Questo libro ci fa scoprire e "toccare con mano" la possibilità di coniugare il rispetto delle tradizioni con la necessità di innovare, entrambe esigenze fondamentali per preservare ogni cultura e in modo particolare quella ebraica, per secoli costretta alla diaspora. Nella cucina ebraica infatti i sapori e i profumi della nostalgia si amalgamano, ma non si confondono mai, con i prodotti e gli usi delle terre "nuove", nelle quali i cuochi e le cuoche ebree hanno tentato di alleviare la nostalgia per la terra promessa, avendo come ulteriore punto fermo e di comunione l'attenersi alle leggi della Kasherut (le regole alimentari ebraiche che indicano che cosa è "kasher", puro, e che cosa non lo è, in accordo con le prescrizioni bibliche) a qualsiasi latitudine fossero.
Per un popolo disperso dalla diaspora la cucina diviene quindi un punto fermo a cui ancorarsi, aperto tuttavia alle novità, che aiutano ad affrontare l'ignoto "carico" di quello che sei risuscito a stipare nella valigia (e soprattutto nel cuore), come si percepisce in modo chiaro e terribile ad Auschwitz dove si possono vedere migliaia (milioni?) di oggetti accatastati, legati alla cucina (posate, utensili, piatti, pentole…) che erano stati portati da chi entrava dentro il campo di concentramento.
E questo libro è la chiara dimostrazione di come in cucina sia possibile innovare ed arricchire le tradizioni familiari, senza dimenticare le proprie origini, di incontrare diverse culture senza perdere la propria, di "sottomettere", modificare ed adattare ingredienti nuovi per sottostare alle regole imposte dalla religione ebraica... Ma è anche un libro che dà la possibilità di avvicinarsi alla cultura ebraica in modo piacevole, sfruttando una grafica gradevole ed accattivante; è un libro ricco di belle foto, di ricette sempre contestualizzate, di spiegazioni, di racconti, di aneddoti, di citazioni, di brevi trattati. In sintesi direi che offre una panoramica di regole, tradizioni, festività, divieti, usanze ebraiche ed accende una curiosità che poi il lettore sarà libero di approfondire con altri testi o di ritenersi già soddisfatto.
E' un libro che "fa memoria", in quanto spiega le ricette della tradizione (i cibi della Pasqua ebraica, quelli per il Sabbath, quelli per il Purim...) e i piatti quotidiani, ognuno dei quali viene riportato e spiegato come appartenente alla tradizione della famiglia di qualcuno (la zia, l'amica, la nonna dell'amica…), divisi in tre capitoli (Latte, Carne e Parve) corrispondenti alle tre categorie in cui la religione ebraica classifica i cibi permessi. Il tutto in un'ottica che abbraccia il mondo intero; non è infatti un caso che il libro si intitoli "La cucina ebraica. Ricette e racconti da tutto il mondo".
Ed ecco allora la storia della famiglia di Josie Shamash Smith, che si snoda ricca di avventure fra l'Iraq e la Gran Bretagna e quella in Australia del famoso caffè Scheherazade e dei suoi proprietari (con annessa la ricetta del famoso borscht che ivi si serve ininterrottamente dal 1958), la torta del cantone di Aargau, tratta da un altro libro di cucina (come altre ricette del libro) e la torta di mele dell'amica Lena... la "famosa" Linzertorte di Frida, che solo lei sapeva fare con "quel" tocco speciale, ma ora ha 90 anni e non può più farla e questa è, ahinoi!, solo una versione surrogata, anche se deliziosa, per non parlare delle polpette agrodolci di nonna Friedman.
Ogni ricetta è spiegata in modo chiaro, spesso fotografata, sempre contestualizzata ed "immersa" all'interno di una storia che ti permette di sapere non solo per quale occasione è maggiormente indicata, ma chi usa/usava realizzarla così, a quale contesto e tradizione appartiene, offrendo al lettore "un piccolo saggio di un repertorio vastissimo" per dirla con le parole della stessa autrice; e a dir la verità un lettore già introdotto in tale cultura noterà forse qualche mancanza (ad esempio il pane del sabato, la Challà), ma sono "dimenticanze" che possono essere scusate, data la vastità della materia.
Un detto popolare ebraico sostiene che "il cibo dà appetito, ma l'appetito non dà il cibo"; questo libro dà "appetito" e spiega come iniziare a soddisfare tale "appetito" in modo consapevole, rendendo il lettore conscio di quello che può realizzare seguendo le indicazioni, del perché potrebbe valere la pena realizzarlo e del suo valore storico, culturale ed affettivo. Quanto al cibo... non resta che iniziare a cucinare!
La cucina ebraica
Ricette e racconti da tutto il mondo
autore Clarissa Hyman
Guido Tommasi Editore
2007
28 euro

"È preferibile un cibo anche un po’ nocivo, ma gradevole, ad un cibo indiscutibilmente sano, ma sgradevole" Ippocrate
. . Attese e speranze (Minervina)
Con questo libro, Isabelle Allende intinge la penna nel calamaio dell'eros e ci offre un testo composito e originale scritto con ironica leggerezza.
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