
"Sono un gastronomo. No, non il mangione che non ha il senso del limite e gode di un cibo solo quanto più è copioso o quanto più è proibito. No, non lo stolto dedito ai piaceri della tavola che se ne infischia di come un cibo è arrivato al desco.
Mi piace conoscere la storia di un alimento e del luogo da cui proviene, mi piace immaginare le mani di chi l'ha coltivato, trasportato, manipolato, cucinato, prima che mi venisse servito. Vorrei che il cibo che consumo non privi di cibo altri nel mondo.
Mi piacciono i contadini, il loro modo di vivere la terra e di saper apprezzare il buono. Il buono è di tutti; il piacere è di tutti, poiché è nella natura umana. C'è il cibo per ognuno su questo pianeta, ma non tutti mangiamo. Chi mangia, inoltre, spesso non gode, ma mette benzina in un motore. Chi gode, invece, spesso non si preoccupa d'altro: dei contadini e della terra, della natura e dei beni che ci può offrire. Pochi conoscono ciò che mangiano e godono di tale conoscenza, fonte di piacere che unisce con un filo rosso l'umanità che la condivide.
Sono un gastronomo, e se vi viene da sorridere, sappiate che non è semplice esserlo. E' complesso, perché la gastronomia, considerata una Cenerentola nel mondo del sapere, è invece una scienza vera, che può aprire gli occhi. E in questo mondo d'oggi è molto difficile mangiare bene, ovvero come la gastronomia comanderebbe. Ma c'è futuro, sempre, se il gastronomo avrà fame di cambiamento".
Chi ha scritto queste parole, mi son detto, la pensa proprio come me. Sono di Carlo Petrini, "Carlin" per tutti, fondatore e da sempre presidente di Slow Food.
Fondata nel 1986, coinvolge in Italia più di 40.000 persone e 80.000 nel mondo.
Il nome svela le intenzioni di questa associazione: slow, in contrapposizione a fast inteso come cibo ma anche come ritmo ed approccio alla vita.
Questo è un brano del Manifesto che spiega questa filosofia:
"Questo nostro secolo, nato e cresciuto sotto il segno della civiltà industriale, ha prima inventato la macchina e poi ne ha fatto il proprio modello di vita.
La velocità è diventata la nostra catena, tutti siamo in preda allo stesso virus: la vita veloce, che sconvolge le nostre abitudini, ci assale fin nelle nostre case, ci rinchiude a nutrirci nei fast food. Ma l'uomo sapiens deve recuperare la sua saggezza e liberarsi dalla velocità che può ridurlo a una specie in via d'estinzione.
Perciò, contro la follia universale della "fast life", bisogna scegliere la difesa del tranquillo piacere materiale.
Contro coloro, e sono i più, che confondono l'efficienza con la frenesia, proponiamo il vaccino di un'adeguata porzione di piaceri sensuali assicurati, da praticarsi in lento e prolungato godimento.
Iniziamo proprio a tavola con lo Slow Food, contro l'appiattimento del fast food riscopriamo la ricchezza e gli aromi delle cucine locali. Se la "fast life" in nome della produttività ha modificato la nostra vita e minaccia l'ambiente e il paesaggio, lo Slow Food è oggi la risposta d'avanguardia.
E' qui, nello sviluppo del gusto e non nel suo immiserimento, la vera cultura, di qui può iniziare il progresso, con lo scambio internazionale di storie, conoscenze, progetti. Lo Slow Food assicura un avvenire migliore.
Lo Slow Food è un'idea che ha bisogno di molti sostenitori qualificati, per fare diventare questo moto (lento) un movimento internazionale, di cui la chiocciolina è il simbolo."
I principali scopi di Slow Food sono:
- Portare le tematiche legate al cibo e alla gastronomia tradizionale e locale alla dignità culturale che merita.
- Portare la cultura alimentare di tutti i cittadini, ed in particolare dei giovani, al raggiungimento "della piena coscienza del diritto al piacere ed al gusto".
- Individuare quei prodotti agricoli e alimentari e le loro modalità di produzione legati a un territorio, salvaguardando la "biodiversità" e promuovendone l'assunzione a ruolo di beni culturali.
- Promuovere una diversa qualità della vita, fatta di rispetto dei tempi naturali, dell'ambiente e della salute favorendo la conoscenza ed il consumo di quei prodotti che ne sono espressione.
Questa filosofia si traduce in numerosissime attività portate avanti sia a livello locale che nazionale grazie ad una capillare organizzazione che vede il territorio nazionale è ripartito in "condotte" con i propri "fiduciari" e soci.
Ricordarle tutte non è facile:
I presidi, attualmente sono 194, sono quei prodotti rari, di eccellente qualità, a rischio di estinzione che necessitano di importanti strategie per la loro salvaguardia. Inizialmente erano individuati tra i prodotti a rischio delle nostre regioni (ad es: il fagiolo zolfino, il carciofo violetto di S.Erasmo, le moeche ecc..).
Poi ci sono i prodotti dell'Arca del Gusto, 412 prodotti che per la loro limitata produzione, la loro eccellenza gastronomica, sono minacciati dall'agricoltura industriale o dalle grandi aziende alimentari. Oggi si è ampliato l'elenco a prodotti di tutto il mondo con particolare attenzione al Terzo Mondo dove, oltre all'attenzione al prodotto in sé, viene presa in considerazione la possibilità di incidere nel contesto sociale del luogo.
Poi ci sono gli eventi: il più importante e conosciuto è il Salone del Gusto che si svolge a Torino negli anni pari (quindi quest'anno) ed abbinato a Terra Madre.
A Genova si svolge Fish con particolare riferimento alla pesca sostenibile ed a Bra, Cheese, capace di fare impazzire gli amanti del formaggio.
Slow food è anche casa editrice. Famosissimo è Osterie d'Italia, a mio avviso la più obiettiva guida gastronomica in circolazione, che recensisce solo quei locali, osterie, trattorie o ristoranti che rispettano un giusto rapporto qualità/prezzo e che abbracciano la filosofia dell'associazione nell'uso delle materie prime.
Per saperne di più
Slow Food
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