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La Bürnìa

di bluter - 04/18/2006

Ci sono alcuni termini che ho sempre utilizzato in dialetto e che ancora adesso fatico a tradurre, perché nella traduzione si perde una specificazione precisa per un termine più generico e insipido.

La prima parola insostituibile è il grilét (con una bella "e" larga piemontese), anche se è un problema più istintivo che altro, la traduzione è semplice: è una grossa ciotola, classicamente in ceramica bianca, a coste, per farci le insalate o condirci la pasta. La seconda voce è quella più sofferta, dove, nella traduzione si perde inesorabilmente un pezzo. La bürnìa (pronunciata con la ü piemontese e il dittongo staccato i-a), classico vaso in vetro per conserve con la chiusura ermetica a macchinetta e la guarnizione in gomma.

L'etimo è antico e diffuso nell'area mediterranea. Ho scoperto con molto stupore che ancora adesso la parola ha uguale significato anche nel dialetto siciliano. Una derivazione etimologica può essere dall'arbarello o meglio dall'arabo al-burn.
Ed in più troviamo:
- arabo: burníya, bumiah;
- catalano: albúrnia, búrnia;
- persiano: barni;
- piemontese: burnìa, amburnìa;
- spagnolo: albornía
- latino: hirnea (nel senso di boccale)
- siciliano: burnia e burniuni, contenitori in terracotta per alimenti.

Alternativa casalinga al barattolo in latta, cugino industriale, è sempre stata usatissima in estate per le conserve. Il suo utilizzo ebbe una decisa flessione da quando, con l'inizio degli anni '60 si affermarono i barattoli in vetro col tappo in latta e la chiusura a baionetta, soprattutto per il diffondersi del consumo di prodotti conservati industriali. In questi recenti anni c'è un ritorno alla bürnìa utilizzata semplicemente come contenitore, mentre nell'utilizzo conserviero è stata soppiantata dai vari barattoli con tappo a vite e capsula di tenuta (i "Quattro Stagioni" o simili).

Devo confessare che questo contenitore mi ha sempre affascinato. Sapete? le bürnìe sono completamente smontabili e rimontabili, in tutte le loro parti, cosa che permette anche una accurata pulizia. Anche l'utilizzo ne è facilitato, perché il tappo si può staccare semplicemente sforzando leggermente l'aggancio di snodo. Difficilissime da trovare quelle di capacità superiore ai due litri. La capacità è solitamente riportata sul fondo, in rilievo. Ne posseggo alcune da tre e quattro litri che tengo religiosamente per gli infusi dei liquori.



Con l'avvento del nuovo mercato se ne trovano poi di tutti i materiali, dal plexiglas all'inox… questione di gusti. Il guaio che queste ultime non hanno più i pezzi standardizzati ed intercambiabili, utilissima cosa che permetteva di avere ricambi pronti con i recuperi degli eventuali barattoli incidentati. Mitiche per le vecchie zie erano le marche francesi (come “La Parfaite”, ancora oggi esistente) verosimilmente patria di origine di questo tipo di contenitori. Le burnie sono probabilmente nate nella loro forma attuale provvista di chiusura ermetica con l'affermarsi della sterilizzazione, metodo inventato da Nicolas Appert, nel 1795.

Questo ingegnoso pasticcere parigino, notò, con 70 anni di anticipo rispetto alle scoperte di Pasteur sulla sterilizzazione, che per la buona conservazione nel tempo degli alimenti due erano gli elementi fondamentali: l'esposizione al calore e la chiusura ermetica. Appert utilizzò per i suoi primi esperimenti delle bottiglie per lo champagne, e questo mi fa pensare che le burnie nella loro attuale conformazione siano di qualche periodo immediatamente successivo, aggiungendo ad una arbarella di vetro, dalla forma cilindrica svasata alle estremità, il tappo a chiusura ermetica, con un sistema simile alla gabbietta delle bottiglie di champagne.

Dal sito della Parfaite ho tradotto alcune ricette di piatti forse per noi insoliti che si possono conservare nelle bürnìe:


Terrina di fegato grasso all'armagnac
 
  • 1 kg di fegato grasso di anatra
  • 10 cl d'Armagnac
  • sale e pepe
Scegliete dei fegatini molto freschi, lasciateli immersi in acqua molto fredda per un'ora per rassodarli, poi spremeteli bene e, aiutandovi con un coltello appuntito, eliminate vene, coaguli e parti verdastre. Disponeteli in un piatto fondo, salate pepate e copriteli di Armagnac. Ricoprite il tutto con la pellicola trasparente e lasciateli marinare una notte in frigo. Disponete i fegatini nella terrina (viene consigliato di invasarle in recipienti da 200 a 350 cc), compattandoli bene per evitare lo spazio vuoto all'interno, arrivando fino a circa 2 cm dal bordo, poi sterilizzateli subito 35 minuti in autoclave.


Galletto al Vino (Coq au vin)

  • un galletto
  • 50 g di strutto
  • 1 bottiglia di vino rosso corposo
  • 200 g di lardo tagliato a dadini
  • 2 cucchiai da minestra di acquavite
  • 1 cucchiaio da minestra di zucchero in polvere
  • aromi secondo il gusto (timo, lauro, aglio e prezzemolo sminuzzati, cipolline bianche, …)
Dopo averlo pulito, tagliate il galletto in pezzi, poi fatelo dorare in una padella a fuoco medio con 50 g di strutto.
Fate bollire il vino e lo zucchero.
Quando i pezzi di pollo sono ben dorati, ritirateli dalla padella e fate rosolare i dadini di lardo. Rimettete i pezzi di carne, flambate con l'acquavite, poi versate il vino caldo, aggiungete gli aromi, salate pepate e lasciate cuocere a fuoco lento un'ora. Ripartite la preparazione in vasi da 750 a 1500cc) arrivando fino a circa 2 cm dal bordo. Chiudete e procedete subito al trattamento termico, 1 ora e 30 in autoclave.


Cassoulet
 
  • 2 kg di fagioli secchi
  • 4 porzioni di conserva d'oca
  • 400 g di cotenne fresche, tagliate a strisce, pepate e legate
  • 2 salamelle
  • aromi (lauro, timo …)
  • 2 cipolle
  • 2 pomodori
  • sale e pepe
Lasciare a bagno i fagioli in acqua fredda per una notte. Scolarli. In una grande pentola appassite le cipolle ed i pomodori, poi aggiungete i fagioli, le cotenne, le due salamelle, coprite d'acqua e lasciate cuocere un’ora dall'ebollizione. Suddividete il tutto nei vasi di sterilizzazione (sono consigliati i vasi a forma di boccale) aggiungendo i pezzi di conserva d’oca sino a 2 cm dal bordo. Chiudete e procedete subito al trattamento termico, 1 ora e 30 minuti in autoclave. 

Autore
bluter

Bluter, alias Mauro, classe 1956, Torinese. Con mia moglie, due figlie, cani & gatti vari, abito fuori Torino. Sono medico (Anestesista), lavoro da una vita in ospedale, mi occupo di emergenza. Ascolto molta musica, mi piace il country, il bluegrass, le jugs band, il manouche, la musica da banda, Gianmaria Testa, Conte, Cammariere, ma se viaggio ascolto audiolibri, AC/DC o musica classica. Suonavo la chitarra, ora lo faccio molto raramente, ho imparato i balli occitani, la curenta, in epoca non sospetta, cioè quando li ballavano ancora dalle mie parti alle feste di paese e non nelle feste popolar-macrobiot-pacifist-cittadine, amo il musette.

Mi interesso di dizione e lettura ad alta voce, e raccolgo brani che talvolta leggo agli amici la sera.

Leggo di tutto e molto, le mie passioni sono i racconti brevi, Camilleri, Pennac, Severgnini e tanti altri. Amo i fumetti ma come Andrea Pazienza non ce n'è più. Manara mi intriga, adoravo i vecchi numeri di Linus, che ho conservato ancora in soffitta,

Ho una passione per la storia, ho una vasta collezione di film e mi piacciono le ricostruzioni storiche, i film di guerra, i vecchi film in bianco e nero.

M’interessano le filosofie orientali, ma non ne faccio una fede.

Nei viaggi (non tantissimi) la curiosità è lo scoprire un popolo a tavola, nei mercati, nei negozi.

ho scritto anche qualcosa non di cucina, nel blog indicato sotto (che non è "mio" ma che tengo con altri colleghi). Lì il mio nick è Herbert Asch.

In cucina, adoro gli spaghetti grossi, i vermicelli n.8, dopo viene tutto il resto, in ultimo la carne, la selvaggina e le carni di volatili (pollo, coniglio); non sopporto il fegato ed il brodo di gallina, per il resto ho mangiato già di tutto. Amo il vino bianco frizzante secco e fresco, l'acqua gelata, il tè cinese verde caldo, la birra fresca, la vodka, la grappa di frutta, il vino mi è, in realtà, indifferente.

Mi piace improvvisare sui rimasugli del frigo, in cucina abbiamo spazio ed ho distribuito barattoli dappertutto, con ogni genere di spezie, abbiamo sempre avuto un putagè, la stufa che d'inverno è il posto per cucinare che amo di più. D'estate la casa si apre all'esterno e mi piace improvvisare insalate sminuzzate sul tagliere antico di noce.

Ora che ho finalmente una certa età, forse riesco a vedere alcune cose con più distacco mentre alcune altre le assaporo meglio, con più gusto ed a qualcuna, finalmente, riesco anche a dire di no.

Dopo una vita passata a vedere schifezze ed a cercare di metterci riparo, ho voglia di non pensare più troppo a cose serie e cerco di togliermi delle soddisfazioni. Cerco di dire quel che penso, senza pensare troppe stupidaggini, di trovare persone sincere, situazioni vere, sensazioni piacevoli (i sostantivi e gli aggettivi possono essere variamente combinati, va bene lo stesso).

Qualcosa di tutto questo ho trovato in Cooker, senza enfatizzare, ma la cosa mi diverte e tanto basta.

(agg. 3/2011)

Commenti
barattoli e arance in sospensione (Babykaramella)
. . facile (Bluter)
burnia.. ma che bello! (Dipsy)
. . sono torinese (Bluter)
mini bürnìe (Harissa)
burnìa (Rosetta G.)
La Bürnìa (Simore)
fantastico! (Silbia)
. . burnia sicula (Corryfrancy)
. . guarnizioni (Bluter)
. . . . i vasi ermetici (Triestina)
. . . . . . E' probabilissimo (Lokum)
. . . . . . . . burnia (Triestina)
. . ancora sull'argomento burnia (Silbia)


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