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La Paella Valenciana
di Grazia Annibale  (10/05/2006)

Prima regola: niente pasticci. Nessuna paella riso-carne-verdure e pesce. Preparare la paella in questo modo vuol dire soggiacere alla facilonerie turistiche, ai piatti congelati e simili. La vera paella valenciana è di solo riso e verdure o di verdure e carne. Poi c'è quella con le carni e il pesce: è ottima, ma per i puristi è un'altra storia.

Noi ora raccontiamo quella della paella a valenciana, piatto tradizionale di una regione della Spagna che è l'Albufera, una laguna a sud di Valencia. E' un parco naturale stupendo, un tempo era una zona povera dove si produceva il riso e si coltivavano cereali, legumi, verdure e frutta. E piatto povero nasce la paella, base di riso, verdure e un po' di carne che proveniva dagli animali che si avevano nelle fattorie: pollo, coniglio, maiale. Ma questa è anche la zona dove si produce il miglior zafferano di Spagna, eredità della civiltà araba che tanta influenza ebbe in questo Paese. Ecco quindi l'utilizzo dello zafferano per condire questo piatto e dargli l'inconfondibile color oro. Anche se il mare offre una grande quantità di pesce, la paella "marinara" fu un invenzione più tarda. Ma parleremo anche di questa.

Qual è la paella valenciana vera? Bella domanda. Come chiedere da noi qual è la cucina siciliana vera. In Spagna tre sono le provincie della Valencia: Alicante, Castellon e Valencia. Ognuno ha una paella diversa. Ad Alicante, per esempio, preparano un ottima paella di baccalà. Noi andiamo per la classica, poi divaghiamo.

Per preparare la paella serve la "paella", la tipica pentola di ferro, rotonda, dai bordi bassi che va tutta sul fuoco e in forno. Per 12 persone ce ne vorrà una di 50 cm. di diametro, per 6 persone di 36 cm, per 4 persone di 32 cm.


Andiamo con gli ingredienti:

Paella valenciana di verdure e carne
(per 4 persone)
  • 320 gr. di riso vialone nano (gli spagnoli utilizzano la varietà Senia)
  • 7 etti di pollo (in piccoli pezzi)
  • 4 etti di coniglio (a piccoli pezzi)
  • 70 gr. di fagioli bianchi di Spagna
  • 60 gr. di fagioli cannellini
  • 5 pomodori passati
  • 350 gr. di fagioli corallo o fagiolini
  • 2 o 3 carciofi
  • brodo bollente di pollo
  • 18 cl di olio extra vergine di oliva
  • peperoncino in polvere
  • 300 ml di zafferano
  • sale q.b.
Versare l'olio nella paella. Quando l'olio è ben caldo unire i pezzi di pollo e coniglio. Il fuoco deve essere alto. La carne così si fa dorata. Giratela spesso perché non attacchi e si rosoli ben bene. E' un passaggio importante per la buona riuscita della paella. Ora si devono aggiungere le verdure tagliate a pezzi. Si mescolano con la carne portando tutto al centro della pentola.

Si unisce il pomodoro, si fa sfrigolare per qualche minuto poi si aggiunge il peperoncino. Si versa il brodo sino al bordo della paella, si unisce il sale – non abbondate, a rimetterlo si fa sempre in tempo - e si fa cuocere per mezz'ora, qualcosa di più se necessario.

Passato il tempo – attenzione a quanto liquido è rimasto, deve essere abbastanza per poter cuocere i riso – versiamo appunto i chicchi. Formiamo una striscia che vada da un'ansa all'altra della paella. Se il riso sopravanza di due centimetri dal brodo il rapporto acqua riso è giusto. Altrimenti si dovrà aggiungere altro brodo. Sul riso spargiamo lo zafferano.


Mescoliamo il riso alla carne e alle verdure. Ora il fuoco dovrà essere alto, proseguire per circa 7 minuti, sino a quando il riso non comincia a rilasciare l'amido. Abbassare ora il fuoco al minimo, badando che nulla si attacchi al fondo della paella. Continuare la cottura per 4/5 minuti a fuoco medio e poi altri 4/5 minuti a fuoco bassissimo. La pentola ora va tolta dal fuoco e la paella fatta riposare qualche minuto prima di essere portata a tavola. Si gusta con del buon vino rosso.

Paella di mare
(per 4 persone)
  • 3 etti e mezzo di riso
  • 1 etto e mezzo di calamari puliti
  • 4 scampi grandi
  • 1 etto e mezzo di seppie pulite
  • 8 cozze grandi già aperte
  • brodo di pesce profumato con una foglia di alloro (il triplo del riso)
  • 4 pomodori tritati
  • 8 gamberi
  • 230 cl di olio extravergine di oliva
  • 2 spicchi di aglio
  • zafferano
Tagliare a quadrati piccoli seppie e calamari. Mettere l'olio nella paella e quando fuma facciamo saltare dentro i gamberi e gli scampi non puliti - ma lavati si. Solo un minuto, poi devono essere tolti. A questo punto nello stesso olio vanno fatti rosolare le seppie e i calamari. Devono prendere un colore dorato. Ora mettere il pomodoro e l'aglio tagliato a fettine sottili.

Deve diventare dorato anche lui, ma non fatelo assolutamente bruciare altrimenti tutto prenderà un cattivo sapore. Ora unite il riso. Il fuoco deve essere vivo. Dopo 10 minuti aggiungere con grazia i gamberi e gli scampi. Cuocere a fuoco basso per altri 5 o 6 minuti, o sino a quando il brodo sarà evaporato. Alla fine ornare con le cozze.

La sangria

Popolare quanto la paella è la sangria. E' adatta ad essere bevuta per dissetarsi, per accompagnare le tapas, i tipici stuzzichini spagnoli, o anche la preparazioni molto piccanti. Ma con la paella non si accompagna bene. La sangria nasce bevanda poverissima, fatta di vino rosso di gradazione bassa e succo di arance. Poi c'è stata l'evoluzione. Di ricette ce ne sono tante, quella che trovo migliore e meno pasticciata è la seguente:
  • un litro di vino rosso non pregiato
  • 2 arance non trattate
  • 4 mele cotogne a pezzi o mele
  • 5 cucchiai di zucchero
  • 2 bucce di limone non trattato, solo la parte gialla
  • 2 stecche di cannella
Spremere le arance e filtrarne il succo. Tagliare alcune rotelle di arancia per decorare la sangria. Unire le mele cotogne, i cucchiai di zucchero. Le bucce di limone e la cannella. Lasciare in infusione al fresco coprendo il recipiente. Poi passare il vino in un colino grande così da eliminare tutti gli ingredienti. Porre la sangria in un bowl di vetro, magari con il tappo e ornare con i dischi di arancia.


L'autore
Grazia Annibale: Di anni ne ho 50.
Amo cucinare,
tragicamente anche mangiare
e non parliamo del pasticciare.
Amo la pasta e gli impasti,
la cicoria e le caldarroste,
il vino rosso e i cantuccini,
la mortadella con i suoi pistacchini.
Del pane sono ghiotta:
lo accompagno con la cianfotta.
Per la spesa non mi serve la lista.
Memoria d'acciaio, sono giornalista.
(agg. 3/2008)

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