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Le Mandorle e l'Agnellino Pasquale

di Grazia Annibale - 02/24/2002

Una nuvola bianca. E' l'effetto mandorli in fiore in Sicilia. Una fioritura che, grazie al mitissimo clima proprio dell'isola, avviene tra gennaio e febbraio.

Sembra proprio che la terra rinasca dopo i rigori invernali indossando il vestito di una sposa.
E' conosciuta la festa dei mandorli ad Agrigento, meno la bellezza delle coltivazioni delle campagne di Noto nel siracusano, la meravigliosa città barocca.

Da qui giungono i frutti più profumati, i più ricchi di grassi, di proteine, di essenze. Tra le varietà la pizzuta d'Avola, la più elegante tra tutte le mandorle, impareggiabile per forma e gusto. Lo dice il nome: la sua terra d'origine è la cittadina d'Avola, in provincia di Siracusa.

Tutto il suo territorio è coltivato prevalentemente a mandorleti, grazie al clima temperato dal mare e alla catena dei monti Iblei che fermano i venti gelidi di tramontana e di maestrale. E' in questa terra profumata di rosmarino, timo e salvia che Giuseppe Bianca, botanico avolese del secolo scorso, selezionò la Pizzuta.

Quale la caratteristica della Pizzuta: l'essere piattissima, ovoidale e regolare. Perfetta per la confetteria più fine. Una raffinatezza che oggi non riesce a competere con l'esplosione d'offerta da parte dei mercati esteri a prezzi competitivi, Stati Uniti in testa. Pochi sono, infatti, ora i mandorleti, un regresso dovuto anche alla sostituzione con colture a più alto reddito, all'assenza d'interventi di protezione e valorizzazione del prodotto, e il mancato ricambio generazionale e il mantenimento di pratiche ormai non più al passo con i tempi nel settore agricolo.

E' dunque un commercio di "nicchia" quello della mandorla d'Avola. I pasticcieri la utilizzano per preparare deliziosi biscotti, latte di mandorla, torroni ma anche il bianco mangiare e il marzapane. Tutti dolci che rimandano a mondo arabo e alle origini asiatiche della mandorla. Il mandorlo, infatti, fu introdotto in Italia meridionale dai Fenici e dai Greci; nel IV secolo i Romani ne fecero commercio. L'impennata produttiva in Sicilia nell'ultimo secolo. Poi il regresso.

La ricetta

Siamo in tempo di Pasqua, ecco allora la ricetta dell'Agnellino di pasta di mandorle, un classico della tradizione pasquale siciliana. Era regalato dal fidanzato alla fidanzata. Più pesava, maggiore era la dimostrazione d'affetto.

Agnellino di pasta di mandorle


- Per la pasta di mandorle:

  • 1 chilo di mandorle
  • 1 chilo di zucchero
- Per il ripieno:

  • marmellata di pere
  • croccante
  • pezzi di cioccolata
  • un bicchierino di liquore per dolci
Serve uno stampo a forma d'agnello. La tradizione lo vuole di gesso. Le mandorle vanno spellate e macinate con mezzo chilo di zucchero. L'altro mezzo chilo si scioglie nell'acqua – un bicchiere – e si unisce alla mandorle macinate. Cuocere a calore moderatissimo, sino a quando la pasta si stacca dalle pareti della casseruola, poi si unisce il liquore.
L'impasto si stende con un mattarello. Non deve essere spesso più di un centimetro. Si fodera lo stampo spolverato di zucchero a velo. Si farcisce con marmellata, pezzi di cioccolata fondente, un po' di croccante e, volendo, dei pinoli. Si copre con l'altra pasta di mandorle prima di capovolgerlo nel piatto di portata. Si deve ornare con fiori, confettini d'argento e cioccolatini rivestiti di carta argentata.

L'itinerario

E' ovviamente, nel siracusano. In omaggio alla mandorla andremo prima ad Avola, "la città nuova di geometrica armonia, di vie diritte, d'ariose piazze, d'architettura di luce e fantasia" come ne scrisse Vincenzo Consolo.

Ha una pianta esagonale Avola, come la città fortezza Palmanova, nel Friuli. Sorse nel 1695 dopo che Avola Vecchia fu distrutta da un terremoto. Prima di entrare nell'abitato vale una passeggiata il lungomare con i suoi fontanili sulla spiaggia. Nella città si possono percorrere tre itinerari diversi: quello barocco, quello neoclassico e quello liberty.

Da non perdere la Chiesa Madre di San Niccolò, dall'altissima facciata settecentesca. Subito fuori la città la meravigliosa Cavagrande del Cassibile. E' un lungo e profondo canyon scavato nell'Altopiano Ibleo, ricco di laghetti color smeraldo. Si consiglia l'escursione, non semplice, solo nella bella stagione.

E veniamo a Noto, conosciuta nel mondo per lo straordinario impianto barocco che la caratterizza. Un gioiello la piazza centrale della città sulla quale si allarga la scenografica scalinata del Duomo. L'interno della cattedrale è rimasto semidistrutto dopo il terribile crollo della cupola e di parte del tetto della navata, e sta per essere ricostruito. Da ammirare le ricchissime e preziose decorazioni dei palazzi nobiliari. Nella chiesa del Crocifisso la splendida "Madonna della neve" di Francesca Laurana, Noto è stata dichiarata dall'UNESCO "Patrimonio dell'Umanità".


Per saperne di più
Unesco

Autore
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Grazia Annibale

Di anni ne ho 52.

Amo cucinare,

tragicamente anche mangiare

e non parliamo del pasticciare.

Amo la pasta e gli impasti,

la cicoria e le caldarroste,

il vino rosso e i cantuccini,

la mortadella con i suoi pistacchini.

Del pane sono ghiotta:

lo accompagno con la cianfotta.

Per la spesa non mi serve la lista.

Memoria d'acciaio, sono giornalista.

(agg. 3/2010)
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