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Norman Provola e il mistero dei lombini scomparsi (4ª puntata)

di bluter - 06/07/2007

(Puntata Precedente)

Esaminai attentamente l'edificio alla luce della luna: sul retro si trovavano due porte di servizio, ma tutte e due erano sbarrate dall'esterno, probabilmente inchiodate per ordine del giudice fallimentare. Anche le finestre erano tutte sbarrate. Si ripetè di nuovo quel fastidioso cigolio, accidenti si vedeva che mancava la manutenzione da un po' di tempo...

Ebbi un flash improvviso: se questa era una finestra che cigolava non erano tutte sbarrate! Seguii il cigolio girando l'angolo: Eccola! Mi avvicinai cautamente e sbirciai all'interno: dava su un corridoio. Una serie di casse ribaltate permetteva agevolmente di scavalcare.
Una volta dentro, cercando di non fare rumore mi orientai. La pila tascabile che mi portavo sempre dietro aveva la batteria un po' bassa.

Secondo la descrizione di Spitz l'armadietto doveva trovarsi in una delle stanze laterali proprio sul corridoio dove ero entrato. Con cautela apersi un paio di porte. Il primo era un magazzino, ancora pieno di roba: scatole di pelati, olio, pacchi di pasta, tutto ormai coperto di polvere, ma stranamente intonso. La seconda era quella giusta: gli armadietti erano ancora tutti allineati come bottiglie di barolo in cantina, polvere compresa, il numero tredici, quello del nostro amico, era ancora lì al suo posto tra il dodici e il quattordici, la porta socchiusa, la serratura forzata. Vuoto, come da copione. Cercai anche nel ripiano inferiore, delle scarpe, lì c'era solo un pezzo di cartaccia tutto stropicciato. Me lo infilai in tasca, l'avrei guardato dopo.

C'era anche un botticino di Worchester, vuoto e, sotto l'armadietto, buttato in fondo, trovai un barattolo vuoto di pelati, di una marca diversa da quella che avevo visto nella stanza di fianco, aperto al coltello, con segni di ruggine sull'apertura. Sembrava più vecchio della polvere che lo copriva. Strano. Mi portai dietro anche quello.

Rovistando nel comparto superiore mi impigliai nel gancio dell'appendino che, sorprendentemente si piegò in avanti.
Si sentì uno scatto e l'armadietto si portò lentamente in avanti e poi ruotò di lato, rivelando uno stretto passaggio ad una stanza posteriore. Orientai l'ultima luce della pila portatile verso l'apertura. Dopo alcuni gradini si accedeva ad un locale dotato di scaffalature in legno, chiuso da tutti i lati, solo una grossa griglia di aerazione si stagliava sul fondo. La cella dei lombini! Pensai subito. Peccato che fosse disperatamente e completamente vuota. Curioso.

Rischiacciai il gancetto e la porta si richiuse. Soddisfatto della mia caccia uscii dalla stanza senza fare rumore. Trovai una nicchia scura del corridoio e mi preparai ad aspettare. Non mi restava nient'altro da fare ed ero venuto per quello. Alla luce della luna tirai fuori dalla tasca il pezzetto di carta, che era quello che mi incuriosiva di più. Il pezzo tutto stropicciato si rivelò in realtà un pezzo di bustina dello zucchero, no anzi un po' più grossa, sembrava una busta delle figurine dei calciatori.


Era un margine, probabilmente rotto per il lungo. La busta era bianca con un disegno al centro contornato da una cornice festonata, formata da una riga gialla esterna ed una verde più sottile, interna. Lo sfondo era azzurro. La prima cornice ne conteneva una seconda, simile, che delimitava la metà sinistra della busta, dove evidentemente c'era la scritta, a fianco, probabilmente un disegno, delimitato da una riga nera arabescata e sormontato da un grosso sigillo in bianco e nero, all'interno tre lettere "U, X, D". Tutto quello che rimaneva della scritta era una parola inquietante "droga". Curioso, sempre più curioso.

Quiz: Qual era il contenuto della bustina?
La soluzione sarà nella 6° puntata!

(continua...)
Autore
bluter

Bluter, alias Mauro, classe 1956, Torinese. Con mia moglie, due figlie, cani & gatti vari, abito fuori Torino. Sono medico (Anestesista), lavoro da una vita in ospedale, mi occupo di emergenza. Ascolto molta musica, mi piace il country, il bluegrass, le jugs band, il manouche, la musica da banda, Gianmaria Testa, Conte, Cammariere, ma se viaggio ascolto audiolibri, AC/DC o musica classica. Suonavo la chitarra, ora lo faccio molto raramente, ho imparato i balli occitani, la curenta, in epoca non sospetta, cioè quando li ballavano ancora dalle mie parti alle feste di paese e non nelle feste popolar-macrobiot-pacifist-cittadine, amo il musette.

Mi interesso di dizione e lettura ad alta voce, e raccolgo brani che talvolta leggo agli amici la sera.

Leggo di tutto e molto, le mie passioni sono i racconti brevi, Camilleri, Pennac, Severgnini e tanti altri. Amo i fumetti ma come Andrea Pazienza non ce n'è più. Manara mi intriga, adoravo i vecchi numeri di Linus, che ho conservato ancora in soffitta,

Ho una passione per la storia, ho una vasta collezione di film e mi piacciono le ricostruzioni storiche, i film di guerra, i vecchi film in bianco e nero.

M’interessano le filosofie orientali, ma non ne faccio una fede.

Nei viaggi (non tantissimi) la curiosità è lo scoprire un popolo a tavola, nei mercati, nei negozi.

ho scritto anche qualcosa non di cucina, nel blog indicato sotto (che non è "mio" ma che tengo con altri colleghi). Lì il mio nick è Herbert Asch.

In cucina, adoro gli spaghetti grossi, i vermicelli n.8, dopo viene tutto il resto, in ultimo la carne, la selvaggina e le carni di volatili (pollo, coniglio); non sopporto il fegato ed il brodo di gallina, per il resto ho mangiato già di tutto. Amo il vino bianco frizzante secco e fresco, l'acqua gelata, il tè cinese verde caldo, la birra fresca, la vodka, la grappa di frutta, il vino mi è, in realtà, indifferente.

Mi piace improvvisare sui rimasugli del frigo, in cucina abbiamo spazio ed ho distribuito barattoli dappertutto, con ogni genere di spezie, abbiamo sempre avuto un putagè, la stufa che d'inverno è il posto per cucinare che amo di più. D'estate la casa si apre all'esterno e mi piace improvvisare insalate sminuzzate sul tagliere antico di noce.

Ora che ho finalmente una certa età, forse riesco a vedere alcune cose con più distacco mentre alcune altre le assaporo meglio, con più gusto ed a qualcuna, finalmente, riesco anche a dire di no.

Dopo una vita passata a vedere schifezze ed a cercare di metterci riparo, ho voglia di non pensare più troppo a cose serie e cerco di togliermi delle soddisfazioni. Cerco di dire quel che penso, senza pensare troppe stupidaggini, di trovare persone sincere, situazioni vere, sensazioni piacevoli (i sostantivi e gli aggettivi possono essere variamente combinati, va bene lo stesso).

Qualcosa di tutto questo ho trovato in Cooker, senza enfatizzare, ma la cosa mi diverte e tanto basta.

(agg. 3/2011)

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