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A tavola con gli Hobbit

di Arometta, Mattarello - 04/10/2005

Dalla Terra di Mezzo e dalla Saga del Signore degli Anelli, finalmente un libro che soddisfa non solo la mia grande voglia di fantasia, ma anche la mia gola! Per me e Mattarello, appassionati di J.R.R. Tolkien, questo libro e stato un graditissimo regalo, che vogliamo condividere con voi.

Tutti quanti si siano cimentati nell'impresa di leggere l'opera sanno che nella ricchezza della trama, fondata sulla epopea di eroi che tentano di fermare il male, Tolkien ha voluto indicare la via dei buoni propositi, dell'amicizia che riesce a sconfiggere i momenti di scoraggiamento e la bruttezza del male. Tremila pagine di paesaggi, personaggi, battaglie, lontanissimi dalla nostra realtà, immersi in un fiume di parole che descrivono quel mondo, e anche molti aspetti del nostro, nei minimi dettagli.



Questo fu quanto Beorn promise di fare: per il loro viaggio verso la foresta avrebbe dato un pony a ciascuno, e un cavallo per Gandalf, e li avrebbe caricati tutti di cibo sufficiente per molte settimane, se amministrato con cura, e imballato così da poter essere trasportato il più facilmente possibile - noci, farina, vasi di miele, gallette che sarebbero durate a lungo, piccole quantità delle quali sarebbero bastati a sostenerli per lunghi tratti di strada.

"La ricetta di queste gallette era uno dei suoi segreti; ma c'era dentro del miele - come la maggior parte del suo cibo - ed erano buone da mangiare, anche se facevano venire sete." (Lo Hobbit)

Nell'opera straordinaria di Tolkien, il cibo e il convivio sono elementi tutt'altro che marginali, tanto che la storia, recentemente riproposta al cinema, comincia proprio con il capitolo "Una festa a lungo attesa" (una festa di compleanno, allietata da abbondanti libagioni, danze e fuochi artificiali) e che tutta la saga vede coinvolto non un solo eroe ma una Compagnia, parola che letteralmente significa "coloro che condividono il pane". L'impresa consiste infatti nel condividere fatiche e gioie: pericoli e vittorie, fame e... cibo.

Anche nel Lo Hobbit, il primo romanzo di Tolkien, quando i Nani chiedono aiuto a Bilbo Baggins per recuperare il tesoro sottratto loro da un drago, prima ancora di parlare dell'impresa i Nani mettono alla prova l'ospitalità hobbit: in pochi minuti sulla tavola appaiono torte e pan di spagna, tè e caffè, birra chiara e scura, brioche burro e marmellate, formaggio, polpettone e tutto quello che altro c'era per dar fondo alla dispensa. Così è iniziata la saga, da una tavola imbandita!

"Una grossa caffettiera era stata appena posata a terra, i pan di spagna erano spariti, e i Nani cominciavano un giro di brioche imburrate, quando si senti bussare forte." (Lo Hobbit)

Il mangiare insieme, momento che viene molto spesso descritto in modo colorito e particolareggiato nelle opere di Tolkien, è prerogativa umana antichissima, segno di civiltà e socialità: la malvagia barbarie degli Orchi si manifesta anche nel fatto che essi non consumano pranzi, sbranano e divorano avidamente e voracemente, senza gusto e senza stile, solo per soddisfare la fame impellente.

Gli Elfi, gli Hobbit, gli Uomini e i Cookernauti invece, pranzano e cenano insieme, su tavole imbandite, chiacchierando tra loro, narrando storie, ridendo e discutendo. E' a tavola che spesso nascono accordi, amicizie, compagnie. Condividere il cibo significa manifestare il proprio amore, anche nelle più piccole cose, perché significa cura, preoccupazione, attenzione nello scegliere gli ingredienti e tutto ciò che può dar gioia a chi si ama.

"Sembrava acqua, anzi, acqua dal sapore molto simile a quella dei flutti dell'Entalluvio, che avevano ristorato la loro sete vicino ai margini del bosco; eppure in questa vi era qualche ineffabile fragranza o sapore, che ricordava loro il profumo di una foresta lontana trasportato da lungi sulle ali di una fresca brezza notturna. L'effetto dell'elisir incominciò a manifestarsi nelle punte dei piedi, quindi invase man mano ogni parte del corpo, portando seco nell'ascesa freschezza e vigore sino alla cima dei capelli."
(Il Signore degli Anelli, La Bevanda degli Ent)

Non c'è amicizia, non c'è vera gioia se non quella che nasce dallo stare insieme. Il pane semplice della Contea, le trotelle ai funghi, il pan di via della partenza, l'idromele di Lothlorien, il sorbetto alla birra... sono alcuni dei succulenti cibi raccontati e descritti in questo libro, da leggere con il fiato sospeso e da divorare con l'acquolina in bocca...

- "Qualche foglia di timo, di lauro e di salvia basteranno, prima che l'acqua si metta a bollire", disse Sam.
- "No!" , rispose Gollum. "Smeagol non è contento. E Smeagol non ama foglie puzzolenti. E non mangia né erbe né radici, no tesoro, non prima di morir di fame o di malattia, povero Smeagol".
- "Smeagol finirà in un po' d'acqua bella calda, quando quest'acqua si metterà a bollire, se non fa quello che gli si dice" ruggì Sam. (Il Signore degli anelli).

Eccovi allora qualche assaggio delle prelibatezze mi-ti-che di Tolkien, che ho già potuto provare e gustare, in compagnia di un buon tè e di Mattarello, che mi segue in queste avventure...

Pan di Via della partenza
Lembas degli Elfi
(per 4 persone)

  • 300 gr di farina
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 100 gr di zucchero
  • 1 uovo intero
  • 250 ml di latte
  • 100 gr di miele
  • 50 gr di burro
  • 50 gr di panna fresca

    Mescolate burro, miele, panna fino ad ottenere una crema soffice. Separate l'albume e il tuorlo e sbattete il tuorlo con il latte. Tenetene da parte poco per spennellare il pan di via prima della cottura. Unite il latte con il tuorlo alla farina e mescolate cercando di evitare i grumi. Aggiungete lo zucchero al composto di miele, panna e burro, poi il lievito e infine l'albume d'uovo montato a neve. Unire tutto e lavorare a pasta morbida. Tirare a sfoglia alta 3 mm con un mattarello e tagliate i lembas a triangoli o quadrotti, sistemarli in teglia su un foglio di carta da forno, tenendoli a 1 cm di distanza tra loro. Pennellate la superficie dei biscotti con uovo e latte, cuocete per 12 - 13 minuti in forno già caldo a 250 gradi. Servite freddi e, se non siete in viaggio, accompagnate i lembas con un po' di crema alle mele.

    Crema alle mele

  • 500 gr di crema pasticcera soda e fredda
  • 250 gr di polpa di mele cotte
  • 1 cucchiaio di idromele (facoltativo)
  • 1 pizzico di cannella (facoltativo)

    Sbucciate le mele, tagliatele a pezzetti e mettetele a cuocere in un pentolino con poca acqua. Quando saranno diventate morbide toglietele dall'acqua di cottura e frullatele o schiacciatele con una forchetta. Incorporate alla crema pasticcera fredda la polpa di mele fredda, mescolando con delicatezza. Volendo si può aromatizzare la crema con un cucchiaio di idromele o con della cannella. Questa crema e ottima dentro le brioche tiepide appena sfornate!

    Idromele di Lorien

  • 2 kg di miele
  • 1 bustina di lievito per vini
  • 1/2 cucchiaino di nutriente per lievito
  • 1/2 cucchiaino di acido citrico
  • 3 l di acqua minerale

    Fate sciogliere il miele in 2,5 l di acqua, fate sobbollire il composto per 15 minuti. Raffreddate portando il liquido alla temperatura di 25 gradi.
    Mentre si raffredda il composto, sciogliete il lievito in un bicchiere di acqua tiepida e tenetelo coperto per 10 minuti. Aggiungete il lievito, il nutriente e l'acido citrico nel composto, aggiungendo altra acqua tiepida per arrivare a 5 litri di composto totale. Mescolate tutto energicamente per ossigenare bene.
    Coprite e lasciate fermentare in un luogo tiepido per due settimane. Trascorso questo tempo, travasate un bottiglione cercando di non travasare anche il lievito che si sarà depositato sul fondo della pentola nel frattempo. La seconda fermentazione nel bottiglione dovrà proseguire per 5 mesi sempre in ambiente con temperatura media costante di circa 20 gradi.
    E' consigliabile travasare ogni mese l'idromele in un altro bottiglione in modo da eliminare un po' di deposito che si forma sul fondo. Trascorsi i mesi, imbottigliate l'idromele ottenuto e lasciatelo maturare nelle bottiglie in luogo fresco, ancora per circa un anno.

    Chi avrà mai il coraggio di intraprendere l'impresa dovrà raccontarci di cosa sa l'idromele!!! (credevate che avessi provato anche questo? Mattarello mi ha regalato questo libro solo pochi mesi fa!)

    Trotelle ai funghi porcini
    (per 6 persone)

  • 6 trotelle da 200 gr ciascuna
  • 600 gr di porcini freschi
  • olio d'oliva
  • 1 bicchiere di vino bianco secco
  • 1 rametto di timo
  • aglio, sale, pepe, prezzemolo
    Spaccate le trotelle e togliete accuratamente le lische. Fatele macerare nel vino bianco per 1 ora con il sale, il pepe e il timo. Cuocete i pesci in una padella con l olio aggiungendo in ultimo il vino bianco rimasto. A parte cuocete i funghi porcini affettati, per cinque minuti in olio, aglio tritato e prezzemolo. A cottura ultimata, coprite i pesci con u funghi e irroratele con olio a crudo.

    Fragole nella neve
    (per 8 persone)
  • 1 kg di fragole
  • 500 gr di zucchero
  • 4 albumi d'uovo
  • 1 pizzico di sale
  • 200 gr di panna montata
  • alcune fragole per decorare

    Mettete le fragole in una ciotola e schiacciatele con la forchetta. Aggiungete un po alla volta lo zucchero e mescolate con cura. In un altro contenitore mettete le chiare d'uovo, il pizzico di sale e montate a neve ferma. Aggiungete agli albumi la panna, le fragole e versate tutto nelle coppe. Decorate con qualche fragola.


    Le ricette sono tratte da
    "A tavola con gli Hobbit"
    di Cinza Gregorutti e Luisa Vassallo
    Edizioni Ancora 2003
    pagg. 192
    euro 14
    Vincitore del premio Gourmand World Cookbook Awards 2003 per la categoria "The best innovative book".

    All'interno del libro si trovano le ricette, delle composizioni in menu, la Mappa mangereccia della Terra di mezzo (in che punto e in che libro si è parlato di un certo alimento); Chi mangia Cosa (cosa mangiano gli Hobbit? e gli Elfi?); l'elenco delle locande e delle taverne; una lettura critica dei temi del romanzo, di Paolo Gulisano.
    Dulcis in fundo l'indice commentato delle ricette.
    Buona lettura e buon appetito!


    Per saperne di più
    J.J.R. Tolkien
  • Autore
    Arometta

    Semplicemente GOLOSA! Mamma lavoratrice in quel di Milano...Sposa di Mattarello, mamma di Pietro, ci piace esplorare nuovi paesi e nuove cucine, per poi tornare a casa piu ricchi e contenti che mai!

    (agg. 9/2011)
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    Mattarello

    Da bambino ero schizzinoso e "difficile" a tavola, ma presto sono diventato onnivoro grazie ad una grande curiosità che mi ha portato a sbattere il grugno (e le mascelle) su tutto ciò che fosse nuovo e sconosciuto, meglio se "etnico"; dopotutto provare si prova tutto volentieri, giusto nei casi "peggiori" magari solo un assaggio, e per chi come me ha lo stomaco debole questa è pura incoscienza ma "alla gola non si comanda...." :-) La prossima frontiera? Riuscire a vincere la mia riottosità e provare infine anche gli insetti!

    Commenti
    Terra di mezzo (Fiorecristallo)
    qui mi si chiama in causa personalmente (Missbaggins)
    . . mi accodo all'entusiasmo (Niche)
    la cucina degli hobbit (Morgana64)
    . . hobbit e altri (Lupagrigia50)
    . . . . ho regalato qualcosa di simile (Morgana64)
    . . le maniglie dell'amore (Lupagrigia50)
    . . . . grazie !!! (Irpic)
    . . . . . . ottimo (Morgana64)


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