Cerca nel sito

Il minimalismo dimenticato del Pic - Nic

di Don Lisander - 05/29/2005


"Estate, tempo di gite:
si sente gridare tra le margherite.
Sono coloro che amano il verde:
come s'arrabbian se schiaccian le m@@@e"
Anonimo

Insolito ed irriverente spunto, lo ammetto, che mi ha fatto però ripensare, in questi primi scorci di bel tempo, alla grande soddisfazione di quattro bocconi immersi nella natura.

Le varianti sono infinite; vogliamo parlare dei sontuosi pic–nic stile campagna inglese di fine ottocento, con tanto di servitori in guanti bianchi, o preferiamo più saggiamente rifarci alle forme di cacio custodite nello zaino in occasione di una scarpinata in montagna? Devo deludervi, e lo faccio consapevolmente.



Pur se nella memoria conservo il ricordo di compagnie allegre e tavole imbandite (buffet degni di un Grand Hotel), mi concederò al pubblico ludibrio per parlarvi di quanto può stare in uno zaino, o in un gilet da pescatore. Formaggio, pane, salumi e frutta, e magari un fiasco di rosso, sono i compagni ideali dell'erba e delle fronde, come dello scrosciar dell'acque.

Nel vivido chiarore della natura, con i suoi contorni decisi e i colori vivissimi, possiamo godere appieno dei prodotti più genuini: se pensate che pane, salame e formaggio siano cibo da poco, forse dimenticate la complessità della loro preparazione, e l'infinità varietà di prodotti disponibili. Per saziare un'intera compagnia di amici bastano una forma di pecorino e un filone di pane, comodi da trasportare, e una fila di salamini, magari tipo Cacciatore (perché si chiameranno così?). Non irridetemi: dietro ad un buon formaggio c'è tutta la cura e la passione del casaro, sicuramente non inferiore alla passione che si cela dietro la realizzazione e la stagionatura di un salume.

Intendiamoci: non sminuisco la godibilità di una tavola apparecchiata nel verde, o l'allegria di una grigliata tra i monti: si presuppone però l'onnipresenza dell'automobile, che magari esclude l'amenità di luoghi meno accessibili. Ecco dunque l'animo ispiratore: caricarsi in spalla poche cose e raggiungere la beata solitudine, che è la sola beatitudine. All'ombra di un larice, o nei chiaroscuri di un torrente, apprezzeremo la genuina bontà di una fetta di speck, con del pane di segale ed un sorso di Traminer.

Guadagnarsi con fatica le meravigliose bellezza dei paesaggi che ci circondano, ci aiuterà a scovare sapori nuovi nel cibo che magari distrattamente da sempre consumiamo. Vero è che la grande disponibilità di cibi genera appetiti nuovi, massima non mia che giustifica l'antitesi, ovvero che i cibi consueti saziano la fame atavica, e soddisfano.

Condite le vostre scampagnate, le gite fuori porta o il trekking estremo con la consolante verità dei prodotti più semplici. Ne riscoprirete la franchezza e la cordialità, a tutto vantaggio del vostro godimento.


Autore
Don Lisander

" Pesco perché mi piace pescare; perché amo i luoghi – sempre splendidi – dove vivono le trote e perché odio i luoghi – invariabilmente laidi – dove vive la gente. Pesco per tutte le pubblicità televisive, i cocktails e tutte le altre fesserie alle quali questa attività mi permette di sfuggire. Pesco perché in un mondo in cui la maggior parte della gente sembra in gran parte passare la propria vita a fare delle cose che detesta, la pesca è per me un’inesauribile fonte di gioia e un piccolo atto di ribellione; pesco perché le trote non mentono né ingannano e non si lasciano comprare né corrompere da una qualsiasi dimostrazione di potere: le trote le si conquista a forza di calma, di umiltà e di infinita pazienza; pesco perché ho l’idea che gli uomini facciano soltanto un passaggio su questa terra e non vorrei sprecare il mio; perché, Dio sia lodato, non ci sono telefoni sulle rive dei torrenti da trote; pesco perché soltanto nei boschi posso gustare la solitudine senza sentirmi isolato; perché il bourbon è sempre migliore quando lo si beve in un vecchio bicchiere di metallo, da qualche parte laggiù; perché può essere che un giorno acchiapperò una sirena; e, infine, pesco non perché io consideri la pesca come un qualche cosa di così terribilmente importante, ma proprio perché io considero la maggior parte delle altre preoccupazioni degli uomini come altrettanto vane – ma raramente così piacevoli. "

John D. Voelker (Robert Traver)

Testament d’un pêcheur à la mouche

Gallmeister, Paris 2007 (tit.orig. Trout Magic, The Lyons Press, New York 1992).

(agg. 2/2010)
Commenti
...la magia del pic-nic! (Ziabetta)
. . Grazie Betta... (Don Lisander)
Le gioie del pic-nic (Bele)


Condividi questa pagina:

Permalink url: http://www.cooker.net/doc/826971661A9E2DFEC1257006003969C1