Certo, era già tardi quella mattina. Una mattina così grigia, pensò Tarallo, che si era presentata fin dalle prime ore con qualche tuono lontano e le strade bagnate. Prima che diluviasse, Tarallo decise che era tempo d'uscire, di andare al suo ufficio sempre colla magra speranza di sentir bussare un giorno un cliente. Non che avesse premura, s'intende. Clienti non ne vedeva ormai da un mese. Pareva nessuno avesse più bisogno di trovar qualcuno o qualcosa.
Il vecchio palazzo, grigio come il cielo di quel mattino, aveva scale grandi, di marmo, ma l'odore del cavolo vi stagnava ormai in modo da formare tutt'uno col corrimano, la lunga fila di cassette sgangherate della posta, il tappeto sfilacciato di cocco e il gabbiotto della portineria. Era da lì che provenivano gli odori. Sempre quelli.
La signora Emma Cetrioli s'affacciò subito attenta:
- Ah, è lei...
Tarallo fece un gesto col capo e s'avviò alla scala. Inutile provare coll'ascensore, non funzionava da mesi e poi, due sole rampe.
- Tarallo, ho aperto a un cliente, alle otto e mezzo... - gridò la Emma facendo rimbombare la sua voce nell'ampio androne.
- Un... cliente?!
- Un cliente, sì. – sorrise la Emma ironica – Un morto di fame pareva...
Tarallo era già al primo piano, malgrado la gamba con quei tempi gli facesse una male cane. Prima di aprire la porta a vetri si dette una ripassata alla giacca, sistemò la cravatta gualcita, tossicchiò per darsi un tono.
Stava seduto in punta di sedia, magro, in un modo mai visto. Capelli biondicci, pallido, gli occhi slavati. S'alzò, porse la mano a Tarallo.
- Mi chiamo Nicola Fagiani...
- Prego, prego, s'accomodi.
Tarallo s'avviò alla sua scrivania, con aria indaffarata tolse dal cassetto un pacco di fogli e una penna a sfera. Guardò il cliente. – Mi dica, mi dica. – spronò
- Faccio il cuoco al Ristorante Due Capponi, quello in piazza...
- Lo conosco, certo, lo conosco... prosegua, prego. - Tarallo era in estasi al sentir nominare quel luogo di delizie. E chi non conosceva quell'inaccessibile ristorante?
- Ebbene c'è chi ruba!
Tarallo fissò il cliente perplesso. Quando mai nelle cucine dei grandi ristoranti non si ruba? Pensò coll'aria affatto sorpresa. L'altro si protese verso di lui, il volto teso, terreo.
- Un ingrediente fondamentale... per sabato sera, ho un ricevimento importante, capisce?
Tarallo annuì. In fondo era solo martedì.
E l'altro sempre più in angoscia: - Un banchetto, uomini importanti...
- Capisco, certo.
- Venti persone - si passò veloce la mano ossuta sui radi capelli – Son rovinato...
- Eh, via, signor Fagiani, troveremo il mariolo!
Il Cliente scosse la testa: - Avevo acquistato tutto l'occorrente. Ogni cosa, soprattutto per il primo dolce. Un piatto importante, fondamentale. – ripetè desolatamente.
- Che piatto? – chiese Tarallo interessato. Era una vita che non mangiava piatti importanti. Solo formaggi e cicoria, cicoria e formaggi.
- Frittelle di riso!
Tarallo quasi svenne. Gli parve di sentir l'aroma invadere la stanza, le narici. Passò la lingua istintivamente sulle labbra aride e ricordò che non aveva fatto neppur colazione.
- Mi ha capito, vero? – chiese il cliente vedendolo in estasi.
- Ma certo, sicuro, sì, per bacco. Frittelle di riso. E che avrebbero rubato? Il riso? - chiese sarcastico Tarallo.
- Vede, io seguo rigorosamente l'Artusi. Lei sa di chi parlo immagino.
Tarallo aggrottò la fronte. - Ma certo – disse mentendo spudoratamente.
- Bene, ecco cosa ho trovato in cucina, ieri sera, nella dispensa appositamente allestita per il banchetto. Il sacco di riso, il latte, il sacco di farina, l'uva sultanina, le dozzine di uova, il burro, il sacco collo zucchero, il rhum, i limoni, i pinoli, il sale. – fece il cuoco battendo ritmicamente coll'indice della destra sul palmo aperto della sinistra mentre elencava.
- Ebbene? - chiese Tarallo sempre più stordito. Lo stomaco gorgogliava prepotentemente.
- Ebbene, hanno rubato.
- Che cosa!? – Tarallo s'alzò di scatto dalla sedia rovesciandola.
L'altro lo fissò sgomento. – Io, o seguo alla lettera l'Artusi, o vengo licenziato...- sussurrò il povero Fagiani come un destinato al patibolo. E sussurrò qualcosa con labbra tremanti.
Tarallo allargò le braccia: - Non tema, io trovo sempre quel che cerco, mio caro signore... Prima di venerdì, lei avrà l'ingrediente che hanno rubato e il relativo ladro….
- Dice davvero?!
- Davvero. Com'è vero che mi chiamo Tarallo.
- Le offrirò una buona parcella... - bofonchiò Fagioli pronto per andarsene più sollevato.
- Ne riparleremo della parcella, a suo tempo. Arrivederci signor Fagiani e stia tranquillo. Tarallo non falla.
Per Bacco che colpo quella grigia mattina!
Quale ingrediente era stato rubato al povero cuoco per realizzare la ricetta secondo l'Artusi?
E se non lo sapete ve lo diciamo noi. Ecco la ricetta completa!


"la tragedia della vita è ciò che muore dentro ogni uomo con il passare dei giorni" A.Einstein

. . che bellezza! (Mobino)
. . . . Nonna Triestina... (Michelamor)
. . . . . . complimenti e forse ho la soluzione (Belisama)
. . . . . . . . brava! (Emma)
. . . . . . . . . . Io credo che sia .... (Gaia)
. . . . . . . . complimenti! (Barbara)
. . che bel thriller! :)) (Sa-Kyokoo)
. . Mi accodo... (Ziabetta)
. . tarallo non falla (Ziameri)
. . . . tarallo non falla (Peldicarota)