te ne deve fregare niente. Volevo solo darti un consiglio. Lascia perdere la faccenda del cuoco. Non fa per te, ne avrai solo grane. Stanotte il cuoco tornerà al ristorante, ma tu stattene fuori. Ti conviene. Salutandoti anonimamente. un'amico."

Fantastico, mancava solo una lettera anonima. La misi in tasca e salii. Il telefono che mi aveva dato Spitz rimase sordo alle chiamate fino al tardo pomeriggio. Quando lei si degnò di rispondere aveva la voce impastata di chi ha dormito sodo e stava continuando a farlo.
- Sono Norman, buongiorno. La disturbo?
- Per nulla, si figuri. Ha novità?
- Ho solo scoperto che il suo moroso ha custodito gelosamente la sua ricetta... Anche se, come dice lei, era il mago del brisighello, non ho trovato assolutamente nulla che riconducesse né a lui né a quel fottutissimo pasticcio.
- Si chiama biritello è non è un pasticcio, è un dolce - mi interruppe un po' seccata.
- Ok, Ok, ma penso che sia meglio iniziare da qualche altra parte: dove abitava il suo Eros?
- In un appartamento ammobiliato, vicino al ristorante che ora è già stato passato a qualche altro paio di disperati, la sua roba stava tutta in una valigia che credo sia finita nei bidoni davanti a casa due giorni dopo la scomparsa. E del suo armadietto non c'era granchè, così mi avevano detto...
- E dove stava questo armadietto?
- Nel retro del ristorante, ogni cuoco ne aveva uno.
- Lei sa esattamente dove si trovava?
- Saprei andarci, ma Eros era molto geloso e non l'aveva mai aperto in mia presenza. A pensarci bene, neanche dopo me l'hanno fatto vedere... mi hanno solo detto che era vuoto. Lui mi aveva detto che gli era toccato il numero 13 ed era contento, perché diceva che portava bene.
- Potremmo andare a dargli un'occhiata, se la sente?
- Io e lei? Perché no. Quando?
- Anche stasera, col buio è meglio. Quando è venuta qui lo ha notato quel bar d'angolo qui sotto?
- Una roba tipo "da Johnny" o robe simili? Fa anche da fast food mi pare.
- Giusto quello. A che ora riesce?
- Verso le nove. Non prima.
- OK. Passo a prenderla lì.

Entrai da Jodie (questo era il vero nome del locale) alle nove e un quarto. Mi ero appostato nei paraggi da mezzora prima per vedere se Spitz arrivava accompagnata, ma non l'avevo vista arrivare ancora. Non mi risultava avesse altre uscite e decisi di farmi trovare dentro. Ai tavolini c'erano un paio di coppiette impegnate a guardarsi negli occhi, una banda di ragazzini casinisti, per fortuna nell'ultimo tavolo in fondo.

Al banco notai una bionda, carrozzata special, tailleurino aderente, la riga posteriore delle calze, solo leggermente ambrate, terminava in un paio di scarpette in tinta, con un tacco sufficientemente alto da dare la falcata fascinante, sempre che fosse capace di starci in equilibrio. Sullo sgabello su cui era seduta stava in equilibrio un mandolino cui mancava la parola. La borsetta, di dimensioni leggermente sopra l'ordinario, ma comunque in tinta pure quella, era appoggiata sul bancone. La bionda mi dava le spalle ed aveva l'aria di non avere fretta. Sorseggiava un long dirink. Mi sedetti di fianco ordinai un Jack Daniel's e mi voltai verso la porta in attesa di Spitz.
- Norman! Buonasera, non l'avevo vista.
La voce era di Spitz, ma non arrivava dalla porta. Mi voltai verso la bionda e rimasi di stucco.
- Per tutti i diavoli, Spitz... è lei! Non me l'aspettavo!

La bionda era Spitz e la prospettiva anteriore mostrava il resto di una carrozzeria decisamente Gran Turismo: niente occhiali, piega dei capelli tutta diversa dal mattino, e due roberti che facevano capolino da una scollatura che si poteva definire come minimo audace. Epperò!
- E' già da un po' che l'aspetto.
- Non mi aspettavo questa edizione rivista e corretta.
- Qualche volta può valerne la pena.
- E stasera ne vale la pena?
- Sòc'mel! - fece con un'aria misteriosa. Non riconobbi il dialetto, ma mi ricordava il Serbo-Croato.
- Allora, andiamo? - tagliai corto.
- Andiamo!

La Duna color pisello era parcheggiata in doppia fila. Aprii la portiera del passeggero come nei migliori film di Hollywood.
- Norman, volevo chiederle... - esitò prima che richiudessi la portiera – lei è sposato?
- No, e non ho nulla in agenda per il prossimo quinquennio.
- Ma come, un uomo come lei... come mai?!
In una mattina il modo di fare di Spitz era cambiato come un arrosto dopo due ore nel forno, squagliando il grasso e trasformandolo in sugo godurioso. Curioso.
- Per alcune donne che forse sposerei volentieri non ho la cifra che ci vuole, altre non è necessario sposarle. E' sufficiente sedurle... sempre che non vi battano in velocità e non siano loro a sedurre voi. E comunque sul matrimonio sono sempre stato poco... come dire? convinto.
- E cosa potrebbe convincerla?
- Magari una di quelle passioni sfrenate, misteriose, impossibili, che capitano una sola volta nella vita...
- E non le è mai successo?
- Ci sono andato vicino ma... non accadde.
- Cosa ha impedito che accadesse?
- L'ora il luogo e l'essere amato non si trovano mai insieme.
- E questo... chi l'ha detto?
- Browning. Il poeta, non l'automatica.
Sapevo di stupirla con le citazioni letterarie. Chiusi la portiera, salii alla guida e ci avviammo.

(continua...)

Autore
bluter

Bluter, alias Mauro, classe 1956, Torinese. Con mia moglie, due figlie, cani & gatti vari, abito fuori Torino. Sono medico (Anestesista), lavoro da una vita in ospedale, mi occupo di emergenza. Ascolto molta musica, mi piace il country, il bluegrass, le jugs band, il manouche, la musica da banda, Gianmaria Testa, Conte, Cammariere, ma se viaggio ascolto audiolibri, AC/DC o musica classica. Suonavo la chitarra, ora lo faccio molto raramente, ho imparato i balli occitani, la curenta, in epoca non sospetta, cioè quando li ballavano ancora dalle mie parti alle feste di paese e non nelle feste popolar-macrobiot-pacifist-cittadine, amo il musette.

Mi interesso di dizione e lettura ad alta voce, e raccolgo brani che talvolta leggo agli amici la sera.

Leggo di tutto e molto, le mie passioni sono i racconti brevi, Camilleri, Pennac, Severgnini e tanti altri. Amo i fumetti ma come Andrea Pazienza non ce n'è più. Manara mi intriga, adoravo i vecchi numeri di Linus, che ho conservato ancora in soffitta,

Ho una passione per la storia, ho una vasta collezione di film e mi piacciono le ricostruzioni storiche, i film di guerra, i vecchi film in bianco e nero.

M’interessano le filosofie orientali, ma non ne faccio una fede.

Nei viaggi (non tantissimi) la curiosità è lo scoprire un popolo a tavola, nei mercati, nei negozi.

ho scritto anche qualcosa non di cucina, nel blog indicato sotto (che non è "mio" ma che tengo con altri colleghi). Lì il mio nick è Herbert Asch.

In cucina, adoro gli spaghetti grossi, i vermicelli n.8, dopo viene tutto il resto, in ultimo la carne, la selvaggina e le carni di volatili (pollo, coniglio); non sopporto il fegato ed il brodo di gallina, per il resto ho mangiato già di tutto. Amo il vino bianco frizzante secco e fresco, l'acqua gelata, il tè cinese verde caldo, la birra fresca, la vodka, la grappa di frutta, il vino mi è, in realtà, indifferente.

Mi piace improvvisare sui rimasugli del frigo, in cucina abbiamo spazio ed ho distribuito barattoli dappertutto, con ogni genere di spezie, abbiamo sempre avuto un putagè, la stufa che d'inverno è il posto per cucinare che amo di più. D'estate la casa si apre all'esterno e mi piace improvvisare insalate sminuzzate sul tagliere antico di noce.

Ora che ho finalmente una certa età, forse riesco a vedere alcune cose con più distacco mentre alcune altre le assaporo meglio, con più gusto ed a qualcuna, finalmente, riesco anche a dire di no.

Dopo una vita passata a vedere schifezze ed a cercare di metterci riparo, ho voglia di non pensare più troppo a cose serie e cerco di togliermi delle soddisfazioni. Cerco di dire quel che penso, senza pensare troppe stupidaggini, di trovare persone sincere, situazioni vere, sensazioni piacevoli (i sostantivi e gli aggettivi possono essere variamente combinati, va bene lo stesso).

Qualcosa di tutto questo ho trovato in Cooker, senza enfatizzare, ma la cosa mi diverte e tanto basta.

(agg. 3/2011)

Commenti
Norman Provola e il mistero dei lombini scomparsi - 2ª puntata (Tani)
. . bravo blu... (Danycolo)
. . norman.. (Sbardy)
. . . . grassie... (Bluter)


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