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C'era una volta la bella imperiale, chiacchiere attorno a una Pesca
di Gabriela Navarra  (05/29/2005)

Morellona, Fior di maggio, Ammirabile, Maddalena, sono varietà ormai quasi sconosciute dei frutti di Prunus persica vulgaris, alias le pesche.

Botanicamente si tratta di un frutto a drupa tondeggiante di un albero delle Rosacee, dal caratteristico solco longitudinale, polpa consistente e succosa, buccia sottile e lanuginosa, quelle comuni e le percoche, buccia liscia la varietà detta pesca-noce o nettarina. Le percoche sono prevalentemente usate nell'industria conserviera, le altre possono essere a pasta gialla o bianca e hanno nomi come Collins, Haleaven, Michelini, K2, di sicuro meno poetici.

Originaria della Cina, sembra sia stata introdotta nel bacino mediterraneo a seguito delle spedizioni di Alessandro Magno, arrivando sino in Persia, da cui il nome persica. C'è una leggenda che racconta la nascita di questo frutto: "Un pescatore, dopo avere tirato con fatica a riva un grosso pesce, trovò nel ventre dello stesso uno strano nocciolo. Lo sotterrò davanti alla sua capanna e dal seme nacque un alberello, che a primavera si vestì di rosei fiorellini. Il primo frutto che ne derivò venne chiamato pesca, in omaggio alla sua provenienza".

E' considerata anche un frutto fatato, simbolo di buon augurio, ricchezza e lunga vita: non a caso il dio cinese della longevità è spesso raffigurato mentre emerge da una pesca e per il Buddhismo è uno dei tre frutti benedetti. Nel 1977 in Cina venne ritrovato il corpo della moglie del marchese di Tai, perfettamente intatto, risalente al II secolo avanti Cristo: nella tomba vi era una ciotola di pesche. Infatti una leggenda cinese dice che le pesche mangiate in "tempo" preservavano il corpo dal deteriorarsi. Per il taoismo è il frutto dell'immortalità.

In Giappone il pesco è venerato quale protettore contro le forze malefiche e la sua fioritura è simbolo di rinascita e rinnovamento. In Egitto la pesca era sacra ad Arpocrate, dio del Silenzio e dell'infanzia: ancora oggi del resto le guance dei bambini vengono paragonate alle pesche.

Si presume sia giunta in Italia qualche secolo prima di Cristo, periodo in cui troviamo le prime coltivazioni sperimentali. E Marziale dà notizie dei primi incroci per ottenere la pesca-noce recitando: Sui rami materni eravamo vili pesche, ora siamo pesche rare da quando passammo a piante adottive. Le pesche dei romani erano acidule e poco aromatiche, essendo da poco coltivate e non ancora adattate al clima mediterraneo. Per questo motivo Apicio, il gastronomo per eccellenza di quei tempi, pensò di dar loro un po' di gusto conservandole... nell'aceto. E con un tocco di raffinatezza le serviva poi con la santoreggia.

Accusata di essere pesante per lo stomaco, la pesca è stata riabilitata in pieno dalla Scuola Medica Salernitana che le ha riconosciuto doti digestive, confermate dalla scienza moderna, e così annotava: Ben a retto fine intendi – Se la pesca col vin prendi. Anche Giacomo di Castelvetro, da Londra, nel 1614, in un suo libretto sui vegetali che si mangiano in Italia, scriveva: (...) che per giudicare al sicuro, que' tali se ne fanno in ottimo vino zuppe, perché vogliono che il vino lievi ogni rea qualità, quando pure ve ne sia; che io, per me, credo che così faccino più per golosità (...). Prosegue indicando alcuni utilizzi, soprattutto per la conservazione, menzionando una pasta dura con molto zucchero che chiama persicata. Una cinquantina di anni dopo, Bartolomeo Stefani, ne L'arte di ben cucinare, suggerisce una minestra di persiche, con pesche durose, da cuocere a dadini in brodo di cappone e a cui aggiungere uova battute insaporite con semi di melone pestati a mortaio, zucchero e succo di limone.

Fa bene al pancino e pure al faccino

E' un frutto saporito e rivitalizzante, con un buon contenuto di vitamine A B e C; leggermente lassativo e diuretico ed è uno dei frutti meglio tollerati dallo stomaco, consigliata persino nelle alterazioni della funzione digestiva. E' anche vermifugo, per la presenza dell'acido cianidrico, in proporzioni infinitesimali, niente paura! Tuttavia è meglio non esagerarne il consumo, in quanto possono provocare gonfiore allo stomaco e soprattutto non bere troppa acqua dopo, perché si corre il rischio di indigestione (causata dall'incompatibilità dell'acido cianidrico con l'acqua).

Già dal 1700 si consigliava l'uso del nocciolo di pesca ridotto in polvere, con quelli di mele cotogne e nespole e con l'aggiunta di zucchero e vino bianco per chi soffriva di ritenzione d'orina, come ci svela Filigeo di Laò nel libro dei Segreti. Per uso cosmetico, si raccomanda di utilizzarle con la buccia, per la vitamina C in essa contenuta. Una maschera levigante si può ottenere frullando polpa di pesche con un poco di latte e di olio d'oliva, aggiungendo farina di frumento o d'avena e tenendo l'impasto steso sul viso per una quindicina di minuti. Per una maschera rassodante e nutriente, alla polpa si aggiunge un cucchiaio di yogurt, uno di latte e farina di mandorle. Si consiglia, dopo la rimozione delle maschere, di passare dell'acqua di rose, lasciando asciugare naturalmente. Il succo, invece, è un eccellente tonico e componente per lozioni attenuanti le macchie cutanee.

Prendiamoci per la gola

Facile lasciarsi tentare da una profumata Sangria o da un Bellini, champagne e succo di pesca bianca, come lo ideò Giuseppe Cipriani all'Harry's Bar di Venezia nel 1948, che deve il suo nome al Giambellino, pittore rinascimentale in mostra in quel periodo. Sempre la pesca bianca è da preferire per bavaresi, gelati, sorbetti, budini e soufflé. Un classico è di certo la Pesca Melba, creazione di Escoffier in onore della cantante australiana Nelly Melba (il nome d'arte deriva da Melbourne) che prevede la cottura delle mezze pesche in sciroppo vanigliato, poi disposte su uno strato di gelato alla vaniglia e ricoperte da una purée di lamponi. Meglio usare le pesche gialle per crostate e marmellate. Per completare un menù tutto pesca, si può far ricorso alle Penne alla crema di pesche e all'Orata ripiena con salsa di pesche di Sposadelvento. Per una pausa va benissimo un tè aromatizzato di Mariber, accompagnato da panbrioche spalmato di slurposa crema cioccopescosa di Miciapallina.

Curiosità

- Per far maturare le pesche è bene tenerle in un sacchetto di carta marrone a temperatura ambiente per 2 o 3 giorni. In tal modo le pesche producono etilene, un gas naturale che favorisce la maturazione e nel sacchetto rimane vicino ai frutti; il sacchetto poi, trattenendo l'umidità prodotta dalla frutta, ne previene l'avvizzimento.
- La Georgia, uno dei 51 stati degli Stati Uniti d'America, è soprannominato "Peach State", per la numerosissima quantità di pesche coltivate.
- Nel 1875 Samual Rumph riuscì a coltivare un tipo di pesche prive di nocciolo.

Pesche da leggere

"Il ladro di pesche" di Stanev Emilijan, Voland 1995.
Nei Balcani sconvolti dalla guerra, in uno scenario dagli inquietanti riflessi attuali, una donna "misteriosamente bella", moglie di un colonnello bulgaro, si innamora di un prigioniero di guerra serbo.

"Momotarou, il figlio della pesca"
Una fiaba giapponese molto famosa, di cui accenno la trama lasciando la curiosità sul finale. Una coppia di anziani molto poveri è tormentata dalla mancanza di prole. Una bella mattina d'estate, la donna decide di lavare i panni al ruscello e assiste a un fenomeno straordinario. Una grossa pesca galleggia tra i flutti della corrente e non affonda. Fortunatamente la pesca si avvicina a lei che può raccoglierla e portarla a casa al marito. Con un coltello ne tagliano una fetta, e allora accade un imprevisto. Dalla pesca esce un bambino arzillo e vivace di un bel colorito roseo. I due vecchietti rimangono a lungo in silenzio: quel bambino è un dono del cielo. Lo chiamano Momotarou dal nome del frutto della pesca che in giapponese si dice momo. Nella nuova famiglia il bambino cresce robusto e forte, divenendo presto un ragazzo capace di mirabili imprese. La fiaba di Momotarou rispecchia i valori dell'ambiente in cui è nata ed è stata tramandata ossia la classe dei guerrieri.

"James e la pesca gigante" di Rohal Dahl (1961) famoso scrittore inglese per ragazzi.
Rimasto orfano a nove anni James viene affidato a due zie senza scrupoli che lo obbligano ai più pesanti lavori. Un giorno James incontra un misterioso signore che gli regala un sacchetto di lingue verdi. James sparge le lingue davanti ad un pesco e di lì a poco da uno dei rami dell'albero nasce una pesca di oltre sei metri di diametro. Mentre le zie pensano a come trarre vantaggio dall'evento, il piccolo morde il frutto, vi entra e fa conoscenza con un gruppo di insetti che vi abitano. Dal libro è stato tratto un film considerato uno dei migliori di animazione degli anni novanta, diretto da Henry Selik e realizzato con il concorso della Walt Disney.

Pesche da ascoltare

Come non ricordare la melodica Fiori rosa, fiori di pesco dell'indimenticabile Lucio Battisti, parole di Mogol, per chi come la sottoscritta ha una certa età? Per leggere il testo clicca qui

Da mangiare con gli occhi

Piatto metallico con Pesche
Piatto metallico con Pesche
Non avendone a disposizione da addentare, o perché fuori stagione o per dispensa vuota,
ci si può consolare ammirando il frutto nell'affresco pompeiano con pesche e brocca, del I secolo dopo Cristo;
Caravaggio invece ha diversi cesti di frutta in cui occhieggiano pesche vellutate, come nel "Fanciullo con canestro di frutta" o nel "Bacco", mentre inquietanti sono le due pesche abbandonate sul bordo del tavolo nel "Bacchino malato". Mitica poi è la sua "Canestra", mentre si ritiene anteriore un superbo "Piatto metallico di pesche", dell'altrettanto lombardo Giovanni Ambrogio Figino. Passiamo a un Renoir con una "Natura morta con pesche" e chiudiamo con delle pesche contemporanee, quelle della serie "Nature in posa", di Gerico.

Consiglio

Attenzione: non usare il nocciolo, che contiene amigdalina, un acido velenoso e pericoloso, però... in casi estremi... quando non ne potete più di qualcuno... ma io non vi ho detto niente!


L'autore
Sostenitore Gabriela Navarra: Creativa in cucina, sperimento molto e mi occupo, per passione e un pochino per professione, di gastronomia antica da... quando ho rinunciato a codici e tribunali.

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pesche (Winny60)
. . Grazie Alessandra (Gabriela Navarra)
noccioli di pesca (Laurasaba)
. . credo.. (Cleola)
Bell'articolo!!!! (Britt)



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