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Gli arancini... del ponte
di Corryfrancy  (06/29/2003)

"Dicono gli atlanti che la Sicilia è un’isola e sarà vero, gli atlanti sono libri d’onore. Si avrebbe però voglia di dubitarne, quando si pensa che al concetto d’isola corrisponde solitamente un grumo compatto di razza e di costumi, mentre qui tutto è mischiato, cangiante, contraddittorio, come nel più composito dei continenti "
(G. Bufalino, La luce e il lutto, ed Sellerio).

Quando si è piccoli l'isola è una dimensione fisica circoscritta al proprio luogo di nascita, alla propria famiglia. Avevo sei anni quando feci il mio primo grande viaggio per il continente, per conoscere la famiglia di mio padre.
In realtà avevo bisogno di cambiare aria, viste le mie precarie condizioni di salute.

L'avventura cominciò già in treno. Uno scompartimento da condividere con altri passeggeri sconosciuti, la notte da trascorrere in viaggio, essere fuori casa con mia madre tutta per me. Gli altri erano tutti uomini e la mia curiosità ed eccitazione aveva sollecitato uno di loro tra le cui braccia mi ritrovai dopo poco. Allo scalo ferroviario di Messina marittima mia madre mi fece affacciare dal finestrino e indicandomi Punta Faro mi disse – guarda lì faranno il ponte.

Poi mi portò sul traghetto. La nave che inghiottiva nella sua pancia il treno era più eccitante di Pinocchio nel ventre della balena!
Il mio amico, rientrando nello scompartimento, mi fece trovare gli arancini. Era la prima volta che li mangiavo; ai miei occhi avevano l'aspetto del cibo esotico: il cibo dell'avventura del viaggio. Mi addormentai tra le braccia di quello sconosciuto, fin quando gli sbalzi del treno non mi provocarono la nausea. Stetti male fino all'arrivo a Salerno.

Da allora la mia nausea aveva l'odore degli arancini. Per anni attraversando lo stretto, a qualunque ora del giorno o della notte, sai che sei in Sicilia dall'odore degli arancini. Sembra che per tanti siciliani debba essere il primo sapore che li riporta a casa, o l'ultimo con cui se ne allontanano.

A Messina cambia anche la forma degli arancini, non più sferici ma a cono. Anche nelle geometrie culinarie i siciliani debbano distinguersi. Vero è che le Sicilie sono tante, non finirò di contarle. Fino a vent'anni non riuscii più a mangiare gli arancini, fin quando mia madre non iniziò a cucinarli. L'odore dei suoi arancini non mi provocò più la nausea. Lei diventò espertissima e i suoi arancini furono un evento ogni volta che li preparava a Santa Lucia o in altre occasioni.




Ora la nausea mi viene all'idea del ponte, allo scempio ambientale che rischia di distruggere posti e tratti di costa bellissimi. Con il ponte cosa sarà mai per un siciliano tornare a casa senza più l'odore e il sapore degli arancini?

L'insularità, voglio dire, non è una segregazione solo geografica, ma se ne porta dietro altre: della provincia, della famiglia, della stanza, del proprio cuore. Da qui il nostro orgoglio, la diffidenza, il pudore; e il senso di essere diversi.


Arancini di Riso
Ricetta Classica

  • 1 kg di riso arborio
  • 3 litri d'acqua (o brodo di carne)
  • 6 dadi di brodo (controllare l'uso per la quantità d'acqua)
  • 50 g di burro
  • 50 g di grana grattugiato
  • 1 uovo
  • una bustina di zafferano

    - Per il ripieno:
  • 300 di carne trita
  • 2 cucchiai di soffritto di cipolla, sedano e carota
  • 50 g di concentrato di pomodoro diluito in 1/2 bicchiere d'acqua
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • sale e pepe
  • 100 g di pisellini
  • olio extravergine
  • 200 g di mozzarella da taglio a cubetti
  • 300 g di pane grattugiato fino
  • 1 litro d'olio di semi per friggere

    In una pentola capiente versare l'acqua, il riso, lo zafferano sciolto e i dadi. Mettere sul fuoco (abbassate la fiamma dopo che prende bollore) e fare cuocere fino ad assorbimento dell'acqua, mescolando di tanto in tanto. (se usate il brodo pronto non usare i dadi). Spegnete il gas con il riso al dente e mantecare col burro e il formaggio. Fate raffreddare bene il riso e amalgamatelo con l'uovo (sarebbe preferibile cuocerlo al mattino per la preparazione al pomeriggio).

    Preparate il ragù con il soffritto, l'olio, la carne, sfumando con il vino. Aggiungete il concentrato di pomodoro sciolto nell'acqua e i pisellini, cuocendo per una ventina di minuti circa. Deve essere quasi denso.

    Quando tutti gli ingredienti sono pronti preparatevi una ciotola con l'acqua fredda per bagnarvi le mani, una scodella col il pane grattugiato per passare gli arancini, un vassoio dove sistemarli man mano sono pronti. Bagnatevi le mani nell'acqua, prendete una manciata di riso, fate una pallina con entrambe le mani (poco più di una pallina di tennis) e con l'indice fate un buco allargato quanto basta a contenere un cucchiaino di ragù e due tre cubetti di mozzarella. Richiudetela bene, aggiungendo qualche po' di riso se occorre e passatela nel pane grattugiato premendo bene con entrambe le mani. Proseguite fino alla fine degli ingredienti, dovreste avere dai 32 a 40 arancini.

    Friggeteli immersi in olio bollente finché si forma una crosticina dorata (il colore dipende da voi se li volete più o meno fritti). Servite caldi.


    L'autore
    Sostenitore Corryfrancy: se fossi un dolce... sarei una torta di fragole e panna...
    se fossi un mollusco...sarei un'ostrica
    se fossi una spezia...sarei un peperoncino
    se fossi una bevanda... sarei un cocktail di frutta poco alcolico...se fossi...mah chissà quante cose potrei essere ancora...
    (agg. 3/2008)

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    Gli arancini e il ferry boat (Chiara Vegetariana)
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