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Il Portogallo

di triestina - 01/07/2009

Ho scoperto culinariamente questo paese grazie alla figlia d'una amica che l'ha visitato in occasione del suo viaggio di nozze.

E sapendomi appassionata di cucina, ha raccolto quanto più materiale poteva per farmi conoscere questo pezzo estremo d'Europa affacciato sull'oceano Atlantico.

Un paese in cui il clima varia sensibilmente da una regione all'altra subendo le influenze geografiche come latitudine, altezza sul livello del mare, vicinanza alle coste.

Avendo la maggior parte delle sue frontiere proprio sul mare, è chiaro che la sua popolazione abbia dovuto assistere nel corso dei secoli a numerosi eventi come gli sbarchi degli antichi viaggiatori della storia: i Fenici, i Greci, i soliti Romani e anche coloro che arrivavano dal nord.

Forse per questo il Portogallo ha come caratteristica della sua gastronomia, una varietà e una ricchezza di sapori che hanno il punto di forza nella genuinità e nella territorialità dei prodotti di base.

Molti degli alimenti che ancor oggi si usano, fanno parte di un patrimonio culturale e geografico assai difficile da sradicare.

Sicuramente la sua storia ha contribuito a conservare intatto questo patrimonio avendo vissuto per più di quarant'anni (circa fino al 1974, anno in cui cadde la dittatura di Salazar) praticamente isolato.

In quegli anni, l'agricoltura ha continuato a rappresentare per la popolazione il solo mezzo per superare la crisi sociale ed il fabbisogno alimentare: ogni famiglia possedeva un piccolo appezzamento dal quale ricavava sostentamento.

Occorre ricordare che il Portogallo è uno dei paesi più antichi d'Europa.

Dal XII secolo, ebbe l'indipendenza dai regni peninsulari grazie a colui che fu il primo re: il conte Alfonso Henriques.

Dopo un altro secolo, il Portogallo poté finalmente tracciare definitivamente le sue frontiere rispetto al continente.

E ciò avvenne grazie alla conquista dell'Algarve.

Alla fine del XIII secolo fu creata la Università di Coimbra, una delle più prestigiose d'Europa.

Nei secoli seguenti, i portoghesi navigarono raggiungendo l'Africa, l'Oriente, il Sud America e in quel periodo gli arcipelaghi delle Azzorre e di Madeira entrarono a far parte del loro territorio nell'Oceano.

Nel 1910 cadde la monarchia e il paese si trasformò in una Repubblica.

Il Portogallo fa parte dell'Unione Europea dal 1986.

Il fatto di appartenere ad una Unione ha indotto il paese e soprattutto la sua agricoltura ad uniformarsi a quelle regole e agli standard dettati da Bruxelles.

Queste normative raggiungono piuttosto lentamente l'interno del Paese e di conseguenza la cucina delle zone rurali è generalmente migliore di quella delle grandi città in quanto è basata quasi esclusivamente sui prodotti locali.

A Lisbona (la città degli alfacinhas=mangiatori di lattuga) la cucina è assai più leggera e meno sostanziosa di quella di Porto (la città dei tripeiros=mangiatori di trippa), mentre la cucina dell'Algarve risente oggi del turismo di massa, delle mode e soprattutto del suo retroterra poco fertile.

Per contro, tutte le zone costiere sono in grado di offrire pesci e frutti di mare di primissima qualità.

Effettivamente, la cucina del Portogallo è principalmente basata su prodotti molto semplici (carne o pesce) che sono però trattati con quel particolare tocco esotico che la rendono speciale.

Oppure, come nella zona di Alentejo, la gastronomia offre abbinamenti davvero inusuali, come le vongole con la carne di maiale.

E bisogna sfatare una credenza che vuole il baccalà come piatto principale della sua gastronomia: come è fin troppo facile ricorrere al solito detto che ci sono 365 modi diversi (uno per ogni giorno dell'anno) per cucinarlo!

Le zuppe (del resto come nella vicina Spagna) rivestono una parte importante del pasto quotidiano.

Queste zuppe rappresentano dei veri piatti unici essendo fatte con verdure diverse e carne.

Particolari e famosi sono il classico caldo verde, la canja, la sopa de legumes.

In Portogallo, le zuppe sono distinte in due categorie:

Sopas – che sono legate di solito con patate e sono passate;

Caldos – che sono zuppe piuttosto liquide.



Il brodo del piatto nazionale portoghese sopa de cozido o il cozido à portuguesa sono in realtà dei bolliti di carne ricchi di verdure.

Anche qui la distinzione è importante:

Cozido - è un bollito di carne e verdure.

Açordas – è una zuppa con pane la cui consistenza è molto variabile: va dal liquido al molto denso. Questa è stata per molto tempo l'unico piatto della regione dell'Alentejo, delle popolazioni povere. Con l'unica pietanza rappresentata dal pane casalingo. A questa zuppa, a seconda delle disponibilità (ecco la ragione della sua consistenza variabile) veniva aggiunto olio, coriandolo, qualche uovo. Oggi questa zuppa nella zona di Lisbona, si fa con le cozze e l'astice.

Caldeiradas –sono bolliti di pesce o di verdure. Solitamente questo piatto era costituito da un solo tipo di pesce, ma più recentemente si è trasformato in una vera e propria zuppa di pesce vario.

Sopa de peixe - è una zuppa leggera, delicata, preparata con qualità di pesce migliore, che si distingue dalla creme de mariscos che è una zuppa cremosa di crostacei o di gamberetti.

Il Portogallo è una fonte inesauribile di ottimi piatti e di soluzioni gastronomiche di alto livello: oltre ai pesci e i frutti di mare, il rinomato baccalà e le sardine, annovera delle carni eccellenti di bovino e di ovino. Pecora e capretto in special modo.

La tradizione pastorizia di montagna è ancora viva e le razze antiche si sono conservate inalterate, senza quelle mutazioni che hanno modificato gli animali d'allevamento nel resto dell'Europa. In questo paese, l'allevamento è considerato il frutto di un insieme di fattori ambientali e naturali che produce una qualità di carni davvero di alto livello.

Non è soltanto dunque la razza del bestiame bovino od ovino a determinarne la qualità, bensì vi contribuiscono lo spazio vitale dell'animale, il clima, la vegetazione e, non ultimo, il mangime.

Viene da sé che con questi presupposti anche i salumi e le salsicce risultano di grande qualità. Il maiale, specialmente in Alentejo, occupa un posto importante.

E non solo in questa parte del territorio: da secoli è l'alimento principale sia delle regioni montuose del Nord, che delle torride pianure del Sud.

L'allevamento dei suini avviene su larga scala nelle fattorie oppure nei boschi di sughero sotto il controllo dei guardiani.

In campagna, ogni famiglia alleva uno o due maiali per il proprio fabbisogno; l'arte di salare, stagionare, affumicare e conservare questa carne è tramandata di generazione in generazione.

Il pane e l'olio sono due alimenti essenziali nella vita portoghese. Il pane ha ancora quella forma e quella consistenza arcaica che nessun'altra nazione europea ha saputo conservare.

Sebbene ogni piatto sia accompagnato da pasta o riso, il ruolo del pane è quello di un primo attore. Il pão caseiro (classico pane casereccio) è di una qualità sopraffina.

Si trova abitualmente nelle campagne e il suo profumo è davvero indimenticabile.

Nelle città, alcuni negozi lo producono e ci tengono a reclamizzarlo con la scritta "pão cocido na lenha" (pane cotto a legna).

Per il pane si usano miscele di farine diverse e in buona parte farine di segale con farine di frumento.

Come lievitante, si usa indifferentemente il lievito oppure la pasta acida o entrambi.

E' l'alta temperatura dei forni a legna che contribuisce a creare quella crosta croccante.

In alcune regioni, si fa un pane con farina di mais che si mangia unitamente al famoso caldo verde (la zuppa di cavolo).

Ogni paese ha le sue forme di pane caratteristiche.

La broa de avintes ad esempio, ha conquistato un posto speciale essendo fatto a forma di torre, fasciato nella carta, piccolo, compatto, con la pasta che è scura, arricchita da miele.

Affettato, è di ottimo accompagnamento a salsicce e prosciutti.

L'olio è molto amato dai portoghesi che lo usano per friggere, arrostire, per condire pietanze, per il pesce e le verdure.

Quasi sicuramente le olive venivano pressate ancora prima dell'arrivo dei romani.

Sotto il loro dominio però le piantagioni di ulivi si moltiplicarono e furono i cavalieri Templari a contribuire allo sviluppo della produzione dell'olio d'oliva facendo costruire dei frantoi nelle zone di coltivazione.

Alla base degli ulivi, ancora oggi il terreno viene utilizzato per coltivare frumento, mais, patate e cavoli.

Complessivamente, il Portogallo possiede all'incirca 350.000 ettari di terra coltivata ad ulivi.

Questi alberi sono di trenta tipi differenti. E i tre quarti dei circa cinquanta milioni di alberi, sono molto, molto vecchi.

La maggior parte di questa ricchezza, si trova in montagna, dove cresce abbandonata a se stessa.

La raccolta delle olive si fa a mano essendo spesso i luoghi difficili da raggiungere con mezzi meccanici.

Il Piri-piri è l'aroma più amato in Portogallo. Il piri-piri è un peperoncino rosso, piccantissimo che proviene dall'Angola.

Dapprima venivano usati piccoli peperoncini del tipo "malagueta" che vengono coltivati ancora oggi in molti orti.

Il piri-piri, si usa soprattutto con i frutti di mare, ma anche con il pollame, le zuppe di carne e verdura e nelle marinate.

Tritato finemente, unito ad olio d'oliva, aceto e sale grosso marino, si usa come condimento e si trova sempre sulle tavole portoghesi.

Si trova già pronto nelle drogherie.



La storia portoghese di potenza coloniale spiega la ragione del loro amore per le spezie e gli aromi esotici.

Usano il curry (=caril), la cannella (=canela) e fra le erbe aromatiche domina il coriandolo (=coentros), ma si usano anche la menta, l'alloro, l'origano e il prezzemolo.

I piatti di carne vengono speziati con noce moscata, cumino, chiodi di garofano (=cravinho).

E naturalmente l'aglio: quello no, non manca mai.

Oggi tutti i tipi di formaggio prodotti con latte non pastorizzato conoscono in Portogallo una sorta di rinascita.

Se dapprima il prodotto era facilmente reperibile perché di tradizione, successivamente minacciava di sparire per lasciare il posto ai prodotti più standardizzati.

Dal 1985, questi prodotti frutto della tradizione, sono protetti con il riconoscimento di almeno dieci denominazioni di origine.

Solo alcuni anni or sono si trovavano soltanto in alcuni mercati regionali oppure nei negozi specializzati di prelibatezze alimentari di Lisbona.

Ora si possono trovare nelle grandi catene di supermercati che organizzano a marzo (periodo dell'anno in cui i formaggi sono ottimi e abbondanti) delle fiere dedicate.

Per due o tre settimane, si possono trovare fino a cinquanta differenti tipi di formaggi fatti con latte non pastorizzato.

E' un'occasione unica e speciale per conoscere l'intera gamma dei prodotti del settore.

Alcuni di questi formaggi, sono diventati famosi nel mondo:

Azeitäo - (di latte di pecora della zona di Setùbal);

Cabreiro – (di latte di capra o misto della zona di Castelo Branco e Beira Baixa);

Evora - (di latte di capra dell'Alentejo);

Nisa – (di latte di pecora anche questo dell'Alentejo);

Terrincho - (di latte di vacca della sola razza Churra da Terra Quente);

Serpa - (di solo latte di pecora merino, in diverse forme e consistenze);

Rabacal - (80% di latte di pecora e 20% di latte di capra, della zona di Coimbra).

Naturalmente questi sono soltanto una piccolissima lista dei tantissimi magnifici prodotti caseari portoghesi.

Eh sì, alla fin fine, occorre parlare anche del bacalhau, un vero punto di forza di questo paese.

Fin dai tempi antichi rappresentava una provvista importante nell'alimentazione delle gente di mare, dei naviganti, delle popolazioni costiere.

Anche oggi il merluzzo viene pescato e direttamente lavorato a bordo.

C'è da dire però che ormai buona parte del baccalà che si consuma in Portogallo proviene da Norvegia, Inghilterra e Canada.

Di solito è venduto in pezzi interi.

Sebbene lo stoccafisso sia merluzzo essiccato e salato, è questo che si utilizza in vari modi, a condizione di dissalarlo bene, tenerlo in acqua fredda (meglio se in frigo) per almeno 24 ore, cambiando l'acqua quattro o cinque volte.

Se il merluzzo non è dissalato a dovere, diventa praticamente immangiabile e se viene tenuto per troppo tempo nell'acqua, diventa molle e senza sapore.

Per capire se è dissalato al punto giusto, occorre assaggiare l'acqua dell'ultimo cambio.

Non si usa vendere in Portogallo il merluzzo fresco.

Anche le sardine sono una ricchezza per il paese e rappresentano il 40% del pescato annuo.

Dall'aprile, periodo in cui i banchi di sardine dopo aver svernato in acque meridionali profonde vengono verso la costa, inizia il periodo di pesca.

Sono belle grasse, con una carne aromatica.

Gran parte delle sardine viene lavorato e messo in conserva direttamente sulle barche o nelle industrie lungo la costa che, dopo averle squamate e liberate da teste e interiora, le mettono in scatola sott'olio.

In Portogallo si consumano anche fresche alla griglia, fritte o marinate con peperoni.

Come nella vicina Spagna, anche i Portoghesi amano gli stuzzichini.

I Petiscos sono piccole squisitezze paragonabili alle tapas spagnole e petiscar è verbo che indica quel gironzolar per locande, caffetterie e bar assaggiando le infinite varietà di stuzzichini.

I Salgados invece sono paste salate con ripieni diversi piuttosto saporiti e – strano ma vero – sono prerogativa delle pasticcerie.

Sono infatti fagottini generalmente di pasta sfoglia, ripieni di carne, pesce, insaccati e frutti di mare, impanati oppure fritti oppure cotti in forno.

Vengono amalgamati i vari ripieni con patate o verdure, speziati e ben pepati. Sono quelle che noi definiremmo crocchette o triangoli di pasta sfoglia fritta, con ripieni decisamente salati e stimolanti l'appetito.

I Portoghesi amano molto la pasticceria.

In nessun altro campo della gastronomia, hanno saputo dare altrettanto sfogo alla loro creatività.

Il semplicissimo tema di base e cioè tuorlo d'uovo e zucchero è stato variato all'infinito ricavandone innumerevoli "arrangiamenti".

Si penserà subito ed a ragione: ma che ne fanno di tutti gli albumi se usano soltanto i tuorli?

Una risposta, sia pure incredibile davvero, esiste: il tuorlo rappresenta "lo scarto" dell'enorme quantitativo di albumi che viene utilizzato per chiarificare il vino e per proteggere le attrezzature delle imbarcazioni a vela.

Questo oggi è soltanto una sorta di leggenda metropolitana, ma per il passato è sicuramente stato una realtà.

L'arte pasticciera è nata nei numerosi monasteri delle suore che punteggiavano tutto il territorio del Portogallo.

Quando i monasteri furono soppressi, le antiche ricette furono preda di chiunque si fosse trovato nelle vicinanze delle vecchie cucine.

E ogni famiglia ha tra le sue ricettine speciali di dolcetti e pasticcini, sicuramente una di quelle che derivano o discendono dai vecchi conventi.

I pasticcini e i dolci in genere sono attentamente valutati per consistenza, profumo, struttura dell'impasto, qualità del ripieno, leggerezza o pesantezza.

Basti pensare che a Lisbona, alcuni caffè espongono i dolci con tanto di cartello che ne indica la provenienza regionale perchè nessun pasticciere sarebbe in grado di produrre o realizzare l'innumerevole quantità e varietà di questi complessi prodotti dell'arte dolciaria.

E' ovvio che parte delle motivazioni stanno nel fatto che certe ricette sono un vero segreto e sono gelosamente custodite quasi come un segreto di stato.

Oltre ai dolci "di uovo" come comunemente vengono contraddistinti questi prodotti di pasticceria, è molto apprezzato anche il budino.

Si trovano budini di latte, di caramello, di limone, di zucca, d'arancia. Uno dei più amati è il budino di mandorla.

Nel Nord del paese, furoreggia un certo budino "do abade de priscos" fatto con pancetta affumicata, cannella, scorza di limone e Porto.

Fra le torte, sono speciali quelle con farina di mais, oppure con spezie, noci, frutta secca e vino Madeira.

A Natale di usa il Dolce del Re (bolo rei): chi affettandolo trova una fava o un piccolo giocattolo (come da noi nell'uovo di Pasqua) a sorpresa, avrà un anno fortunato, ma il prossimo Natale, sarà lui a dover portare un dolce del Re a tutti i commensali.

Qualche ricetta tradizionale: Del caldo verde ho accennato all'inizio di questa escursione in Portogallo; è una zuppa di color verde appunto, fatta con un tipo di cavolo speciale proveniente dalla Galizia.

Il couve galega cresce all'ombra delle vigne e in ogni orto gli viene riservato un posticino per coltivarlo.

Anche nei cortili di Lisbona, non è strano trovare coltivati dei cavoli. Le sue foglie allungate hanno un colore d'un verde scuro, brillante e vanno tagliate sottilissime per la zuppa.

Si trovano nei supermercati già in busta, pronte per l'uso.

Tradizionalmente, questa zuppa è accompagnata a pane di mais lievitato appena sfornato e con quella crosta dura e croccante tipica delle regioni del Nord.

In ogni ciotola di zuppa, ricordate di mettere qualche fettina di salsiccia o salamella prima di versare la zuppa bollente.



Caldo Verde


  • 300 g di cavolo verde (solo foglie) se non si ha quello galiziano
  • 1 bella cipolla grande
  • 500 g di patate di tipo farinoso
  • 2 spicchi di aglio
  • 3 cucchiai di olio d'oliva
  • 150 g di salsiccia o salamino o luganega saporita
  • sale, pepe nero

Lavate le foglie del cavolo e asciugatele.

Tagliatele sottili come si farebbe per i crauti.

Preparate la cipolla affettata e l'aglio e tritateli fini fini.

Pelate le patate e tagliate sottili a fette (per esempio con la mandolina).

Scaldate l'olio in una pentola a bordi alti, possibilmente di coccio e gettatevi cipolla e aglio.

Appena soffritti, unitevi le fette di patate e fate in modo che rosolino da tutte le parti. Rigiratele più volte.

Versate adesso acqua calda finché avrete coperto gli ingredienti nella pentola.

Cuocete a fuoco dolce per una ventina di minuti finché le patate non saranno quasi disfatte.

Levate a questo punto la pentola dal fuoco e fate una purea del contenuto. (Usate un mixer a immersione, per esempio).

Tagliate a pezzetti la salsiccia o quello che avrete a disposizione.

Soffriggetela in padella in modo da farle dare il grasso che poi scolerete via.

Per la salsiccia, potete forarla con la forchetta se volete lasciare dei tocchetti più grandi.

Rimettete la pentola al fuoco, unite la salsiccia, e scaldate. Regolate sale e pepe.

A questo punto aggiungete il cavolo affettato finemente.

Cuocetelo per appena cinque, sette minuti.

Versate nella pentola un cucchiaio d'olio buono e spegnete il fuoco.

Preparate le ciotole sistemando in ognuna pezzi di salsiccia o salamino o quel che avete usato e sopra qualche mestolata di zuppa calda.

Servite fette di pane di mais per accompagnare il piatto.

Con questa dose, dovreste poter riempire circa 3-4 ciotole da porzione.


Cozido à portuguesa
Bollito di carne e verdura


  • 500 g pancetta di maiale
  • 1 kg circa di petto di manzo o vitellone o sanato
  • 1 gallina da brodo di circa 1 kg e mezzo (lorda)
  • 1 cavolo cappuccio piccolo
  • 4-5 foglie di cavolo verde galiziano (o alternative sul mercato)
  • 3 piccole rape bianche
  • 5 carote medie
  • 8 patate grandi
  • 2 salamini più 2 pezzi di salsiccia piccante più 2 salamini con aglio
  • 500 g di riso da minestra
  • sale, pepe nero

Sistemate tutta la carne, pulita, pronta per la cottura in una pentola capace di contenerla.

Coprite la carne con acqua abbondante salata e fate cuocere per almeno 2 ore e mezza, a fuoco lento, col coperchio.

Va da sé che potreste usare una pentola a pressione, se della capacità sufficiente.

Dopo un'ora e mezza, levate un poco di brodo e mettetelo in un'altra pentola. In questo brodo dovrete mettere il cavolo (affettato sottile), le rape pelate e tagliate a tocchetti come le carote e le patate.

Dopo circa tre quarti d'ora aggiungete le salsicce e i salamini.

Fate bollire per un altro quarto d'ora.

Adesso levate dalla pentola della carne un altro litro di brodo e trasferitelo in una pentola; appena bollirà gettatevi il riso.

Aggiustate bene di sale e di pepe. Lasciatelo al dente.

Intanto togliete la carne dal pentolone del brodo e tagliatela a pezzetti; recuperate le salsicce e fatele a fettine; il pollo tagliatelo a porzioni (i soliti 8 pezzi).

In una ciotola di terracotta mettete il riso e guarnitelo con le salsicce e i salamini.

Su un piatto da portata preriscaldato sistemate la carne e recuperate le verdure che sistemerete intorno.

Bagnate il tutto con un mestolo di brodo.

Per accompagnare questo piatto occorre un buon vino rosso poderoso.

La dose dovrebbe bastare per otto porzioni abbondanti.


Sardinhas de escabeche
sardine marinate


  • 1 kg di sardine piccole, freschissime
  • olio per friggere
  • un cucchiaio di farina

- per la marinata:
  • 3 cipolle
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • 2 spicchi d'aglio
  • 2 foglie di alloro
  • 1 pomodoro grande maturo
  • olio d'oliva e.v
  • 100 ml di vino bianco secco
  • 3 cucchiai di aceto di vino bianco
  • 1 cucchiaino di peperoncino in polvere
  • sale, pepe nero

Squamate il pesce, levate le interiora e la testa, sciacquatele e asciugatele con un po' di carta da cucina.

Friggetele poche per volta dopo averle appena velate di farina. Mettetele su carta per colare il grasso e lasciatele raffreddare.

Preparate la marinata: sbucciate le cipolle, tagliatele ad anellini; pelate il pomodoro, privatelo dei semi e tagliatelo a pezzetti.

Tritate aglio e prezzemolo.

Riscaldate l'olio in una padella e fatevi dorare prima le cipolle, poi l'alloro, il pomodoro e l'aglio e prezzemolo.

Salate, versate il vino bianco e l'aceto.

Cuocete per circa 5 minuti e poi fate raffreddare.

Sistemate il pesce fritto in un contenitore, salate e pepate e cospargete di peperoncino.

Sopra versate la marinata badando che i pesci siano ben coperti.

Lasciate riposare in frigorifero per 2 giorni prima di servire.


Bacalhau com natas
Baccalà con la panna


  • 750 g di stoccafisso
  • 5 cucchiai di olio e.v.
  • 1/2 kg di patate
  • 3 cipolle
  • 50 g di burro
  • 2 cucchiai di farina
  • 600 ml di latte
  • 300 ml di panna
  • pepe nero
  • 1 foglia di alloro fresca

Lo stoccafisso andrà messo in acqua fredda per 24 ore: cambiate l'acqua almeno 4-5 volte.

Sciacquate il pesce, levategli la pelle, le lische, fate la polpa a pezzetti grandi quanto una noce.

Pelate le patate, tagliatele a fettine sottili e fatele soffriggere in metà dell'olio finché saranno belle dorate.

Recuperatele e fatele scolare su carta cucina.

Sbucciate le cipolle, fatele ad anelli e mettetele a soffriggere nell'olio restante.

Appena appassite, aggiungete i pezzetti di pesce. Pepate.

Preriscaldate il forno a 180°-200°

In un pentolino fate sciogliere il burro, aggiungetevi la farina e il latte intiepidito, sempre mescolando che non si formino grumi.

Mescolate continuamente come per la besciamella.

Fate dare un bollore e spegnete subito. Lontano dal fuoco aggiungete e incorporate la panna. Rimescolate.

In una teglia da forno sistemate il pesce con le cipolle, coprite con le patate dorate; versate la salsa bianca alla panna a cui avrete aggiunto la foglia fresca di alloro.

Cuocete circa per mezz'ora e servite subito.

In fondo, abbiamo finito in bellezza, con una delle tante ricette di baccalà.

Tanto per non smentire le dicerìe.


Fotografia di copertina: bolo rei di Sylakka

Autore
triestina

"la tragedia della vita è ciò che muore dentro ogni uomo con il passare dei giorni" A.Einstein

(agg. 9/2011)

Commenti
bacalhao (Corbaccio)
. . bacalhao (Triestina)
. . . . mi stavo giusto (Sbardy)
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. . . . cavolo portoghese (Corbaccio)
Il Portogallo (Tony62)
. . il Portogallo (Triestina)


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