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Come un rossetto

di Grazia Annibale - 02/15/2004

Come un rossetto. La pubblicità in televisione lo vuole così.

E' l'ultimo cambiamento di una delle golosità che più golosità non si può, nata dall'estro dei pasticcieri italiani.

E' il mitico, superlativo, scioglievole gianduiotto.

Perché ne parliamo nella pagina dedicata al Carnevale?

Perché venne messo in vendita per la prima volta proprio durante un Carnevale.



Torino. 1865. La capitale sabauda era una grande consumatrice di cioccolata sin dall'epoca barocca.

Ma dal 1806 il rischio di restare senza era altissimo.

Napoleone aveva bloccato gli approvvigionamenti ed era quasi impossibile rifornirsi del costosissimo cacao.

E allora che si inventano i sagaci piemontesi?

Di cacao non ne avevano, ma di nocciole sì, tante e di ottima qualità.

Così, un bel giorno fusero insieme latte, cacao e nocciole.

Da leccarsi i baffi. Poi il profumato impasto non venne messo a raffreddare in stampi ma su una superficie piana.

Così la pasta, una volta solida, restò soffice e vaporosa.

I pasticcieri presero con due cucchiaini delle piccole porzioni dell'impasto dandogli una forma vicina a quella che ben conosciamo.

E arriviamo al fatidico 1865. Solo da allora i gianduiotti vennero messi in commercio.

Prima venivano chiamati "givu", che in dialetto torinese significa "bocconcino" o anche "stramberia".

Poi in onore di Gianduia, la maschera torinese per eccellenza, ai dolci venne data la forma dell'ala del suo cappello e chiamati gianduiotti.

Una maschera che sino a quando durava il carnevale diventava il re governando la città con leggi e decreti.

Regali, nel senso di re, divennero anche i cioccolatini che donava. I gianduiotti furono infatti i primi dolci ad essere incartati con una copertura di stagnola.

A godere dei gianduiotti furono le dame e i bambini: li prendevano al volo mentre li donava loro un attore mascherato da Gianduia.

Ma furono subito assaggiati dai nobili e persino dai reali.

Tanto che il re Vittorio Emanuele offriva gianduiotti alla Bella Rosina quando la incontrava nella Villa di Fontanafredda.

Ma veniamo ai nostri giorni: i gianduiotti continuano a essere una leccornia alla quale pochi sanno resistere: quell'artista stravagante che fu Andy Warhol un giorno dichiarò che le due cose che amava di Torino erano la Fiat 600 e i gianduiotti.


Ora fuoco alle polveri, fuoco alla polvere di cacao.

Ecco un dolcetto di quelli giusti per una concludere un pasto leggero o per una merendina con i fiocchi (per 6 persone)

  • 100 g di cacao amaro
  • 120 g di zucchero
  • 3 uova
  • 120 g di burro
  • 120 g di amaretti
  • 50 g di nocciole tostate (la tradizione vuole mandorle)
  • panna montata
  • degli "Smarties"
  • una scatola di biscotti lingue di gatto

Sbattere in un recipiente un uovo intero e 2 tuorli con lo zucchero poi unirvi il cacao e mescolare; ammorbidire il burro e incorporarlo al composto montandolo con una frusta.

Tritare finemente le nocciole e gli amaretti poi unirli alla crema al cacao; ungere una teglia e versare il composto.

Lasciare in frigo due ore circa poi capovolgere la teglia per togliere il dolce e servire dopo aver cosparso la superficie con gli "Smarties": sembreranno coriandoli.

Servire con delle lingue di gatto e panna montata. Slurp!!!


Per saperne di più
Di... vino col cioccolato

Autore
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Grazia Annibale

Di anni ne ho 52.

Amo cucinare,

tragicamente anche mangiare

e non parliamo del pasticciare.

Amo la pasta e gli impasti,

la cicoria e le caldarroste,

il vino rosso e i cantuccini,

la mortadella con i suoi pistacchini.

Del pane sono ghiotta:

lo accompagno con la cianfotta.

Per la spesa non mi serve la lista.

Memoria d'acciaio, sono giornalista.

(agg. 3/2010)
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