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Lo Zibibbo

di Grazia Annibale - 06/24/2001

Terra aspra quella di Pantelleria, isola di roccia forgiata dal vento e dal mare. Isola arsa dallo stesso sole che calcina le case della Tunisia.

Isola verde, fatta a tratti di boschi, di macchia e di steppa mediterranee. Isola dalla quale l'uomo ha strappata brandelli di terra con i terrazzamenti fermati dai muretti a secco. E' anche qui, nell'entroterra, dove è meno forte l'azione dei venti che vengono coltivate le viti.



Sono tenute basse, rasoterra, perché non vengano strappate e perché possano usufruire dell'umidità della notte. Nomi arabi quelle delle contrade in cui si coltiva la vite, tra queste Khamma e Buccuram.

Il vitigno che si coltiva è soprattutto quello dello zibibbo, dalle lontane origini egiziane, un vitigno adatto per la tavola, per farne uva passa e per essere vinificato. In realtà il migliore utilizzo commerciale è quello da vino, grazie al fatto che il gusto si va sempre più orientando verso vini naturali molto aromatici.

Lo zibibbo viene ancora coltivato secondo la tradizione araba, sui terrazzamenti. L'alberello viene coltivato in buche circolari profonde sino a 50-60 centimetri per difendere la pianta dal vento e per ottenere il microclima adatto che le permetta di superare i periodi di siccità. Una tecnica che ha bisogno esclusivamente di lavoro manuale.

A settembre la vendemmia. Si raccolgono i primi grappoli maturi, dorati dal sole. Si eliminano i chicchi guasti o muffiti e si espongono sui graticciati, coprendoli durante la notte. Una volta che i grappoli diventano secchi si staccano gli acini, si pigiano, il mosto, si mette nelle botti. E qui si lascia fermentare.

Dalle uve zuccherine ecco il vino Passito, dolce, dalla consistenza quasi oleosa, dal meraviglioso colore ambrato, perfetto vino da meditazione. Ottimo per accompagnare i dolci alle mandorle, i cannoli siciliani; straordinario insieme ai formaggi molto saporiti e a quelli tipo gorgonzola piccante.




Le Ricette


Siamo ormai in estate ecco dunque la ricetta di un ottimo

Gelato allo zibibbo

  • 1 litro di latte intero
  • 300 etti di zucchero
  • 8 rossi d'uovo
  • un pizzichino di vaniglia
  • qualche chicco di una passa tritata
  • mezzo bicchiere di vino passito
Montare i rossi d'uovo con lo zucchero in una casseruola, unirvi il latte caldo e la vaniglia. Far cuocere girando sempre sino quando il cucchiaio di legno non verrà velato. Il composto non deve bollire. Versare il composto nella gelatiera. Quando inizierà a rapprendersi unite il vino e le uvette.

E ora un piatto per chi ama l'agrodolce, il

Petto d'anatra al passito

  • 4 etti di petto d'anatra (o di pollo)
  • 1 bicchiere di passito
  • qualche cappero sotto sale
  • burro
  • farina
  • sale
  • pepe
  • brodo
Pulire la carne, infarinarla e rosolarla nel burro. Salare (poco), pepare, bagnare con il passito e lasciare evaporare. Verso la fine della cottura unire il brodo molto poco salato e i capperi dissalati. Lasciare ispessire la salsa. Tagliare la carne e napparla con la salsa. (Si può provare anche con il petto di pollo).

Un ultima ricettina rapida rapida. Un rompi fame:
Unire qualche bel chicco di uva passa a un quadretto di formaggio ben saporito mentre si beve un bicchierino di passito. Una vera goduria.


L'Itinerario


Ovviamente a Pantelleria. Isola dalle fortissime connotazioni africane. Dalle sue coste si scorge la Tunisia. L'isola è montuosa, vulcanica, ricca di luoghi incantati. Primo fra tutti il lago chiamato lo specchio di Venere, in realtà un antico cratere spento. Le sue acque, azzurro-verdi, sono fortemente alcaline e nascondono un fango ricco di sostanze benefiche per la pelle. Da non mancare una gita al Parco Naturale della Montagna Grande, verdissima, un antico vulcano.

Bellissima anche la macchia mediterranea del Kahgiar, una colata lavica di 3 chilometri. Bellissimo anche il salto della Vecchia con un panorama indimenticabile e la piana della Ghirlanda, considerato il giardino dell'isola. Suggestive le grotte raggiungibile solo dal mare. I patiti di archeologia non mancheranno una visita a quel che resta dell'antichissimo popolo dei Sesioti, che qui estraeva l'ossidiana, l'oro della preistoria. Indimenticabili i monumenti funebri, i Sesi. Il Muro Alto, della loro città, è il più grande muro preistorico del Mediterraneo che sia stato sin'ora scoperto.



Autore
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Grazia Annibale

Di anni ne ho 52.

Amo cucinare,

tragicamente anche mangiare

e non parliamo del pasticciare.

Amo la pasta e gli impasti,

la cicoria e le caldarroste,

il vino rosso e i cantuccini,

la mortadella con i suoi pistacchini.

Del pane sono ghiotta:

lo accompagno con la cianfotta.

Per la spesa non mi serve la lista.

Memoria d'acciaio, sono giornalista.

(agg. 3/2010)
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