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Viaggio intorno all'uovo - (1° parte)
di Avalon  (03/28/2004)

L'uovo è forse l'alimento più economico, popolare e apparentemente semplice che conosciamo, ma proprio queste sue caratteristiche meritano di essere considerate virtù e quindi vi invito a fare con me un viaggio intorno a questo prezioso dono della natura, per conoscerlo meglio e quindi apprezzarlo in tutto il suo valore.

La sua popolarità deriva anche dal fatto che allevare galline è sempre stato relativamente facile, come forse ricorderà chi, come me, non ha più vent'anni da un bel pezzo. Durante la guerra e negli anni duri del primo dopoguerra infatti, quasi ogni famiglia teneva sotto al lavandino di cucina qualche gallinella ovarola e una semplice frittata con un po' di cipolla e di erbette sfamava tutta la famiglia.

I proverbi che sono nati dalla sua popolarità sono tanti: "camminare sulle uova", "rompere le uova nel paniere", "fare l'uovo di due rossi" e chi più
ne ha più ne metta. Conosciamo tutti le maliziose allusioni di favorire le "fatiche" più gradite di cui l'uovo è sempre stato oggetto, ma… "vox populi,
vox Dei", senza contare che sotto forma di zabaione o all'ostrica nel cucchiaio, è stato il ricostituente d'obbligo per generazioni che, in assenza
di antibiotici e altri ritrovati, conoscevano ancora la selezione naturale.

Ma le sue preziose virtù sono state molto sminuite dalle moderne concezioni mediche e il povero uovo è stato tacciato di tali misfatti da suscitare una iniziativa semiseria della Università di Pavia che, nel giugno 2001, ha tenuto un "Processo all'uovo", risoltosi con la piena assoluzione dell'imputato (vi invito a visitare: Imputato uovo: assolto! e godervi la gustosa relazione degli atti del "processo"). Per parte mia posso testimoniare che mio nonno, che superò il secolo di vita in piena forma psicofisica, si cucinò ogni sera, fino all'ultimo, un ovetto al tegamino. Altre tempre e altri stili di vita, ma tre o quattro uova alla settimana, se si è in buona salute, pare facciano solo bene. Un saggio contemporaneo, che mi ha chiesto l'anonimato, consiglia la seguente ricetta "medica", a suo dire infallibile: sciroppo di cantina, passeggiate la mattina e pillole di gallina.

Forse i bambini oggi pensano che le uova si producano nelle industrie alimentari o direttamente al supermercato. Io ricordo ancora il mio eccitato stupore quando, bimba di città, girando in campagna nel podere di mio cugino, le trovavo a volte nei posti più strani. Ho letto da qualche parte un simpatico gioco pasquale per bambini: nascondere un po' di uova (forse è più prudente rassodarle prima) in giro per casa o meglio in giardino o in terrazzo, e organizzare una "caccia all'uovo" con premio finale per chi ne ha trovate di più.

La forma perfetta, essenziale ed elegante delle uova ha ispirato artisti ed orafi e suggerito, fin dalla notte dei tempi, simbologie e significati sia religiosi che laici. Proprio per la loro particolare forma e anche per il loro contenuto, le uova hanno rappresentato nell'immaginario collettivo di una umanità ancora digiuna di conoscenze scientifiche, il mistero e la sacralità della Vita, della sua creazione e del suo rinnovamento.

L'uovo ha anche assunto significati esoterici che lo hanno posto in relazione con il numero zero al quale sembra essere legato da misteriosi vincoli allegorici. La splendida tela de "La Madonna col Bambino, Santi, Angeli e Duca da Montefeltro" di Piero della Francesca, a Brera (Milano), per i cultori di queste teorie, è un esempio del significato simbolico dell'uovo-zero perché, grazie al sapiente uso prospettico della luce, l'uovo diventa quasi protagonista dell'opera alla quale l'artista sembra avere affidato un messaggio interiore, ricco di mistero. E per restare nel campo dell'arte, ricordo "Le uova sul tappeto verde" e "Le uova sul cassettone" di Felice Casorati e "Uova fritte su un piatto senza piatto" e "Pane francese con due uova fritte senza piatto" dell'estroso Salvator Dalì.

Forse sono stati i Persiani i primi a rendere l'uovo oggetto di giochi rituali e di banchetti e a considerarlo apportatore di fortuna, fertilità e prosperità. Presso gli Egizi esso era considerato elemento dell'origine del Creato e anche simbolo di ritorno alla Vita, mentre i Cinesi ritenevano il suo involucro il contenitore del "tutto", materia e pensiero e credevano che dall’uovo fosse nato il primo uomo.

La "magia" della inspiegabile nascita di una creatura da un oggetto così strano, alimentava la credenza che le uova possedessero poteri speciali. Per questo motivo presso alcuni popoli esse erano ritenute di buon auspicio alle spose, rivelatrici del sesso del nascituro per le donne in attesa, capaci di allontanare malefici e disgrazie dalle case che le avevano seppellite nelle fondamenta e fautrici di abbondante raccolto per i contadini che le sotterravano durante la semina. Le stesse sostanziali credenze furono condivise da Assiri, Babilonesi, Celti, Visigoti e Romani e si tramandarono alla società medioevale e oltre. Nei Paesi ortodossi , le uova sono messe in relazione con la Morte e vengono poste sopra la bara o la tomba al momento della sepoltura. Ma dietro a questo rito funebre si rivela ancora il senso della rinascita, generalmente attribuito all'uovo. Nel rito della cena della Pasqua ebraica, l'uovo ricordava i sacrifici offerti nel Tempio di Gerusalemme ed essendo esso simbolo di unità, non doveva essere diviso tra i partecipanti alla cena perché la sua rottura avrebbe significato la distruzione della Vita.

Anche la nostra usanza di regalarci uova in occasione della Pasqua nasce da molto lontano. Greci e Cinesi si scambiavano uova per festeggiare l'arrivo della primavera e anche le decorazioni erano già praticate dagli Egizi e dai Persiani che se le scambiavano in dono per augurio contro disgrazie e stregonerie. In Russia la Pasqua è la festa più importante del calendario ortodosso e le uova scambiate sono spesso quelle di gallina, decorate.

Qui in Occidente questa tradizione sembra risalire al 1176, in occasione del ritorno di re Luigi VII dalla II Crociata. Per festeggiare l'evento furono regalate al sovrano uova in tale quantità che egli le fece dipingere e poi distribuire a larghe mani tra il popolo festante e da allora pare si sia radicata l'usanza. Ma se donarsi uova sembra essere rito semplice e familiare, vi sono famose e vistose eccezioni. Sono infatti preziosissime le uova che il gioielliere Fabergè ideò per lo zar Alessandro III, in oro, platino e argento, con diamanti e lacche finissime e sorprese favolose, degne dell'involucro. L'uso di introdurre la sorpresa all'interno di uova fabbricate e decorate, commestibili o no, sembra risalire al secolo XVI; si narra infatti che a Francesco I di Francia sia stata donata la tela di un pittore celata dentro un uovo, ovviamente non di gallina.

La Pasqua cristiana

I primi Cristiani celebrarono la Resurrezione di Cristo rifacendosi, nella simbologia, alla tradizione ebraica che, con la Pasqua, rievocava il passaggio (Pasach) dall'Egitto e consumava nella cena rituale agnello, simbolo di sacrificio, pane azzimo, simbolo di penitenza e uovo, simbolo di nuova vita.

La rottura del guscio alla nascita del pulcino divenne simbolo della Resurrezione del Cristo uscito dalla tomba e, nelle sepolture dei primi martiri sono state trovate uova di marmo. Più tardi si radicò la tradizione, nel giorno di Pasqua, di far benedire in chiesa le uova, proibite durante la Quaresima. Iniziò quindi il forte legame tra il periodo pasquale e l'uovo che si diffuse in tutto il mondo cristiano con diverse forme espressive, giungendo alla ormai diffusissima tradizione dell'uovo di Pasqua di cioccolato.

Le uova in tavola

Per preparare una tavola piena di "Pasqua" potremmo usare uova vere di gallina o di quaglia e decorarle usando i colori per alimenti che si trovano nei negozi oppure bollendo le uova in acqua con aggiunta di spinaci oppure tè o barbabietole o zafferano per averle, rispettivamente verdi, beige, rosse o gialle (è bene aggiungere all'acqua un po' di aceto per rendere i colori più stabili e brillanti). Una volta colorate potremmo guarnirle con fiorellini veri o finti, fermati da una goccia di colla, scritte e disegni fatti con i colori per alimenti e utilizzarle, secondo la nostra fantasia, come segnaposto o centro tavola, unite a rametti di ulivo, fiori di pesco, nastri colorati e altre cosette del genere.


(continua...)


L'autore
Avalon: Mamma di Babette e Marie Curie. Ho molti interessi, tra cui, ahimè, il buonmangiare. Prediligo la cucina ligure, ricca di erbe aromatiche e verdure.
Grafoanalista, pittrice per passione, erborista per vocazione, ricarico "le batterie" con la buona lettura, l'arte e la natura

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