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Norman Provola e il mistero dei lombini scomparsi (9ª puntata)

di bluter - 08/03/2007

(Puntata precedente)

L'appuntamento rinviato con Spitz voleva dire un'altra cena dalla zia Maria, che aveva ribadito il precedente menù pugliese: ve lo cito come lo scrive lei, lampasciune, chescavedd e strasc'net co'cimerrep (Lampascioni, caciocavallo, e orecchiette alle cime di rapa). Fu epico anche il secondo round. Nella notte ritrovai la stessa mortadella del sogno, ma stavolta ero io che le davo la caccia. L'indomani mi ricordai di prendere l'abbonamento del bus e mi avviai da Jodie. Solito appostamento: lei arrivò sola. Entrai anch'io.
- Norman! Ce l'abbiamo fatta! L'ho individuato. Ha portato l'auto?
- Certo! E' qua dietro. A patto che guidi io anche al ritorno...
- Ok, ok, niente scherzi...

La fucina di questo Stregos si trovava in una piccola downtown periferica, in un sobborgo popolato principalmente di immigrati Croati. Avevamo un indirizzo e, una volta individuato, parcheggiai l'auto poco oltre e nel passare gettai un'occhiata: il negozio pareva abbastanza male in arnese, e già da qualche anno mancava di manutenzione, uniformandosi in questo a tutti gli altri attorno. Non c'erano scritte esterne e se non fosse stato per il numero civico sarebbe stato molto difficile individuarlo. Scendemmo entrambi e ci dirigemo senza fretta verso il negozio. L'interno era buio e questo non consentiva la visione dall'esterno. La porta era aperta.

La stanza era abbastanza ampia, piena di mille cose sugli scaffali, evidentemente più che un coltellaio era un rigattiere. Un piccolo bancone prospiceva una porta che, evidentemente dava sul retro.
- Buongiorno! - dissi entrando.
- Dobar dan! - mi rispose una voce dal retro.
- Il signor Stregos?
Dal retro uscì un omone sui cinquant'anni, imponente, dall'aria seria, ma con lo sguardo buono. Era in maniche di camicia, con un grande grembiule scuro che gli arrivava sino ai piedi. Si stava pulendo le mani con uno straccio.
- Buongiorno a voi, posso essere utile?
L'accento non era neanche così marcato.
- Saremmo interessati a vedere qualche coltello da cucina, un nostro amico ci ha detto che i vostri hanno una qualità eccellente.
- Vi interessa qualche tipo particolare?
- Abbiamo visto in giro uno Yanagi Sashimi molto interessante.
Stregos alzò solo un sopracciglio, come insospettito.
- Quello coltello mooolto particolare, io monto solo su ordinazione. Come tu fai sapere di questo tipo particolare?
- Ce ne ha parlato un amico.
- Ma prego, mentre parliamo, accomodatevi un attimo.
Indicò in un angolo più scuro del negozio un tavolino basso, con un piccolo fornellino sopra, attorniato da alcuni sgabelli, che tutto subito non avevamo notato.
- Grazie, ma non vorremmo disturbare.
- Nessun disturbo. Radovan Stregos è piccolo artigiano ma cura sue cose e vuole capire bene per servire bene cliente. Prego, volete piccolo caffè?
- Grazie allora - Disse Spitz, che fino ad allora si era solo guardata attorno - volentieri.

Ci sedemmo. Mentre radunava il necessario, ci illustrò la procedura.
- Io offro caffe turco! E' semplice: acqua bollente si versa in dzezva, questo bricco con lungo manico per caffè, dove e già stato messo caffè macinato. Si porta a bolire, che si alza caffè, si toglie dalla fonte callorica, e si agiunge qualche goccia d'acqua fredda per abbasare caffè al fondo ed ottenere una schiuma sopra. Quando si versa nella tazza, un po' di fondo c'è sempre; meno male! dal fondo si vede futuro e specialmente, quando si preme con un dito, quello in mezzo, pensando a qualche desiderio. Il caffè deve essere macinato molto fine, tanto più fine che per mocca italiana; a ogni tassina di caffè, un cucchiaino di zucchero. Metti caffe con zucchero in dzezva e mettilo al fuoco scaldare, che incominci sentire l'odore di caffè. Attenzione, bisogna legermente mescolare al secco.
L'acqua bollente prepari a parte e quando hai tostato un po' caffè, butti l'acqua in dzezva. Attenzione, si alza molto presto e devi togliere dal fuoco un attimo e tornare su che si alza, naturalmente non sopra bordo. Due, anche tre volte che si alza, e togli dal fuoco agiungendo subito qualche goccia d'acqua fredda, legermente mescolando la parte superiore, che ottieni una schiuma simile alla schiuma sul espresso. In ogni tazza metti per il primo, un po' di schiuma e poi caffe. Qui finite le istruzioni. Ora bevi caffe e godi la vita senza paura!

Nel mentre che illustrava procedeva anche a farci il caffè, ed era riuscito a creare un momento magico, sospeso nell’illustrazione quasi scolastica della procedura. Le tazzine erano pronte fumanti dinanzi a noi.
- Mi raccomando nessuna fretta di bere caffè per la diferenza a quelli che lo prendono in un sorso. Caffè "turco" che preparano tanto in Bosnia, si beve in questo modo, cioe, molto lentamente. In certi "kafane", che sarebbero le caffetterie, se lo bevete in un sorso, non velo fanno pagare, ma vi diranno di non venire più perchè avete ofeso caffè, cioè, l'abitudine e questo è sucesso agli alcuni amici miei.
Solo con caffè "turco" si puo' fare le previsioni del futuro, che le zingare sono specializate, ma le fanno anche le casalinghe, quando si trovano verso le dieci al mattino o nel pomeriggio, per bere caffè e fare le chiachiere delle vicine... come in Inghilterra "five o'clock - the time"...-
- Veramente squisito - accennai – ma, mi dica del coltello, il mio amico...
- Ecco scusa se interrompo, - Il sopracciglio si era nuovamente sollevato - chi è questo amico?
- Eros Bertuccia, il cuoco.
Il caffè passò per traverso al povero Stregos.
- Ah - disse solo tra i colpi di tosse.
- Tra l'altro ci piacerebbe capire dov'è finito, non abbiamo più sue notizie da un sacco di tempo.
Stregos non rispose, era ammutolito improvvisamente. Un gatto passò silenzioso tra le sue gambe. Stregos si riprese subito e ci rivolse un largo sorriso.
- Bello micio! Piacciono i gatti?
- Sono allergica - Spitz tentò di gelare il tentativo di cambiare discorso.
- Peccato! - Stregos proseguì imperterrito. - Quattro delle mie gatte hanno i gattini, ma non so ancora quanti. Le adulte abbiamo adesso dieci teste e nove code. Da tredici che erano, due siamo riusciti regalare, una è finita sotto automobile e una coda tagliata da veterinario per infezione.
Bisogna fare bene attenzione a infestazione di parassiti. So di due casi di gatti morti, per zecche, nelle ultime tre settimane.

L'enfasi con cui aveva sottolineato la mortalità dei gatti era molto esplicita. Ci stava dicendo delle cose. E non si riferiva solo alla mortalità felina...
- Le mie gatte non hanno le zecche - continuò - Non ho notato qualsiasi parasita o malatia. Adesso una gatta, che mia moglie la chiama "zia" ha già 8-9 anni e sembra che partorisce i gattini che non riescono sopravivere. L'anno scorso e morta una gatta che aveva verso 12 anni. Era unica che sapiamo che è morta di vecchiaia. Ma non miagolava. Era si-len-zio-sa.
- Certo il silenzio ha molti pregi... - Ammisi.
- Tante altre spariscono semplicemente.Tante finiscono sotto automobili, perchè davanti della casa passano molte automobili ogni giorno.
- Pericoloso il traffico!
- Certo che popolazione cresce, non solamente per riproduzione naturale, ma anche per fatto che i contadini che trasportano bestiame venduto, portano i suoi gatti e li lasciano vicino alle mie porte. Cosa possiamo fare che addottarli. Cosi cresce il branco continuamente, stiamo offrendo di regalare qualche gatto ai parenti, vicini e conoscenti. Solo che quelli, regalati ai vicini, tornano subito. Si regala qualche gatto con poco sucesso. Le spese aumentano, ma anche i miei pozzi hanno un fondo. Noi diamo da mangiare due volte al giorno.

Si interruppe per prendere un po' di caffè e meditare sulle spese per i gatti. Poi riprese:
- Non saprei cosa dire, come risolvere suo problemma. Io ora non ho coltello qui e suo amico non vedo da forse un anno. Mi spiace.
- Già, peccato. - Spitz si alzò, e si avvicinò alla bacheca dei coltelli a serramanico. - Penso allora che prenderemo questo Opinel Affilè, può sempre essere utile.
Mettendo il coltello in borsetta allungò due centoni al nostro artigiano.
- Tenga il resto, i suoi gatti ne beneficeranno.
- Troppo gentile, signora.
- Ha per caso idea di un ristorante qui attorno? Con cuoco bravo, intendo - Spitz sottolineò solo leggermente la questione del cuoco, ma Stregos aveva capito perfettamente.
- Certamente! C'è una piccola locanda nel centro di paese, dove si mangiano ai piedi, in pocchi minuti. Sta locanda esiste dal inizio secolo ed è molto conosciuta per porzione e un quarto di rosso. Servono solo acciughe fritte e callamari fritti, niente altro. Si sta ai piedi, attorno tavoli alti. E' un "fast food" mediterranean type. Vado sempre con mia moglie non può mangiare sarde, mentre acciughe si. Io, invece, mangio tutto.
Sorrise compiaciuto, poi continuò:
- Siccome lo stesso proprietario del ristorante, tiene anche un negozio di pesce, puoi ordinare pesce e mentre garzone ti prepara pesce ordini porzione con 1/2 litro di rosso e legendo giornale, mangi e bevi.
S'interruppe con fare confidenziale: - Spesso trovo amici lì, basta guardare bene anche in dietro di negozio... Da, da.
- Grazie Stregos. E' stato prezioso.
- Prego bella signora, torna ancora. Dovi denja!, arrivederci!
Raggiungemmo l'auto in silenzio.
- Vada in centro, Norman, ho idea che nel ristorante ci sia qualche nostra conoscenza!

Guardai Spitz perplesso.
- Non ha capito nulla, vero Norman?
- Mmmh!
- Semplice! Siamo andati da un coltellaio cercando un coltello da intenditori e poi abbiamo chiesto notizie di un amico. Probabilmente di questo amico era pericoloso parlare, anche i muri hanno orecchie, ed il nostro coltellaio non è stupido. Non volendo fare la fine dei gatti, ma avendo molti gatti da sfamare, il nostro, previa sollecitazione in contanti, ci ha suggerito un possibile riferimento per trovare il nostro amico.
- E tutta la manfrina del caffè che c'entra?
- Niente, ma non si può chiacchierare a lungo senza un buon caffè, le pare Norman?
- Ah! già!
- Andiamo in centro, Norman, cosa aspetta?

Un ringraziamento alla cortesia di Magos che ha permesso di copiare la sua saporita descrizione del caffè bosniaco
(1ª lezione - 2ª lezione)

Grazie a Lokum per averci fornito la fotografia del caffè turco.

(continua...)

Autore
bluter

Bluter, alias Mauro, classe 1956, Torinese. Con mia moglie, due figlie, cani & gatti vari, abito fuori Torino. Sono medico (Anestesista), lavoro da una vita in ospedale, mi occupo di emergenza. Ascolto molta musica, mi piace il country, il bluegrass, le jugs band, il manouche, la musica da banda, Gianmaria Testa, Conte, Cammariere, ma se viaggio ascolto audiolibri, AC/DC o musica classica. Suonavo la chitarra, ora lo faccio molto raramente, ho imparato i balli occitani, la curenta, in epoca non sospetta, cioè quando li ballavano ancora dalle mie parti alle feste di paese e non nelle feste popolar-macrobiot-pacifist-cittadine, amo il musette.

Mi interesso di dizione e lettura ad alta voce, e raccolgo brani che talvolta leggo agli amici la sera.

Leggo di tutto e molto, le mie passioni sono i racconti brevi, Camilleri, Pennac, Severgnini e tanti altri. Amo i fumetti ma come Andrea Pazienza non ce n'è più. Manara mi intriga, adoravo i vecchi numeri di Linus, che ho conservato ancora in soffitta,

Ho una passione per la storia, ho una vasta collezione di film e mi piacciono le ricostruzioni storiche, i film di guerra, i vecchi film in bianco e nero.

M’interessano le filosofie orientali, ma non ne faccio una fede.

Nei viaggi (non tantissimi) la curiosità è lo scoprire un popolo a tavola, nei mercati, nei negozi.

ho scritto anche qualcosa non di cucina, nel blog indicato sotto (che non è "mio" ma che tengo con altri colleghi). Lì il mio nick è Herbert Asch.

In cucina, adoro gli spaghetti grossi, i vermicelli n.8, dopo viene tutto il resto, in ultimo la carne, la selvaggina e le carni di volatili (pollo, coniglio); non sopporto il fegato ed il brodo di gallina, per il resto ho mangiato già di tutto. Amo il vino bianco frizzante secco e fresco, l'acqua gelata, il tè cinese verde caldo, la birra fresca, la vodka, la grappa di frutta, il vino mi è, in realtà, indifferente.

Mi piace improvvisare sui rimasugli del frigo, in cucina abbiamo spazio ed ho distribuito barattoli dappertutto, con ogni genere di spezie, abbiamo sempre avuto un putagè, la stufa che d'inverno è il posto per cucinare che amo di più. D'estate la casa si apre all'esterno e mi piace improvvisare insalate sminuzzate sul tagliere antico di noce.

Ora che ho finalmente una certa età, forse riesco a vedere alcune cose con più distacco mentre alcune altre le assaporo meglio, con più gusto ed a qualcuna, finalmente, riesco anche a dire di no.

Dopo una vita passata a vedere schifezze ed a cercare di metterci riparo, ho voglia di non pensare più troppo a cose serie e cerco di togliermi delle soddisfazioni. Cerco di dire quel che penso, senza pensare troppe stupidaggini, di trovare persone sincere, situazioni vere, sensazioni piacevoli (i sostantivi e gli aggettivi possono essere variamente combinati, va bene lo stesso).

Qualcosa di tutto questo ho trovato in Cooker, senza enfatizzare, ma la cosa mi diverte e tanto basta.

(agg. 3/2011)

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