Ho solamente più un vago ricordo di come fosse il viso della Signorina Adelina, una povera di spirito, (oggi direbbero, "portatrice di svantaggio"?) sola al mondo, adottata dalle suore dell'istituto dove mia madre aveva studiato da maestra. Nel collegio aveva trascorso tutti i giorni della sua vita ad occuparsi delle faccende minute del collegio, dei rammendi, del giardino o della cucina e così trascorrendo il tempo era invecchiata.
La mamma, che tornava spesso al paese dove aveva trascorso la sua giovinezza, passava sempre a salutare le suore, portando dietro me, all'epoca ancora piccino. Un saluto particolare era per l'Adelina, che aveva sempre da parte una fetta di torta o un dolcino per me: alla fine di una vita passata in cucina la soddisfazione che le restava era di fare qualche torta, per gli ospiti, o anche solo per le sue suorine.
E il ricordo di quelle torte e quei biscotti mi è rimasto, ad assoluto paradigma di ogni torta ed ogni biscotto. Nessun biscotto mai è stato più friabile, nessuna torta più croccante, anche se oggi sarebbe difficile descriverne esattamente il gusto. Ma la sensazione è rimasta, circonfusa di quell'alone di ricordo che migliora i ricordi buoni ed elimina quelli sgradevoli.
Per un po' di anni poi non capitammo più nel paese, la vita girava più distante, e quando di nuovo si avvicinò a quelle parti ripassammo di lì. Ormai facevo io da autista alla mamma, anche la piazza del collegio aveva cambiato aspetto con i marciapiedi messi bene, i parcheggi segnati, gli autobloccanti per terra e nell'istituto non restavano che poche suore, sempre più vecchie e sempre meno numerose. Anche la torta non c'era più, anzi fummo noi a portare una scatola di cioccolatini. La visita questa volta si prolungò un po' di più, c'erano tante cose da raccontare, e tra queste anche purtroppo, che ormai da qualche anno la Signorina Adelina aveva terminato serenamente la sua esistenza ed era tornata tra le braccia del Signore.
Al ritorno poi, mentre uscivamo dal paese, visto che si avvicinavano le feste dei Santi era d'obbligo passare dal Camposanto, appena fuori del paese. Lì erano sepolti anche i miei nonni ed i miei bisnonni e qualche altro parente, per lo più a me sconosciuto, ma che tutte le volte la mamma indicava ("lo vedi quello? resta nostro cugino secondo, e quello è suo padre, che sarebbe poi il fratello di mio nonno…") quasi in un rituale iniziatico, con un istinto ancestrale, ma spontaneo di precisare le proprie radici. Una volta cambiati i fiori ai nonni, e recitato un requiem per uno, stavamo già per andarcene quando mamma si soffermò un momento:
"aspetta - prese due crisantemi per mazzo e si avviò verso la parte nuova del camposanto - sai, dovrebbero averla messa nei loculi nuovi laggiù"
"Chi?" - "Adelina, la Signorina Adelina, ti ricordi? quella del collegio… ecco, mi avevano detto che é tra quelli su in alto".
Eravamo arrivati davanti ad una parete di loculi nuovi di pacca. In effetti l'ultima fila in alto era un po' abbandonata e non erano forse posti molto ambiti, scomodi e fuori mano, di solito sono quelli meno apprezzati. L'ho subito pensato perché la Signorina Adelina non credo che avesse i mezzi per comprarsi un ricco loculo e per chi aveva dovuto sistemarla quella poteva essere stata una soluzione economicamente adeguata e, nel contempo decorosa.
"Poveretta, ha mai avuto nessuno al mondo, e se non era per qualche ex allieva che andava a trovarla… tieni - mi disse allungandomi il mazzetto di fiori- visto che non ha nessuno che glieli porta mettile almeno questi!".
Così mi è toccato arrampicarmi su una di quelle scalette traballanti di alluminio con le ruote, che hanno i camposanti, per raggiungere l'ultima fila. Questa era talmente in alto che non riuscivo a vedere ed ero costretto ad appoggiare il vasetto alla cieca; ma non ci riuscivo, come se ci fosse già qualcosa sulla mensola: mi alzo in punta di piedi e vedo che c'è un nido, ormai per quell'anno abbandonato.
"c'è un nido!"
"metti il vaso da una parte, lascialo lì il nido, che un altr'anno tornano!"
Già: la povera Signorina Adelina era talmente sola al mondo che nessuno andava a portarle nemmeno un mazzetto di fiori e quello era diventato un posto talmente tranquillo che gli uccelli avevano pensato di farci il nido. E così la Signorina Adelina potè godere del privilegio di un mazzetto speciale di uccellini pigolanti, tutti gli anni, tutto per lei.
Non ho purtroppo mai trovato la ricetta delle torte e dei biscotti che mi davano le suore, rigorosamente fatti in casa, ne ricordo solo il gusto, filtrato dal tempo passato e, appunto per questo, inimitabile. Ma ho trovato due ricette tratte dalle raccolte di Petronilla, che mantengono, anche nello stile di scrittura, il gusto di un'epoca. Ve le propongo come sono, e mi prendo la libertà di intitolarle alla Signora Adelina, sicuro di non fare cosa sgradita all'autrice, che penso, potrebbe condividere il gesto.
La torta di mandorle della signora Adelina (dalle ricette di Petronilla)
"Eccovi, oggi, la ricetta di una certa torta ch'è di poca spesa; che è lesta a fare; che sempre riesce; che, se fabbricata in casa e con autentico burro, vale assai più di ogni sua sorella di pasticceria; che porta i due nomi (ed entrambi appropriati) di torta di mandorle e di torta di 4 qualità; ch'era nota e stranota in ogni vecchia famiglia dell'800, ma che però viene sempre accolta con grande entusiasmo anche in ogni modernissima famiglia del 900; ch'è adatta sia a ricevimenti, che a pranzetti ed a pranzoni; che, pur essendo… vecchia, per parecchi giorni si mantiene giovane e fresca; ma che… Ma che, però, sarà molto prudente ammannire soltanto se in famiglia tutti i denti sono saldi, e tutti gli stomachi sani. Se dunque volete, e se anche potete…
Pesate 2 etti di mandorle dolci; mettetele in una scodella; copritele d'acqua calda; dopo pochi minuti sbucciatele; passatele, con una noce di burro, in un tegame di ferro o di alluminio; ponetele a fuoco; muovetele e rimuovetele di continuo fino a che non le vedrete tutte qua e là leggermente bruciacchiate, cioè tostate. Pesate 2 etti di zucchero.
Possedete un mortaio, come dovrebbe possederlo ogni cucina… rispettabile? Pestateci allora, un po' alla volta, e insieme, mandorle e zucchero che così si imbeverà dell'olio che le mandorle andranno perdendo.
Non possedete mortaio? Ricordando, allora, come a tutto possa riuscire una donna, purché abbia voglia, tempo e pazienza… sul piano della tavola, e con una bottiglia da vino, schiacciate le mandorle dopo averle abbondantemente cosparse di zucchero.
Setacciate per setaccio a grosse maglie.
Di nuovo pestate nel mortaio, o schiacciate sul tavolo, i pezzetti delle mandorle che, essendo rimasti un po' grossi, non avranno attraversato le maglie del setaccio.
Raccogliete, in una insalatiera, tutta la polvere setacciata.
Unite 3 etti di farina bianca e 2 di burro appena liquefatto.
Mescolate e rimescolate, impastando per bene il tutto.
Tappezzate una tortiera con un largo foglio di carta bianca.
Versatevi l'impasto; e, schiacciandolo con le nocche, stendetelo in uno strato ugualmente alto.
Togliete, con le forbici, la carta in eccesso.
Infornate in forno caldo (meglio) o cucinate con brage sotto e brage sul coperchio (attente a non farle mancare) e quando odore e colore vi diranno che la torta è cotta, toglietela prima dalla tortiera, poi dalla carta; e…
E, se sani e saldi saranno stomachi e denti, constaterete quanto sia squisita la croccante e vecchia torta che si fa con le mandorle dolci."
I biscotti della signora Adelina
(sempre dalle ricette di Petronilla)
"Qualora fosse esaurita la vostra riserva di biscotti che, sulle 17, è veramente doveroso offrire con una tazza di tè, o con un bicchierino di vinello bianco e dolce, a chi viene a visitarci… e qualora quegli indispensabili biscotti voleste voi stesse fabbricarveli… eccovi un modo spiccio di fare, all'ultra economica, biscotti veramente saporiti, soffici e che, in scatola di latta, si conservano persino eternamente freschi.
In un tegame, sciogliete grammi 125 di burro.
Mettete sul tavolo (allora allora lavato) 1/2 kg di farina bianca;
1/2 etto di zucchero in polvere;
un pizzico di sale;
2 di vaniglina e 7 g di carbonato di ammoniaca che ogni droghiere vende.
Mescolate il tutto; riunite a montagna; scavatevi un buco fondo sulla cima.
Versate nel buco il burro sciolto e 1/4 di litro di latte.
Impastate, e manipolate a lungo la pasta, senza mai economizzare la forza delle vostre braccia.
Stendete la pasta in uno sfoglio alto circa 1/2 centimetro.
Ritagliate nello sfoglio tanti bastoncini ugualmente lunghi (circa 10 cm.) ed ugualmente larghi (circa 1 cm.).
Ungete con olio la lastra di latta per il forno.
Allineatevi sopra i bastoncini osservando fra loro la distanza di 2 cm. circa. Lasciate la latta sul tavolo, fino a che avrete visto i bastoncini leggermente rigonfiati.
Servendovi di un pennello (o di una penna di pollo) dipingete ad ognuno la superficie con latte per dar così un po' di… lucido ai biscotti futuri.
Infornate in forno caldo e, dopo circa 20 minuti, seguendo questo mio consiglio e con la spesa complessiva di circa 3 lire, avrete un piattone di biscotti veramente sopraffini, tanto anzi sopraffini da poter far pensare siano stati comperati in una lussuosa pasticceria."
L'autore
 Bluter: Bluter, alias Mauro, classe 1956, Torinese. Con mia moglie, due figlie e due cani abito fuori Torino. Sono medico (Anestesista), da vent’anni in ospedale, mi occupo di emergenza. Ascolto molta musica, mi piace il country, il bluegrass, le jugs band, il manouche, la musica da banda, Gianmaria Testa, Conte, Cammariere, ma se viaggio ascolto audiolibri, AC/DC o musica classica, odio il free jazz, Julio Iglesias e le bande che fanno pezzi di musica classica. Suonavo la chitarra, ora lo faccio molto raramente, ho imparato i balli occitani, la curenta, in epoca non sospetta, cioè quando li ballavano ancora dalle mie parti alle feste di paese e non nelle feste popolar-macrobiot-pacifist-cittadine, amo il musette, odio il liscio, impazzisco per il tango figurato, ma non sono capace di ballarlo. Leggo di tutto e molto, le mie passioni sono i racconti brevi, Camilleri, Pennac, la saggistica/fiction militare (Tom Clancy, Andy McNab) e i gialli russi della Marinina. Non sopporto tanto gli autori sudamericani. Amo i fumetti ma come Andrea Pazienza non ce n'è più. Manara mi intriga, adoravo i vecchi numeri di Linus, che ho conservato ancora in soffitta, Ho una passione per la storia, ho una vasta collezione di videocassette e mi piacciono le ricostruzioni storiche ed i film di guerra. M’interessano le filosofie orientali, ma non ne faccio una fede. Nei viaggi (non tantissimi) la curiosità è lo scoprire un popolo a tavola, nei mercati, nei negozi. In cucina, adoro la pasta, (pasta, pasta über alles!) anzi per essere precisi gli spaghetti grossi, i vermicelli n.8, dopo viene tutto il resto, in ultimo la carne, la selvaggina e le carni di volatili (pollo, coniglio); non sopporto il fegato ed il brodo di gallina, per il resto ho mangiato già di tutto. Amo il vino bianco frizzante secco e fresco, l'acqua gelata, il tè cinese verde caldo, la birra fresca, la vodka, la grappa di frutta, il vino mi è, in realtà, indifferente. Mi piace improvvisare sui rimasugli del frigo, in cucina abbiamo spazio ed ho distribuito barattoli dappertutto, con ogni genere di spezie, abbiamo sempre avuto un putagè, la stufa che d'inverno è il posto per cucinare che amo di più. D'estate la casa si apre all'esterno e mi piace improvvisare insalate sminuzzate sul tagliere antico di noce. Ora che ho quasi 50 anni, forse riesco a vedere alcune cose con più distacco mentre alcune altre le assaporo meglio, con più gusto ed a qualcuna, finalmente, riesco anche a dire di no. Dopo una vita passata a vedere schifezze ed a cercare di metterci riparo, ho voglia di non pensare più troppo a cose serie e cerco di togliermi delle soddisfazioni. Cerco di dire quel che penso, senza pensare troppe stupidaggini, di trovare persone sincere, situazioni vere, sensazioni piacevoli (i sostantivi e gli aggettivi possono essere variamente combinati, va bene lo stesso). Qualcosa di tutto questo ho trovato in Cooker, senza enfatizzare, ma la cosa mi diverte e tanto basta. (agg. 5/2007)
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