Dicono che non si viva di solo pane, ma è vero solo in parte. Il pane è così buono che può essere gustato e apprezzato anche solo. Immancabile e costante sulla tavola di poveri e potenti si può dire un cibo "democratico". Forse non a caso quella della panificazione è un'arte millenaria. Alessandra Meldolesi, giornalista enogastronomia, sommelier e food writer ne percorre la soria, ne svela aneddoti e farcisce il tutto con 128 ricette, dalle più tradizionali alle più creative.
Oltre al grano, molti altri cereali possono essere panificati dopo essere stati ridotti in farina come la segale, diffusa nel Nord Europa, che contiene mucillagini che assorbono molta acqua e tende a formare impasti poco elastici. Come l'orzo, dolce e profumato, il mais, molto usato in America, il farro ricco di proteine e il miglio di vitamine. C'è da soddisfare i palati più esigenti e proprio questa parte del libro è una delle più interessanti (almeno per la sottoscritta): capire cioè il radicamento di un certo tipo di pane nella cultura del territorio. Il pane è infatti strettamente legato alla cucina del suo luogo di origine. La cucina toscana, sapida e decisa, ricca di salumi (prosciutti, salsicce di cinta senese e cinghiale) si accompagna ottimamente al tipico pane sciapo. Quella meridionale più speziata trova il suo complemento ideale nelle semole che smorzano il piccante. Cucine ricche di intingoli generosi come quella lombarda e piemontese richiedono pani ricchi di mollica capaci di raccogliere i sughi. Per una cena a base di pesce sarà bene optare per un pane alle olive, all'olio di oliva, o, se volete strafare, alle alghe. I salumi? Vanno a nozze con le paste dure della tradizione emiliana e il fois gras tocca vette inattese se accompagnato da fette di pan brioche.
E poi la storia, e che storia, perché il pane ha ben 6000 anni alle spalle e infine o meglio lo sterminato capitolo dei pani italiani e quello dei pani creativi, una vera tortura leggerli senza poterli assaggiare uno ad uno.
Alessandra Meldolesi
Il libro del pane
editore Ponte alle Grazie
2007
euro 13,00

Mi chiamo Johann, sono americana da parte di padre, ho 39 anni e una figlia deliziosa e buona forchetta, Grace detta Papiso ma anche Poch, diminutivo di Pociolla. Faccio la giornalista ed ho imparato a cucinare per amore di mio marito, ma la cucina era nel mio DNA trasmessa da una nonna di origini toscane, siciliane e vissuta a Tripoli durante l'infanzia. Nei miei ricordi c'è il cous cous, la pasta con le sarde, le panelle di farina di ceci. Ho due gatti, Oliver e Kitty. Cucino per amore, per gli altri. Abito a metà tra Roma e Cortona, a Roma sono quasi vegetariana, a Cortona cedo alla buona chianina. Cucinare mi rilassa e mi aiuta ad esprimere il mio lato creativo.
(agg. 4/2009)Non ci sono ancora commenti a questa pagina.
Con questo libro, Isabelle Allende intinge la penna nel calamaio dell'eros e ci offre un testo composito e originale scritto con ironica leggerezza.
Vi ricordate qualche tempo fa che in un thread qualcuno cercava libri che parlassero della cucina? Niente ricette in questo libro ma solo riflessioni.
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Questo buffissimo libro attirerà anche la vostra attenzione, non solo per la colorata copertina o per l'autore ormai noto, ma soprattutto perché è rivolto ai più piccoli cuochi della nostra casa: i bambini!
Pubblicato per la prima volta nel 1766, questo libro gettò forse le basi della cucina regionale piemontese e l'attenzione modaiola all'argomento cucina e dintorni ha suggerito il tentativo di rilancio di quest'opera. Un recupero senz'altro meritevole, ma a mio giudizio destinato più che altro a veri estimatori del genere.
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