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Orta San Giulio ed il suo lago

di Don Lisander - 10/28/2000

Se abitate nei dintorni del lago Maggiore sicuramente conoscete Orta ed il suo lago: sapete che tra i suoi viottoli acciottolati potete trovare rifugio nei giorni in cui un velo di malinconia vi chiama a ripercorrere le sue strette e gelide viuzze, popolate dagli spettri di quello che fu uno dei luoghi cari ai personaggi di Piero Chiara e a quel loro esistere "di striscio" accanto ai fasti di un'epoca che è stata e non è più.

Probabilmente amate visitarla nei giorni più caldi dell'estate, popolata da turisti affamati di angoli pittoreschi e golosità "fatte in casa". Sicuramente vi aspettate di leggere che in quella tale bottega sconosciuta si può trovare l'ultimo depositario dell'arte di Bacco disposto a cedere parte del suo prezioso lavoro a chi sa pagare il giusto. Spiacente, ma innamorato come sono di questo angolo di mondo, non posso che consigliarvi di attendere i primi giorni di Novembre per rendere il giusto omaggio ad un luogo che sa svelare i suoi segreti più preziosi solo nell'intimità di quei giorni spazzati dal vento gelido e umido del lago. Solo allora la piazza vuota sa rivelare il suo antico porticato, privo di folla disinteressata e chiassosa, a chi sa cercare il gusto della solitudine.

Eccoci finalmente al cospetto delle botteghe che rimangono aperte tutto l'anno e che vi sanno dare la giusta misura dell'abilità dei loro padroni. Percorriamo insieme il borgo partendo forse dal sacro per giungere al profano: quindi è doveroso uno sguardo all'immagine di Padre Pio apparsa sul muro di una bella casa del '700, di fronte alla quale troviamo anche un angolo dove ci sapranno dare tutte le informazioni più dettagliate in merito.

Poi giù, verso la piazza, passando per i bei salumi e le preziose conserve dell'unico negozio rimasto aperto per accontentare i golosi, ai quali offre ancora paste secche molto delicate e splendidi funghi secchi.

Infine eccolo finalmente il lago, e l'imbarcadero dai cui moli con il comodo traghetto possiamo tuffarci nell'atmosfera fatata dell'isola di San Giulio, e se il tempo è pessimo vi assicuro che potrete aspettarvi d'un tratto l'apparizione del mostro che popola le gelide acque circostanti. Una volta tornati a terra è d'obbligo citare la piccola gioielleria del cantante "Nico dei Gabbiani", dove oltre a poter ammirare un buon campionario potrete scambiare due chiacchiere proprio su Orta e le sue genti.

Poco più in la una splendida galleria d'arte ci delizia con la visione di pregevoli Simoni (amico intimo dei titolari) dalla pittura minuta e particolarmente riflessiva. E poi ancora Bueno con le sue dame, la pregevole Zelda fra tutte e gli impettiti marinaretti. Due parole doverose anche sul lusso discreto del "San Rocco", albergo di alto rango relegato al ruolo di unico portatore della bandiera dell'ospitalità Ortense in attesa di nuove ed annunciate ristrutturazioni di altre strutture ricettive.

Potrei dilungarmi ancora sulla sfiziosa cioccolateria del borgo, unica e accogliente, o sulle locande antiche, sui locali recensiti dalle guide gastronomiche: ma per voi voglio fare di più. Eccovi il segreto per gustare appieno la magia del lago e delle sue case: non cercate i sapori di un tempo e non fatevi ingannare da ciò che ieri era per pochi ed oggi non può essere per tutti. Chiudete gli occhi e ritornate con la mente a quando nei caffè della piazza si trovavano il Curato ed il barcaiolo, il Maresciallo con il direttore della banca, e nei giorni di mercato la confusione delle vie intrecciava storie e destini. Ecco, sentite il rombo della moto del Tibiletti, lanciata nella notte sui tornanti del lago? E i profumi delle braci che portano appresso le ansie della gente?

Perfetto, ci siete! Nel posto più incantevole e fatato avete ritrovato le armonie di un tempo e forse oggi Orta vi appare come cent'anni fa. Conservatene il ricordo e ritornate spesso, per riascoltare la sua voce e farla sentire bella come allora. Lei vi ricambierà sempre, mostrandosi discreta ed accogliente, là dove agli altri appare tetra e vuota. Ed anche di voi conserverà un ricordo.

Autore
Don Lisander

" Pesco perché mi piace pescare; perché amo i luoghi – sempre splendidi – dove vivono le trote e perché odio i luoghi – invariabilmente laidi – dove vive la gente. Pesco per tutte le pubblicità televisive, i cocktails e tutte le altre fesserie alle quali questa attività mi permette di sfuggire. Pesco perché in un mondo in cui la maggior parte della gente sembra in gran parte passare la propria vita a fare delle cose che detesta, la pesca è per me un’inesauribile fonte di gioia e un piccolo atto di ribellione; pesco perché le trote non mentono né ingannano e non si lasciano comprare né corrompere da una qualsiasi dimostrazione di potere: le trote le si conquista a forza di calma, di umiltà e di infinita pazienza; pesco perché ho l’idea che gli uomini facciano soltanto un passaggio su questa terra e non vorrei sprecare il mio; perché, Dio sia lodato, non ci sono telefoni sulle rive dei torrenti da trote; pesco perché soltanto nei boschi posso gustare la solitudine senza sentirmi isolato; perché il bourbon è sempre migliore quando lo si beve in un vecchio bicchiere di metallo, da qualche parte laggiù; perché può essere che un giorno acchiapperò una sirena; e, infine, pesco non perché io consideri la pesca come un qualche cosa di così terribilmente importante, ma proprio perché io considero la maggior parte delle altre preoccupazioni degli uomini come altrettanto vane – ma raramente così piacevoli. "

John D. Voelker (Robert Traver)

Testament d’un pêcheur à la mouche

Gallmeister, Paris 2007 (tit.orig. Trout Magic, The Lyons Press, New York 1992).

(agg. 2/2010)
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