Quando si è golosi di dolci si è portati a sperimentare sempre nuovi sapori e nuove ricette. Se amate le preparazioni semplici e flessibili quel tanto che basta da garantire libero sfogo alla vostra creatività ricordate questa formula: si tratta di una normale ciambella, ovvero una di quelle torte che preparavano le nostre nonne per le golose merende di un tempo.
Con le opportune modifiche sarà l'ossatura di un dolce che potrete plasmare al vostro gusto, e come se ciò non bastasse vi aiuterà a comprendere le misteriose (???) alchimie di alcune preparazioni, a torto usate da molti per precludervi le gioie di una creazione tutta vostra.
Dicevamo dunque:
- 300 grammi di farina bianca
- 200 grammi di burro fuso
- 100 grammi di zucchero
- 3 uova intere
- poco sale
- 1 bustina di lievito vanigliato
- (stampo da 750 grammi - 45 minuti forno 175°)
Battere uova e zucchero, aggiungere burro e farina, lievito per ultimo.
Detto. Fatto!
E le varianti promesse? Allacciate le cinture e...via!
Potete aggiungere 50 grammi di uvetta o canditi, oppure 120 ml. di limoncino fiammeggiato per eliminarne l'alcool (da provare).
Ottimo anche il cocco in scaglie (50 grammi ammorbiditi con poco latte) oppure la granella di nocciole e i pinoli (60 grammi ognuno).
Preferite la frutta fresca? Una mela Golden a fettine o l'ananas a cubetti (120 grammi meglio se sciroppato).
Amate il cioccolato? Aggiungete 80 grammi di cacao amaro, oppure 150 ml. di caffè. Il miele? 250 grammi di miele chiaro eliminando lo zucchero. Ancora il Cointreau e la scorza d'arancio candita (100 ml.).
Un tuffo nella natura? Provate con 80 grammi di germogli di soya e 100 grammi di mais saltati con poco burro (eliminando lo zucchero).
Oppure le carote: 250 grammi ridotti in purea.
Una sorpresa anche con le patate dolci: 250 grammi bollite con la buccia e schiacciate. Con la farina gialla (non bramata ma fioretto, togliendo quella bianca).
Ottima con l'uva bianca passita (120 grammi), non disdegna neppure una nota forte come la grappa: 50 ml. E bambini a letto.
Delicata con lo yogurt (200 grammi eliminando il burro) che gradisce i mirtilli (150 grammi saltati con pochissimo burro e zucchero).
S'ingentilisce ovviamente con la fecola di patate al posto della farina di grano e, se vogliamo tornare alla frutta secca, ricordiamo le noci (200 grammi pestati), o i fichi secchi: 180 grammi sminuzzati.
Ancora non ho provato rabarbaro e cardi (potreste farlo voi per me) e scommetto che il risultato vi sbalordirebbe.
Insomma, per concludere: una formula così semplice e robusta sopporta facilmente tutte le fantasie.
Abbiate cura di ottimizzare il tempo di cottura testando sempre l'umidità residua con uno spiedo in legno, e di cospargere lo stampo con burro fuso e pangrattato.
Un trattato a parte meriterebbe la decorazione: vi dico solo di provare con zucchero a velo e caffè in polvere nel caso abbiate usato la formula con l'amato chicco, e di tenere sempre presente gli ingredienti usati per presentarli anche nella decorazione.


" Pesco perché mi piace pescare; perché amo i luoghi – sempre splendidi – dove vivono le trote e perché odio i luoghi – invariabilmente laidi – dove vive la gente. Pesco per tutte le pubblicità televisive, i cocktails e tutte le altre fesserie alle quali questa attività mi permette di sfuggire. Pesco perché in un mondo in cui la maggior parte della gente sembra in gran parte passare la propria vita a fare delle cose che detesta, la pesca è per me un’inesauribile fonte di gioia e un piccolo atto di ribellione; pesco perché le trote non mentono né ingannano e non si lasciano comprare né corrompere da una qualsiasi dimostrazione di potere: le trote le si conquista a forza di calma, di umiltà e di infinita pazienza; pesco perché ho l’idea che gli uomini facciano soltanto un passaggio su questa terra e non vorrei sprecare il mio; perché, Dio sia lodato, non ci sono telefoni sulle rive dei torrenti da trote; pesco perché soltanto nei boschi posso gustare la solitudine senza sentirmi isolato; perché il bourbon è sempre migliore quando lo si beve in un vecchio bicchiere di metallo, da qualche parte laggiù; perché può essere che un giorno acchiapperò una sirena; e, infine, pesco non perché io consideri la pesca come un qualche cosa di così terribilmente importante, ma proprio perché io considero la maggior parte delle altre preoccupazioni degli uomini come altrettanto vane – ma raramente così piacevoli. "
John D. Voelker (Robert Traver)
Testament d’un pêcheur à la mouche
Gallmeister, Paris 2007 (tit.orig. Trout Magic, The Lyons Press, New York 1992).
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