Acqua dulza de un dulz che nessun'l ga faa a bév… (acqua dolce di un dolce che nessuno riesce a berla). E' una canzone di Davide Van de Sfroos, sono parole che mi accompagnano nella lettura di un libro sulle mie radici storico-etnico-cultural-gastronomico. Sono nato e vivo in un area d'incontro tra le città di Milano, Varese, Como e Novara. Respiro i dialetti dei miei nonni e godo di sapori antichi nelle loro pietanze. Sono contraddizioni papillari che accelerano la salivazione ma nello stesso tempo impartiscono e regalano sensazioni di carri di legno, cortili e fienili, lunghi viaggi in bicicletta per acquistare poco riso, attesa della domenica per gustare una minestra preparata con le cotiche e formaggio le cui croste accompagneranno le preparazioni della settimana a venire.
Un libro di due uomini che somigliano nei modi e nelle frasi ai padri dei miei cari. Uno, giornalista, attento e critico sulla storia e sul cambiamento, sulle tradizioni e sulle motivazioni dell'essere. L'altro, raffinato vigile del palato, esploratore del passato dei gusti e delle lavorazioni. Parlo di Gianni Brera e Luigi Veronelli, pavesi di Milano e milanesi di Pavia. Il titolo del libro è un'espressione dialettale lombarda che racchiude un significato ben più ampio della traduzione letterale: la Pacciada. La mangiata, l'abbuffata... non quella dell'alka seltzer per digerire, per inciso. Una mangiata del Giovedì (come la definisce l'autore), tra amici, genuina con sapori veri, magari non perfetti, non belli a vedere ma più gustosi e felici di qualsiasi importante e fastoso banchetto. Dove il vino (magari sconosciuto) è servito in bicchieri-contadino e non in calici-maggiordomo, la pagnotta di pane misto o comune poggia su un tavolo di legno veramente "vecchio". La forma abdica a favore della storia servita in piatti.
Longobardi, Etruschi, Celti, Romani e Galli siedono alla stessa tavola. Siamo noi, sono io. E' la più bella lezione di storia, quella narrata e ripercorsa attraverso il mangiare-bere. E tra un feudo, un contadino e un castello, gli autori ci portano per mano, come farebbe il più caro dei nonni, attraverso la pianura Padana, tra le sue fattorie, i suoi fiumi e i prodotti più genuini. La lingua è quel piacevole italiano semi-colto ma influenzato dai dialetti, Alessandro Manzoni avrebbe sicuramente scritto in tal guisa un sì godereccio viaggiar se solo avesse avuto l'occasione di farlo e il ritmo narrativo ha le pause e le inflessioni delle corti lombarde del 1800. I nomi sono quelli di una volta ed hanno il sapore del pane casereccio, inutile citare il buon vecchio Brambilla, il Beccaria, il "traccagno" Isidoro, il Ghisleri, lo Zanetti... e tutti nello stesso libro ove figurano anche Marco Polo, Cesare e Federico I.
La seconda metà del libro contiene le ricette, tutte dotate del nostro caro articolo prima del nome, allora i piccionelli arrosto così come le uova strapazzate del buongustaio assumono una ben definita personalità, quasi fossero parenti o amici invitati a (per) cena. La delicatezza usata nella descrizione degli ingredienti e la paziente spiegazione della preparazione mi ricordano tanto un antico libro dell'Artusi che mi è concesso consultare solo su "supervisione di un adulto". Qualche pagina finale è anche dedicata ai vini, ognuno dei quali accompagnato da descrizione, proprietà e consigli per un perfetto consumo. Insomma questo libro vi accompagnerà in un viaggio a ritroso, una passeggiata in mezzo ai campi e al vostro rientro a casa vi aspetterà uno squisito ossobuco o un fumante risotto con le rane. Spero di incontrarvi.
La Pacciada
mangiarebere in pianura padana
Autori: Gianni Brera, Luigi Veronelli
Editore: Baldini Castoldi Dalai
Anno di pubblicazione: 1996
400 pagine
euro 19.63

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