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Norman Provola e il mistero dei lombini scomparsi (5ª puntata)

di bluter - 06/21/2007

(Puntata precedente)

Improvvisamente, dal salone principale venne un rumore, poi un altro scricchiolio, poi un altro ancora: c'era qualcuno.
Rimisi silenziosamente in tasca le mie cianfrusaglie e portai il coltello a tiro. La mia visuale era buona sul corridoio, ma il salone principale era completamente escluso.
Mi avvicinai cautamente alla porta che dava sul salone. Sporsi cautamente la testa.
All'improvviso con due tonfi sordi, ravvicinati, due pelucchini alla zuava, lama inox e manico d'ulivo vanno ad infiggersi nel montante della porta a due centimetri rispettivamente sopra e sotto il mio naso, mentre risuona un grido:

- Steek Hutzee! il grido di guerra delle Starne Starnazzanti, il reparto cucina delle Screaming Eagles, il 101° Airborne, in Corea.
- Fun Cool! la controparola è venuta come un riflesso automatico. C'ero anch'io in Corea.
Accennai un cordiale - Ehi! allora c'eri anche tu laggiù, Ok!, fatti vedere, brutto...
Fui interrotto brutalmente
- Non provarci neanche a fare un passo in più. Stai dove sei e conserverai tutta la pelle attaccata al salame...
Conoscevo quella voce, anche se arrochita dal tempo.
- Steve, vecchio porco! sei uscito di testa? sono Norry, il tuo lavapiatti.
- Prendi il tuo lurido culo e portalo fuori di qui finché sei in tempo!
- Steve, non mi trattavi così una volta!
- Fottiti! ho fatto anche di peggio quando mi hai rovinato la salsa tartara col tuo peperoncino.
- Dài, ce l'hai ancora su con me per quello?
- No, ma ti ho detto di toglierti dai piedi se non vuoi che la prossima volta tiri al collo. Ho conservato il mio Bowie Knife per lavori del genere...
La voce veniva dal centro della stanza dove c'erano quattro grosse casse accatastate coperte da un telone. Se era lì non avevo scampo, ero sotto tiro ed era meglio che facessi ben attenzione a come conducevo le trattative.
- Ok, Ok! stai calmo, sto solo cercando il ganzo di una mia cliente, che faceva il cuoco proprio qui in questo posto, sai, adesso mi sono messo a fare il piedipiatti, investigatore privato, certo.

Gli diedi il tempo di riprendersi dalla sorpresa dell'incontro, di elaborare una risposta.
- Togliti dai piedi! bello così, scandito bene, ad evitare equivoci. Anzi, veramente la parte anatomica che dovevo liberare era un'altra, ma tanto avete capito il succo.
- Ma tu - ricominciai, non volevo mollare - ma tu non eri finito in un ristorante a santa Monica...
- Dove sono finito sono affari miei e il tuo Eros non lo conosco e non so dove sia finito.
- A meno che tu non sia il mio psicologo e parli delle mie vicende erotiche, il mio cuoco non sai dove sia, però sai come si chiama, vero? Proprio strano per uno che non conosci. - lo fregavo sempre sui particolari, anche in Corea.
- Norry, non mi fare innervosire, - (penso si scriva così, ma lui pronunciò col suo accento stretto dell'Ohio una roba tipo "inczzr"...) - Vattene prima che sia costretto a farti togliere il naso dal puzzo.
- Non vedo l'ora di andare ad inseguire la mia preda - tentai il colpo - hai qualche drizza?
- Prima lo devo beccare io, e poi non so se ne rimane anche per te.
- Ehi, calma, se lo prendevi come hai preso prima me, ho ancora qualche probabilità di trovarlo.
- Non volevo prenderti, idiota! Non sapevo chi fossi tu, ma ero sicuro che non eri quello strnz - Il suo accento dell'Ohio era veramente terribile, non capivo mai le parole più insolite.
- Lo conosci dall'odore forse?
- Doppio idiota!: è alto uno e cinquanta scarsi - io ero unoeottanta alla visita di leva, in effetti aveva ragione, e poi forse era meglio non farlo "inczzr", come diceva lui.
- Ho capito, O.K. ma... è stato così discolo a scuola il nostro scolaretto?

Non avevo mai sentito una sfilza di epiteti più orripilanti, tanto che a paragone l'opinione di un marito italiano sulla moglie colta in flagrante con l'amante sarebbe sembrata la dichiarazione d'amore della Giulietta di Shakespeare.
In breve la storia era questa: anni prima Steve era all'apice della carriera: - "Da Steve al Pesce Fresco" di Santa Monica era il locale più trendy del momento e dava fastidio a molti. Lo avevano incastrato con un sordido gioco.

Una lurida sera la solita bionda fatale aveva insistito per avere gli spaghetti allo scoglio con i totani congelati, lui era impazzito per trovarne due confezioni e poi la "strnz", come diceva lui, li voleva assolutamente con il pomodoro in scatola, chè solo quello aveva il gusto giusto. Faticò ad accettare di usarlo, lui, il re del pesce fresco, ma lo fece per amore di lei. Quando i federali irruppero nella cucina lo incastrarono le scatole vuote dei pelati e gli involucri di pesce congelato che gli trovarono ancora sul bancone. L'FDA non perdona, gli declassarono il locale a friggitoria, ormai era rovinato, cedette tutto ad un indiano che lavava i piatti da lui e sparì in Messico dove mise su un laboratorio per produrre Worchester taroccata da spacciare negli States. In queste cose era un mago, sarebbe riuscito a tostare persino la ghiaia di fiume e farla passare per roasted peanuts per gli yankee ubriachi.

Il nostro Eros, ai tempi lavapiatti aveva il delicato incarico di far sparire le lattine e gli involucri del pesce, e, guarda caso, quella sera si era acceso una sigaretta in più e aveva tardato quei due minuti a far sparire i rifiuti, giusto il tempo per i federali di irrompere e sequestrare. Vuoi non pensare che l'avesse fatto apposta? Quindi quella sera c'era un altro che aspettava qualcuno in quel posto... interessante combinazione, vero?
All'improvviso un tonfo sordo, un grido soffocato e dei passi che si allontanano Steve sbucò improvvisamente da dietro il cassone a sinistra con l'aria sorpresa, irrigidito e poi, senza un gemito cade in avanti, bocconi... e subito si chiarì il motivo della improvvisa defaillance: la causa sbucava dalla schiena di un bon palmo.

Avevo riconosciuto subito un coltello Yanagi Sashimi, 12 pollici di acciaio inox tedesco al molibdeno/vanadio, solo parzialmente esposti, anzi, in gran parte conficcati nella schiena. Lo Yanagi era inconfondibile, con il suo disegno particolare, il tipo di taglio dei tradizionali coltelli giapponesi, da un lato solo. In questo il manico in legno di ciliegio giapponese aveva una placca rotonda, dorata, evidentemente un marchio di fabbrica.
Era una lama ideale per il sushi o per trinciare, mai l'avevo visto usare per allontanare gli amici importuni. Ma il povero Steve era lì a testimoniare anche questo insolito utilizzo.
Il coltello era stato lanciato molto abilmente da una certa distanza, evidentemente i passi che avevo udito erano dell'assassino che si allontanava.
Uno stridore di gomme e il rombo di un motore ora mi persuadevano che il nostro amico, se di lui si trattava, non era più nei paraggi.
Peccato, contavo su un passaggio. Ne avrei dovuto fare a meno.

(continua...)

Autore
bluter

Bluter, alias Mauro, classe 1956, Torinese. Con mia moglie, due figlie, cani & gatti vari, abito fuori Torino. Sono medico (Anestesista), lavoro da una vita in ospedale, mi occupo di emergenza. Ascolto molta musica, mi piace il country, il bluegrass, le jugs band, il manouche, la musica da banda, Gianmaria Testa, Conte, Cammariere, ma se viaggio ascolto audiolibri, AC/DC o musica classica. Suonavo la chitarra, ora lo faccio molto raramente, ho imparato i balli occitani, la curenta, in epoca non sospetta, cioè quando li ballavano ancora dalle mie parti alle feste di paese e non nelle feste popolar-macrobiot-pacifist-cittadine, amo il musette.

Mi interesso di dizione e lettura ad alta voce, e raccolgo brani che talvolta leggo agli amici la sera.

Leggo di tutto e molto, le mie passioni sono i racconti brevi, Camilleri, Pennac, Severgnini e tanti altri. Amo i fumetti ma come Andrea Pazienza non ce n'è più. Manara mi intriga, adoravo i vecchi numeri di Linus, che ho conservato ancora in soffitta,

Ho una passione per la storia, ho una vasta collezione di film e mi piacciono le ricostruzioni storiche, i film di guerra, i vecchi film in bianco e nero.

M’interessano le filosofie orientali, ma non ne faccio una fede.

Nei viaggi (non tantissimi) la curiosità è lo scoprire un popolo a tavola, nei mercati, nei negozi.

ho scritto anche qualcosa non di cucina, nel blog indicato sotto (che non è "mio" ma che tengo con altri colleghi). Lì il mio nick è Herbert Asch.

In cucina, adoro gli spaghetti grossi, i vermicelli n.8, dopo viene tutto il resto, in ultimo la carne, la selvaggina e le carni di volatili (pollo, coniglio); non sopporto il fegato ed il brodo di gallina, per il resto ho mangiato già di tutto. Amo il vino bianco frizzante secco e fresco, l'acqua gelata, il tè cinese verde caldo, la birra fresca, la vodka, la grappa di frutta, il vino mi è, in realtà, indifferente.

Mi piace improvvisare sui rimasugli del frigo, in cucina abbiamo spazio ed ho distribuito barattoli dappertutto, con ogni genere di spezie, abbiamo sempre avuto un putagè, la stufa che d'inverno è il posto per cucinare che amo di più. D'estate la casa si apre all'esterno e mi piace improvvisare insalate sminuzzate sul tagliere antico di noce.

Ora che ho finalmente una certa età, forse riesco a vedere alcune cose con più distacco mentre alcune altre le assaporo meglio, con più gusto ed a qualcuna, finalmente, riesco anche a dire di no.

Dopo una vita passata a vedere schifezze ed a cercare di metterci riparo, ho voglia di non pensare più troppo a cose serie e cerco di togliermi delle soddisfazioni. Cerco di dire quel che penso, senza pensare troppe stupidaggini, di trovare persone sincere, situazioni vere, sensazioni piacevoli (i sostantivi e gli aggettivi possono essere variamente combinati, va bene lo stesso).

Qualcosa di tutto questo ho trovato in Cooker, senza enfatizzare, ma la cosa mi diverte e tanto basta.

(agg. 3/2011)

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