Divagazione numero 2
Ummmhh, buono, saporito, gustoso…
Quanti aggettivi sprechiamo per raccontare le qualità di una pietanza ad un amico? Sapete come stanno realmente le cose? Nessuno, o meglio pochissimi, sanno riconoscere le molte qualità di ciò che mangiamo, e ancora meno sono coloro i quali sanno distinguere le doti che si colgono con i sensi da quelle che l'intelletto riconosce.
In questi giorni, una nota marca di latte reclamizza il proprio prodotto, contraddistinto da una completa rintracciabilità, definendolo "buono".
Forse, conoscendo i propri polli, parlano una lingua che tutti possono comprendere, e non hanno torto. Ma tutto ciò mi sembra estremamente riduttivo in confronto agli investimenti che l'azienda deve sostenere per garantire le qualità che vanta. Del resto, non li trova neppure così validi come argomento per pubblicizzare il valore del prodotto.
Varrebbe la pena di approfondire: ovvero entrare nel merito delle caratteristiche che costituiscono i punti di forza "qualitativi" di un prodotto dimenticando il metro che tutti hanno usato sino ad oggi in favore di un metodo diverso e dotto, in modo da recepire nella forma migliore, e con la maggior capacità critica possibile, quello che le aziende produttrici sbandierano a volte con troppa leggerezza. Mi aiuto con l'esempio, in modo da assicurare sgombro da equivoci il campo.
Se un ristorante scrivesse sulla carta: "Documentazione HACCP consultabile a richiesta", io penserei di potermi sedere a tavola tranquillo, ma voi forse valutereste che sono paranoico. Se, conformemente a quanto previsto dalla legislazione a partire dal 2005, provassimo a chiedere la lista degli ingredienti di un piatto di lasagne in una qualsiasi gastronomia, dovrebbero esibire 58 pagine di diciture obbligatorie che consentano la completa tracciabilità di tutti gli ingredienti usati (a patto, ovviamente, di rispettare la legge).
Entrare nel merito di alcune realtà produttive a volte consente di verificare quanto distanti siano gli standards in uso da quanto stabilisce il legislatore (e a volte si percepisce distintamente l'incapacità delle strutture preposte al controllo di garantire effettivamente il consumatore sulla base di un continuo affinamento dei parametri di controllo). Questo non significa che ogni volta che fate la spesa rischiate un'infezione: significa semplicemente che, una volta fissato un criterio, solo un controllo continuo ed efficace consente di sostenere un livello qualitativo che vi aderisca appieno.
Concludiamo: le ASL vigilano, ma lo fanno in modo miope e poco costruttivo; i NAS spiccano, per la loro sempre corretta interpretazione della legge che consente di mettere nel sacco anche i più furbi (o coloro che si credono tali), ma non sono un'ente preposto all'informazione.
Il controllo finale spetta a noi. Siamo pronti? Istruiti? Consapevoli?
Confrontiamoci; continuamente ed attivamente. Il Forum di Cooker attende anche domande che ci aiutino a trovare, nella giungla di possibili scelte, anche la strada che, coniugando gusto e qualità, mette d'accordo tutti.
Il grillo parlante 1
Il grillo parlante 3


" Pesco perché mi piace pescare; perché amo i luoghi – sempre splendidi – dove vivono le trote e perché odio i luoghi – invariabilmente laidi – dove vive la gente. Pesco per tutte le pubblicità televisive, i cocktails e tutte le altre fesserie alle quali questa attività mi permette di sfuggire. Pesco perché in un mondo in cui la maggior parte della gente sembra in gran parte passare la propria vita a fare delle cose che detesta, la pesca è per me un’inesauribile fonte di gioia e un piccolo atto di ribellione; pesco perché le trote non mentono né ingannano e non si lasciano comprare né corrompere da una qualsiasi dimostrazione di potere: le trote le si conquista a forza di calma, di umiltà e di infinita pazienza; pesco perché ho l’idea che gli uomini facciano soltanto un passaggio su questa terra e non vorrei sprecare il mio; perché, Dio sia lodato, non ci sono telefoni sulle rive dei torrenti da trote; pesco perché soltanto nei boschi posso gustare la solitudine senza sentirmi isolato; perché il bourbon è sempre migliore quando lo si beve in un vecchio bicchiere di metallo, da qualche parte laggiù; perché può essere che un giorno acchiapperò una sirena; e, infine, pesco non perché io consideri la pesca come un qualche cosa di così terribilmente importante, ma proprio perché io considero la maggior parte delle altre preoccupazioni degli uomini come altrettanto vane – ma raramente così piacevoli. "
John D. Voelker (Robert Traver)
Testament d’un pêcheur à la mouche
Gallmeister, Paris 2007 (tit.orig. Trout Magic, The Lyons Press, New York 1992).
. . Dotti , medici e sapienti... (Don Lisander)
Mica tutti i gusti sono alla menta, dicevamo dunque, espressione impropriamente meneghina, che vuole essere una rassicurazione quando si parla di cibo, ma non solo.