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Stefano, la nonna il uèb

di Mariber - 01/26/2007

Stefano quella mattina aveva sonno. Ma veramente sonno - un sonno boia - mica il sonno standard che lamentava ogni mattina più che altro per non passar per strano; già, perché sentiva confusamente che a 20 anni uno non può confessare ai colleghi coetanei che al mattino si alza volentieri e - peggio! - va volentieri a lavorare. Oddio, se la madre non l'avesse chiamato ogni mattina alle 6, puntuale come un orologio, magari avrebbe volentieri dormito ancora un po'; ma già davanti al tazzone di caffelatte e alla scatola di biscotti fatti in casa dalla nonna, si sentiva arzillo e ben contento di andare al lavoro. E queste son cose che ai colleghi coetanei non puoi certo confessare con leggerezza. Una volta ci aveva provato, a dire a Mirko e a Paolo che potavano a qualche metro da lui: "Certo che però è bello essere qui così presto, con quest'aria frizzantina che punge le narici, il profumo delle piante misto al salmastro, il silenzio, il mare che scintilla là sotto... siamo proprio fortunati…" Paolo gli aveva tirato i guanti da lavoro, Mirko aveva attaccato una sequela di insulti in calabrese stretto di cui non aveva capito molto, ma il succo era, in pratica "non sei mica tanto normale". Mah. A Stefano non sarebbe dispiaciuto essere ricco, vivere di rendita, non avere orari, per carità, tutte gran cose… Però pensava segretamente che almeno una volta a settimana si sarebbe alzato comunque alle sei per andare ai Giardini Hanbury, i "suoi" giardini, che al mattino presto, a cancelli chiusi, sono una specie di luogo magico e incantato.

Comunque quel mattino ne avrebbe anche fatto a meno, della magia e dell'incanto: la sera prima si era lasciato convincere ad andare in discoteca ed era tornato alle 4. L'unica cosa che desiderava adesso, totalmente insensibile a silenzio, profumi e scintillii vari, era dormire, dormire, dormire. Anche solo 10 minuti: era convinto che sarebbero bastati a restituirgli un po' di energia.
La panchina di pietra sotto il pergolato di glicini si prestava a qualche minuto di pennichella, e con la squadra di giardinieri dimezzata, come ogni sabato, difficilmente la sua assenza sarebbe stata notata dai colleghi sparpagliati ai quattro capi del grande giardino.

Stefano raggiunse dunque la panchina, ragionando se renderla un po' più confortevole usando come cuscino un sacco di foglie secche appena rastrellate, quando si bloccò di scatto: scomparsa ogni traccia di sonno. Ai piedi della panchina, seminascosta, c'era una pochette di raso turchese. Natasha! Il giorno prima si era perdutamente innamorato di una visitatrice. Beh, non era certo la prima volta che fantasticava su una sconosciuta, anzi, gli succedeva con regolarità anche quando stava ancora con Mariella. Chissà perché le sconosciute esercitavano un tale fascino, su di lui... forse perché gli consentivano di sognare, di inventare dialoghi e situazioni anche altamente improbabili, poteva forgiarle di volta in volta a seconda dell'umore: se la sera prima Mariella era stata più prepotente del solito, ecco che immaginava la sua amata virtuale soave e dolcissima, arrendevole e mite; se Mariella aveva appena fatto l'inferno solo perché lui aveva fuggevolmente guardato una prorompente bagnante, l'amata virtuale era aperta e spregiudicata, convinta sostenitrice della coppia aperta e del libero amore.

Si rendeva ben conto di essere un po' strano (sì, anche in questo!) ma il gusto di questi suoi segreti innamoramenti stava tutto lì, nel non metterli mai a confronto con la realtà. Per la realtà, bastava e avanzava Mariella.
Tanto che quando, il mese prima, lei l'aveva mollato senza complimenti "per uno un po' più sveglio di te", non è che Stefano ne avesse proprio fatto una malattia. Quindi gli era già successo, di fantasticare su una sconosciuta... però questa volta era diverso, avrebbe potuto giurare che la ragazza di ieri era proprio perfetta per lui, proprio quella che avrebbe capito e amato la sua ombrosità, i suoi silenzi, i suoi sogni… già sembrava amare tanto il "suo" giardino! Accidenti, se l'aveva colpito! L'aveva chiamata Natasha per una vaga somiglianza con la Stefanenko: alta, snella, occhi trasparenti, lineamenti regolari ma un po' spigolosi, pelle chiarissima. Indubbiamente bella, ma non proprio il mio genere, aveva pensato Stefano sulle prime, vedendola passare. Poi però ne aveva incrociato lo sguardo, e l'aveva trovato così smarrito, così profondamente triste che si era bloccato con il rastrello in mano, chiedendosi se dirle qualcosa.

Ma cosa vuoi dirle, che è passata tutta assorta senza neanche vederti, uno stupido giardiniere grezzotto che poi con 'sta maledetta tuta verde manco si vede che - come diceva la Mariella nei suoi momenti di lirismo - "di faccia non sei niente di speciale ma di fisico ciai il tuo porco perché".
A parte che Natasha non si sarebbe espressa di sicuro così, lei. Fine. Elegante (vabbè, aveva dei normalissimi jeans, ma era elegante, ecco). Pallida e chiara. Sola. Triste. Sognante. Magica e incantevole, pure lei. Un'ora dopo era seduta sulla panchina di pietra e guardava il mare, diverse terrazze più in basso, con lo sguardo limpido ora un po' più sereno. Ma lui non aveva trovato un pretesto per parlarle, malgrado sentisse confusamente che una miriade di piccoli fili invisibili lo trascinavano verso di lei. Come se avessero tante cose in comune, come se fossero già destinati a conoscersi, come se... boh.

E adesso eccola, l'occasione! Bastava rintracciare Natasha e portarle la pochette, poi lei l'avrebbe guardato con occhi ammirati e sognanti, colmi di gratitudine e poi... poi... chissà. Rintracciare Natasha. Una parola.
Intanto è obbligatorio curiosare: mica per altro, per trovare un indizio, una pista. Procediamo con ordine: pochette di raso turchese, anonima; un piccolo specchio tondo con inciso il nome Paola (quindi Natasha si chiama Paola?! Vabè, pazienza); una lista della spesa tutta sciupacchiata; una fotografia formato tessera di un signore anziano sorridente; una pila; una buffa cartolina con la foto di uno gnomo sotto un broccoletto.



Stop. Beh, c'è poco da lavorare... al massimo sulla fotografia, o forse la lista della spesa. Si potrebbe chiedere a nonna Anita, che di cibi, annessi e connessi sa di tutto e di più (e se non sa si informa). E comunque vale sempre la pena di parlare con nonna Anita; perché la nonna è strana anche lei, di una stranezza che può sembrare opposta a quella di Stefano, ma in fondo secondo la mamma soffrono della stessa "malattia": sono entrambi un po' anacronistici, "sbagliati" per il loro tempo.
Tanto è anomalo un ventenne sognatore, negato per l'informatica e scarsamente interessato a quasi tutte le attività preferite dai suoi coetanei, quanto è insolita una nonna che - pur mantenendo per fortuna le due fondamentali e necessarie doti nonnesche (sfornar biscotti ed adorare il nipote) - invece di giocare a canasta o fare la calza passa le ore attaccata al portatile a scaricare o postare ricette, chatta con le amiche lontane e - se le chiedi una cosa che non sa - risponde tutta eccitata "Aspetta che cerco sul uèb, poi ti mando un fail per meil". Oh nonna, abiti al piano di sopra, che meil e meil! Intanto, lei è fatta così e lui ne è segretamente orgoglioso. Stefano le telefona e le spiega in due parole la situazione, avendo cura di omettere ogni svenevolezza e lirismo: c'è una cosa da restituire, occorre trovare la proprietaria.
Lei, avida lettrice di gialli, come previsto si cala subito nella parte e sentendosi già una specie di Miss Marple (ma moooolto più giovanile e tecnologica), taglia corto: "Passa alle tre, e portami il reperto, ci penso io. Ah, ho appena fatto i frollini".

Alle tre e un minuto "il reperto" è sotto gli occhi della nonna, che ha subito le idee chiare: "Intanto non è una lista della spesa, non vedi che sono gli ingredienti di una ricetta? Chi è che comprerebbe solo i rossi d'uovo, belinone? Questi sono biscotti, caro mio, se permetti è il mio ramo. Biscotti veneti. Vedi? "Farina giala"! Sono i veneti che sbagliano a pronunciare le doppie, lo sanno tutti, poi loro con la farina da polenta son così" e affianca i due indici a descrivere un rapporto di consolidata amicizia. "Le dosi poi, sono dosi da caserma, o da pasticceria. E il biglietto è vecchio, tutto sciupato, con una grafia non certo da fatina ventenne; perciò deve averlo scritto quel bell'omone della foto, che tra parentesi già che ci siamo non mi dispiacerebbe rintracciare pure lui" conclude nonna Anita, facendo l'occhiolino. Stefano è - come sempre - ammirato e un po' scandalizzato dalla nonna, che intanto con piglio professionale fotografa il biglietto per "meilarlo un po' in giro alle sue amiche del uèb".


Il reperto


Stefano la lascia fare: intanto che la nonna si scalmana al computer ne approfitterà per leggere un po' mangiucchiando i frollini; tira fuori dallo zaino il libro di Libereso Guglielmi, il giardiniere di Calvino che, oltre ad essere suo conterraneo e "cognomonimo" è - come vorrebbe diventare lui - un grandissimo naturalista e conoscitore di piante. Apre il libro dove l'aveva lasciato alle tre, giusto un attimo prima di salire le scale per andar dalla nonna; ha messo come segnalibro la foto dello gnomo trovata nella pochette di Paola, ripromettendosi di riporla in seguito. La nonna caccia un urlo belluino e lui già immagina cosa starà per dire: "E piantala, sempre attaccato ai libri! Tu non comunichi! Mi diventi abelinato! Ma esci, un po'! Gira! Chiacchiera con gli amici! Oppure, se proprio vuoi passare il sabato pomeriggio in casa, almeno comprati un pc! Naviga! Chatta! Interagisci, che diamine, in-te-ra-gi-sci!".
Invece lo sta guardando con occhi sbarrati e puntando il dito balbetta: "Ma quella... quella è una foto di Cooker!" Una foto di Cooker? Cos'è, una parolaccia light!? E poi a lui sembra così carina. Ma nonna Anita si è riavuta dallo shock ed è tornata al suo tono consueto, quindi strilla a tutto volume: "Ma non capisci? E' l'autofinanziamento del mondo giallo! Lei è una cookerina!" L'auto? Il mondo giallo? La Cuccarini? Oddio, ci siamo, la demenza senile. Nonna Anita però sembra star benone: si è già fiondata sul cellulare e digita freneticamente, poi si volta trionfante e dice: "Fatto. Dai, su, vai giù a farti bello che 'stasera la tua Natasha, anzi, Paola, viene a cena da noi".

Stefano si deve sedere. Star dietro a nonna Anita non è mai stato facile, ma questa volta la sua nonna da combattimento ha battuto tutti i record: di decibel, di velocità, di svolazzamento di dita sui tasti del cellulare, di "soluzione del caso", di... lettura del pensiero! Come diavolo fa a sapere che lui in cuor suo aveva battezzato Natasha la bionda sconosciuta!?! Ma la "proverbiale riservatezza" di nonna Anita lo aiuta a capire: neanche il tempo di riaversi che la sente immersa in una strepitante conversazione telefonica in cui racconta per filo e per segno alla sua migliore amica come sono andate le cose: "Capisci, quell'imbranato di mio nipote s'è preso una cotta (... ma chi gliel'ha detto!?!) e bisognava rintracciare questa ragazza, e sai chi è? La Natasha di Cooker, sai la biondina veneta che ha scelto 'sto nick perché tutti le dicono che assomiglia a quella russa della tv. Sì, sì, lei: un tesoro... guarda mi è così dispiaciuto quando ho saputo che è mancato il suo amato nonno pasticcere... Ah, è stato facilissimo, sai bene che – modestamente - il fiuto da detective non mi manca! Poi quando ho realizzato che quelli erano gli ingredienti dei famosi biscotti di suo nonno, capisci, il resto è venuto da se'. E pensare che l'aveva anche detto, in chat, la settimana scorsa, che sarebbe partita per qualche giorno per raggiungere i posti dove la portava sempre il nonno da bambina... ma io, mi conosci, riservata come sono, non le ho certo chiesto dove. Adesso speriamo bene: sai, mio nipote è un po' strambo, diverso dagli altri, gli piace leggere e coccolare le piante, non sa manco cos'è un MMS, figurati un po' te..."

Esagerata! Ma Stefano non se la prende, non ci fa nemmeno caso: da circa tre minuti ama follemente non solo quella sua nonna squinternata, ma anche le sue amiche, i cellulari, il mondo giallo, le auto finanziate, le foto del cavolo, la Cuccarini e... sì, anche il uèb.


Autore
Mariber

Marina, di Sanremo. 49 anni e sentirli tutti. Diversamente magra®. In cucina mi mancano le basi, ovunque l'altezza. Cialtrona. Socievole. Di umore discontinuo.

(La foto è vecchia, da allora mi sono scontornata un po')

(agg. 3/2011)

Commenti
Stefano, la nonna il uèb (Donidoni)
Stefano, la nonna il uèb (Paolacasi)
. . Uelà! (Mariber)
. . . . come sempre.... (Cucchiarella68)
. . . . beh in effetti (Cleola)
. . . . Che penna... (Cassandra80)
. . . . Mari, è bellissimo! (Celtica)
. . . . Marì... (Feyd Rautha)
. . ancora (Marnes)
. . Mamma che bello leggerti, Marì! (Ziabetta)
. . . . mi accodo! (Taccosbill)
. . . . . . ma brava !!! (Monica1)
. . . . Brava, brava, brava! (Favolizia)
. . .... (Cleola)
. . Ma è veramente... (Mary83)
. . bravissima !!! (Patrizia60)
. . . . la nonna eccetera.. (Triestina)
. . bellissimo .... (Cricri69)
. . . . Un racconto da (Michelamor)
. . . . . . Son senza (Orsolina)
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. . . . . . Una precisazione (Mariber)
. . stefano la nonna...ecc. (Lupetta3)
Stefano, la nonna il uèb (Peska)
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. . . . Il racconto è in tema... (Alfonsina)
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Stefano, la nonna il uèb (Lallinamia)
. . lallinamia.... (Cleola)


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