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Il Grillo Parlante 5

di Don Lisander - 03/13/2005

Datemi uno spot e vi solleverò… lo stomaco!

Non da oggi ci siamo resi conto di quanto la pubblicità possa essere fuorviante e illusoria. I caleidoscopici o chiassosi richiami di pagine patinate e spot televisivi ci parlano di foreste di bianchi lenzuoli, bramanti solari carezze, costringendoci al confronto con la più classica delle imprese domestiche, ovvero rendere bianca giustizia al bucato di casa.

Il parallelo, non improprio, è da farsi con i filmati che favoleggiano di formaggi filanti, croccanti panature ed esotici aromi. Se esiste un fondo di verità nelle affermazioni fatte e negli aggettivi utilizzati per reclamizzare un prodotto, è da ricercarsi nell'occhio attento del fotografo e dell'operatore, che con dosaggi sapienti riesce a dare un aspetto appropriato al più pallido dei petti di pollo.

Anche il tempo dedicato alla preparazione del prodotto, prima dello stage cinematografico, consente di ottimizzare la forma, i colori e gli accostamenti, ovvero ciò che lo spettatore/consumatore bersaglio del messaggio percepisce con maggior velocità. Ovviamente gran parte degli sforzi viene profusa nella ricerca di nuovi prodotti, che si tratti di snacks o merende per bambini, o aiuti per le casalinghe sempre in gara con l'orologio.

L'uso della tecnologia è sapientemente dosato insieme a metodi più empirici di degustazione collettiva e presentazione del prodotto a consumatori campione, come dimostrano le ampie cucine laboratorio, con tanto di anfiteatro ad uso dei critici, utilizzati dalle industrie che operano nel campo. Ma ciò che più sconvolge, anche se rientra nel sottile gioco psicologico, è la distanza che esiste tra l'utilizzatore che ci viene mostrato nell'atto di consumare il prodotto, e le persone per così dire reali che si identificano con la gran parte di noi.

Il meccanismo appare sin troppo semplice per non essere utilizzato con consapevolezza: mostrare un'allegra tavolata di amici che consuma un piatto pronto surgelato equivale a dire che con quel prodotto possiamo ottenere amicizia e considerazione, e chi non ne vorrebbe? Ancora: il bimbo felice che addenta una soffice merendina si equivale nella sostanza, sì da far ritenere che per rendere allegri i nostri bambini dobbiamo alimentarli con morbide combinazioni di pane e cioccolato (opportunamente riviste e corrette nella forma).

Retorico e fuori luogo, a onore del vero, appare la scontata citazione di merende ruvidamente rurali e rustiche grigliate, in alternativa ai richiami pubblicitari, perché l'industria ha un merito. Aver reso alcuni alimenti facili da trasportare e conservare, oltre a mantenerli stabili nel tempo, è un punto a favore. Se il consumatore moderno manca di dimestichezza, abilità o tempo libero, l'industria ne offre a piene mani con prodotti pronti e gustosi. Ciò che non soddisfa è la dabbenaggine che ci viene imputata nel prendere la mira: troppo sciocchi per accorgerci che non tutti i mulini sono candidi e si ergono in un mare di spighe dorate, siamo facile bersaglio di slogan presuntuosi, e prigionieri di modelli costruiti sulla misura di uno snack.

Per chi ha sete e fame insomma, non esistono più solo l'acqua ed il pane, ma un'infinita combinazione di ingredienti naturali e non, sapientemente dosati, il cui amalgama principale è la figura alla quale vogliamo somigliare. Ammiccanti mamme da calendario e muscolosi boys, esempi dai quali ci sentiamo indiscutibilmente attratti, hanno facile preda nei nostri sensi disorientati.

Accantonate i fondamentalismi però: il mio non è un richiamo integralista alla bontà del pane giallo e alla genuinità dell'uovo, anch'essi vituperati e vilipesi da una pubblicità che sconcerta. Vorrei casomai sorriderne, se ne avessi la forza.
A ben pensarci, come un moderno Don Chisciotte, ho trovato anch'io il mulino al quale mostrare la spada…


Autore
Don Lisander

" Pesco perché mi piace pescare; perché amo i luoghi – sempre splendidi – dove vivono le trote e perché odio i luoghi – invariabilmente laidi – dove vive la gente. Pesco per tutte le pubblicità televisive, i cocktails e tutte le altre fesserie alle quali questa attività mi permette di sfuggire. Pesco perché in un mondo in cui la maggior parte della gente sembra in gran parte passare la propria vita a fare delle cose che detesta, la pesca è per me un’inesauribile fonte di gioia e un piccolo atto di ribellione; pesco perché le trote non mentono né ingannano e non si lasciano comprare né corrompere da una qualsiasi dimostrazione di potere: le trote le si conquista a forza di calma, di umiltà e di infinita pazienza; pesco perché ho l’idea che gli uomini facciano soltanto un passaggio su questa terra e non vorrei sprecare il mio; perché, Dio sia lodato, non ci sono telefoni sulle rive dei torrenti da trote; pesco perché soltanto nei boschi posso gustare la solitudine senza sentirmi isolato; perché il bourbon è sempre migliore quando lo si beve in un vecchio bicchiere di metallo, da qualche parte laggiù; perché può essere che un giorno acchiapperò una sirena; e, infine, pesco non perché io consideri la pesca come un qualche cosa di così terribilmente importante, ma proprio perché io considero la maggior parte delle altre preoccupazioni degli uomini come altrettanto vane – ma raramente così piacevoli. "

John D. Voelker (Robert Traver)

Testament d’un pêcheur à la mouche

Gallmeister, Paris 2007 (tit.orig. Trout Magic, The Lyons Press, New York 1992).

(agg. 2/2010)
Commenti
oooohhhh!,quando ce vo',ce vo' (Mammatilli)
. . Grazie. (Don Lisander)
Il Grillo Parlante n.5 (Lola68)
. . mi unisco! (Dany71)
. . Brava (Don Lisander)
Bravo Alex (Orsolina)
. . Troppo buona Lina... (Don Lisander)
il grillo parlante 5 (Favolizia)
. . Grazie. (Don Lisander)
Il grillo parlante (Baffone)
. . Grazie. (Don Lisander)
Il grillo parlante (Lupo Buono)
. . ehi,lupo (Mammatilli)
. . . . Adesso può bastare... (Don Lisander)
. . . . . . Accidenti! (Sylakka)
Un mondo di "boccaloni" (Wondervally)
. . Grazie (Don Lisander)
devo ammettere che... (Karemy)
. . Non ti conoscessi... (Don Lisander)


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