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Il Pistacchio di Bronte

di Grazia Annibale - 09/23/2001

Uno smeraldo dall'intenso profumo di resina. E' il pistacchio di Bronte, cittadina alle falde dell'Etna. Una storia che parte da lontano e che ha il profumo dell'Oriente. Furono gli arabi a importare il seme nell'Isola: si chiamava fustuq; da qui deriva fastuca, il termine in siciliano.

Una pianta quella del pistacchio favorita dai terreni lavici, ricchi di sali minerali. A Bronte l'economia agricola è molto legata alla coltivazione di questo albero, dai rami sottili che creano grovigli spesso inestricabili e che a settembre si colorano di rosa per i malli dei pistacchi che crescono a grappoli. Quando il frutto giunge a maturazione si schiude.

Solo ogni due anni gli alberi danno il frutto, quando accade si possono raccogliere solo a mano: il terreno accidentato sul quale crescono non permette che si utilizzino macchine. Si mette al collo una tela, quasi fosse una culla da neonato, e in questa borsa si infilano i semi. Poi si toglie subito il mallo e i semi vengono posti a seccare e conservati.

E' una varietà unica al mondo questa di Bronte, per profumo e colore. E' insuperabile per l'utilizzo in pasticceria, ma in Italia sono in realtà sempre meno le industrie che utilizzano questo pistacchio dal costo più elevato dei semi che vengono importati a basso costo soprattutto dall'Iran – questi sono tondi - , ma anche dalla Turchia, dall'Afghanistan, dalla Grecia e dall'America meridionale.

Gli stranieri invece continuano a comprare i pistacchi di Bronte, soprattutto le case che producono specialità da gourmet, dal fois gras francese, alle praline svizzere. Ma anche in Italia alcuni pasticcieri e alcune associazioni di cultura gastronomiche stanno tornando a utilizzare e a promuovere questo pistacchio: è il caso dell'Associazione Pasticcieri Città di Bronte e dello Slow Food attraverso i presidi.

Le ricette

Il gelato
(per un chilo di gelato)

  • 1 litro di latte
  • 2 etti di zucchero
  • un etto di pistacchi sgusciati
  • 5 tuorli di uovo
Pestare nel mortaio i pistacchi, aggiungendo qualche cucchiaio di latte così da farne una crema. Far bollire il latte e unirvi il composto di pistacchi. Lasciare per un'ora. Montare i tuorli con lo zucchero sino ad ottenere una crema. Passare al colino fine il latte, unire le uova con lo zucchero e fare cuocere a fiamma bassissima. Non deve bollire. Quando la crema inizierà ad addensarsi toglierla dal fuoco e passarla al colino. Lasciare raffreddare. Versare nella gelatiera e lasciare gelare.

Salsa ai pistacchi

  • 50 grammi di burro
  • 80 grammi di pistacchi tritati
  • ¼ di litro di panna
  • 2 tuorli d'uovo
  • sale
  • pepe
Fondere il burro, travasarlo nel mixer. Aggiungere i pistacchi, la panna, i tuorli d'uovo, il sale e il pepe. Frullare. Mettere la salsa in un tegame a cuocere a fuoco lentissimo sino a quando la salsa non si rapprende. Ottima per accompagnare un arrosto di vitella.

L'Itinerario

Ci fermiamo proprio a Bronte, in provincia di Catania, lungo un declivio dell'Etna, sulla valle del Simeto. Un territorio straordinario per bellezze naturali. Boschi, agrumeti, noccioli, fichi d'india, castagni, viti, ulivi: è una diversità di culture che caratterizza questa terra baciata dagli dei.

Il mito racconta che fu Bronte, figlio di Nettuno, a fondare la città diventandone re. Qui abitarono i Siculi, i Greci, poi gli Arabi ai quali si deve la coltivazione del pistacchio. Ben più tardi, nel 1799, i re Borboni regalarono all'ammiraglio Nelson come ricompensa per l'aiuto dato nella repressione della rivolta napoletana, l'Abbazia di Mamiace e molti dei terreni coltivabili. L'abbazia venne trasformata in un castello.

Resta la splendida Chiesa di Santa Maria, con uno portale che è un vero capolavoro dell'arte normanna influenzata dagli stili arabo e locale. Da visitare anche il Santuario della Santissima Annunziata e la Masseria Lombardo, qui, oltre a un complesso naturalisti dei più belli anche un museo della civiltà contadina, con i resti di una cartiera d'origine araba.

Per saperne di più
Bronte, la città dei pistacchi


Autore
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Grazia Annibale

Di anni ne ho 52.

Amo cucinare,

tragicamente anche mangiare

e non parliamo del pasticciare.

Amo la pasta e gli impasti,

la cicoria e le caldarroste,

il vino rosso e i cantuccini,

la mortadella con i suoi pistacchini.

Del pane sono ghiotta:

lo accompagno con la cianfotta.

Per la spesa non mi serve la lista.

Memoria d'acciaio, sono giornalista.

(agg. 3/2010)
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