Le sere che precedevano i tanti natali della mia infanzia avevano l'odore acre dell'ammoniaca, il sapore dolce dei fichi rubati di nascosto, il profumo della cannella e delle bucce d'arancia macinate per aromatizzare l'impasto di fichi.
Erano sere di grande lavoro e di grande allegria in una comunità di donne che ruotava attorno a mia madre. Donne di varie età, amiche o familiari, che a volte si incontravano solo per quelle occasioni. Ognuna portava i propri ingredienti, lei pesava e impastava. I segreti delle ricette, l'alchimia delle dosi, la consistenza dell'impasto erano sue esclusive prerogative.
La corte di donne sedute in cerchio con sopra le ginocchia l'asse di legno su cui lavorare aspettava che quel lavoro di braccia finisse. Allora la pasta divisa in pezzi cominciava a essere allungata in bastoni e tagliati in cilindri.
A Brigida, la non creativa, toccava il compito di riempire di fichi i dischi di pasta appiattiti col mattarello, arrotolarli e passarli alle altre addette al lavoro di ricamo. Le lamette sottili si mettevano in azione e quei rotoli diventavano fiori, frutta, foglie, ciambelle con riccioli di pasta da cui si intravedeva il ripieno. A me bambina o ragazzina il compito di ungere le teglie e posarvi i capolavori già pronti.
Cosa c'era di magico in quelle sere che la memoria conserva? Le chiacchiere che accompagnavano quella rudimentale catena di montaggio dove passavano i vissuti quotidiani, dove la complicità tra donne legate a un casalingato forzato per alcune e al lavoro esterno per altre, saldava una relazione dove la disparità si giocava tutta sulla comunicazione. Mestruazioni, parti, rapporti sessuali, aborti, morti, davanti a me non adulta passavano attraverso metafore che accendevano il mio immaginario: "oggi mi sono venuti i russi"; "i dolori di letto mi sono durati otto giorni". Non potevano esserci domande da parte mia, non ci sarebbero state risposte.
La parte più divertente e misteriosa di qualche sera era legata ai racconti sugli spiriti. Ognuna aveva un episodio per sentito dire da raccontare. Mia madre aveva i suoi pezzi forti e ci credeva fermamente, perché glieli aveva raccontati sua nonna, la maestra pasticcera da cui aveva appreso i segreti dell'arte e della quale portava il nome. Per lei, nel ricordo, fu sempre la madre ideale contro la sua che non sentì mai tale.
Da quei racconti non emergevano infelicità coniugali, forse c'era un certo pudore a raccontarle, ma c'era intera la difficoltà economica, il dover far fronte al costo della vita, c'erano i figli, le figlie, le paure per il loro futuro.
A loro modo erano donne emancipate: pensavano ai corredi di nozze ma le figlie le mandavano a scuola.
Cassateddri
dolci ripieni di fichi
- Per la pasta frolla:
- 1 kg di farina 0
- 1 kg di farina 00
- 500 g di strutto
- 700 g di zucchero
- ½ litro di latte
- 3 bustine di vaniglia
- 1 cucchiaio di ammoniaca solida per dolci (oppure 2 bustine di pane degli angeli)
- 1 kg di fichi secchi macinati o marmellata di fichi
- un pugnetto di mandorle tostate tritate
- 1 cucchiaino di cannella macinata al momento
- buccia di 2 arance grattugiata
Strofinare con le mani la farina, lo zucchero e lo strutto. Aggiungere gli altri ingredienti e impastare con il latte. Lavorare l'impasto fino a farlo diventare liscio. Dividetelo in pezzi e allungateli in bastoni che taglierete in pezzi cilindrici di 4 x 4 cm circa.
Spianateli con il mattarello e deponetevi un po' di ripieno; arrotolateli per chiuderli e appiattendoli leggermente fate con una lametta da barba (nuova!) dei tagli intorno che potete arricciare come le volute dello stile ionico. Se non si vuole fare il ricamo si può dare la forma del biscotto "strudel".
Sistemateli in una teglia imburrata o coperta da carta forno. Infornare in forno caldo per 20/30 m. devono risultare dorati. A piacere, dopo averli raffreddati, si possono spennellare con glassa bianca e cospargere di confettini colorati.
Si conservano in scatole di latta o barattoli di vetro.
Le quantità sono elevate perché dovevano durare da Natale all'Epifania.


nel tempo continuo a essere ...ma cucinare e inventare ricette resta il mio punto fermo...il mio approdo, se in qualche isola è meglio! Grazie a un'amica mi sto sperimentando come insegnante di cucina italiana per donne straniere, che studiano l'italiano. Esperimento che mi sta appassionando, anche perché tra donne arabe e indiane mi tocca fare molta attenzione alla tipologia degli ingredienti.

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