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Il salumiere Aristide
di Don Lisander  (07/04/2004)

Sembra ieri sai, quando entravo con la mamma nella tua bottega ricca di ogni mercanzia. I miei occhi di bimbo indugiavano curiosi sui tanti colori ammiccanti delle scatole allineate alle tue spalle.

Le acciughe salate che marinavi con il prezzemolo, la mostarda di frutta che versavi da quel grande bidone, le forme di formaggio ed i salami appesi.



Alla televisione era tutto grigio allora, ma il tuo regno sfavillava di rosso, giallo e blu. La pubblicità ti dipingeva con la pancia grossa ed il grembiule candido, oltre alla matita sull'orecchio: sembravi una caricatura, ma eri già un attore, che impersonava la fiducia ed il buonumore, ingredienti squisiti che mettevi in ogni cartoccio.

Sapevo tutto di te, di tua moglie, dei tuoi figli che il pomeriggio dopo la scuola ti aiutavano con quelle casse di bottiglie troppo pesanti per la tua schiena già provata da tante incombenze. Anche tu sapevi tutto di noi, e partecipavi alla nostra vita di ogni giorno con affetto e simpatia. Quella visita quotidiana per il pane, il prosciutto e lo stracchino era anche l'occasione per scambiarsi le ultime notizie. Io ti aspettavo sul lato del bancone, per scoprire con un'occhiata furtiva i segreti che celavi là dove non vedevo andare le tue mani. Il mio cestino dell'asilo, troppo piccolo per la mia grande fame, bramava la rosetta con il prosciutto che mi porgevi con aria di sfida, come a dire: "ce la farai a mangiarla tutta?".

Gli anni dell'asilo passarono in un lampo, e le elementari trascorsero nel segno delle prime merendine confezionate che alternavo alle tue rosette. Ogni mattina eri solo ad affrontare una torma di ragazzini vocianti che magari approfittavano della tua distrazione per rubarti una gomma da masticare o un sacchetto di patatine.

I tuoi figli crescevano, come me, e studiavano, sorretti dal frutto del tuo lavoro.
Il pomeriggio lo passavi ad annotare ciò che ti serviva per rifornire i tuoi scaffali, mentre noi ragazzi scherzavamo nel retro, tra i sacchi del pane secco ed i fustini di detersivo.

Poi il destino mi portò lontano, ad inseguire il sogno di una professione che adoravo e continuavo ad avere tue notizie dalla mamma. Ti immaginavo lì, come sempre, intento a preparare insalate russe improbabili, fidandoti della tua esperienza. Certo non era come pochi anni prima, quando arricchivi la vetrina con quanto l'immaginazione ti suggeriva, ed offrivi alle mamme affaccendate l'occasione di un piatto pronto per la cena, con il baccalà che cucinavi nel retro. Adesso guardavi i tuoi clienti di un tempo parcheggiare la macchina per andare al Supermercato, e salutavi tutti con cordialità perché prima o poi sarebbero ritornati, dicevi. Tutto cambia, e casomai migliora, se può. Cosa c'era di meglio del tuo negozio, pensavi. Bastava chiederti qualcosa per vederti sorridere soddisfatto: dal salame alla canfora di sicuro non ti mancava nulla, e non c'era motivo di desiderare altro.




Sono passati trent'anni Aristide, e tu non ci sei più. Neanche il tuo negozio ti è sopravvissuto, perché era tuo e con te se n'è andato. Chissà se manchi ai tanti ragazzini di allora che oggi passano ancora di lì con i figli per mano. Chissà se i loro genitori raccontano la tua storia, così come la racconto io, perché mi manchi e, sono sicuro, ci manchi.

Oggi tutto ha lo stesso sapore di allora, ma le cose sono diverse.
Il pane il prosciutto e lo stracchino non hanno il tuo sorriso, e fare la spesa non è più l'occasione di parlare del tempo o dei prezzi che aumentano. Anzi, a pensarci bene oggi la spesa la facciamo di corsa, sfrecciando tra le offerte speciali e zigzagando con il carrello, fidandoci solo dei richiami elaborati dagli alchimisti del marketing. Nessuno lo avrebbe immaginato allora, ma è finita così.

Dovunque tu sia adesso voglio dirti che non sei vissuto invano, perché hai recitato fino in fondo la tua piccola parte, ed il pubblico è soddisfatto. Ci mettiamo pure una lacrima, che serve a scaldare il cuore per un attimo appena, giusto il tempo di ricordarti e poi… sipario.


Aristide è vissuto realmente, anche se non si chiamava così. Mi auguro che ne abbiate conosciuto uno anche voi, perché talvolta, rincorrendo le provviste tra gli scaffali dell'Iper, è bello lasciar scivolare i ricordi nel calore di un volto che oggi non c'è più.



L'autore
Sostenitore Don Lisander: Professionalmente nato in epoca non sospetta, diciamo...pre "nouvelle cuisine", posso dire di essere sopravvissuto a più di un ricorso storico-gastronomico. Questo mi consente di godere appieno del neo-post modernismo culinario, dove tutto ciò che è stato dovrà essere ancora. Nell'attesa, vivo di poche semplici e fidate passioni: la buona cucina, la pesca a mosca, la mia numerosa famiglia.

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I commenti precedenti:
il mio si chiamava davvero Artistide..... (Domi_Dada)
anch'io avevo mio salumiere (Magos)
ricordo, ricordo... (Bluter)
. . proprio oggi.. (Alverman)
. . . . l'Armando (Barbara)
. . . . . . ...in questo "amarcord" di salumieri (Ziabetta)
. . . . . . . . Grazie a voi... (Don Lisander)
. . . . . . . . Il mio non era un salumiere (Barby74)
. . . . . . Grazie Axel (Giorgio47)
. . . . Forse tu! (Giorgio47)
. . Ebbravo (Fabio_Vr)
. . . . tutti si riccordano di profumi... (Magos)
. . . . . . ...io ho una mia teoria (Ziabetta)
. . . . . . . . mortazza e profumi giovanili! (Barby74)
. . . . . . . . . . ...BRAVA BARBY!!! (Ziabetta)
. . . . . . . . . . . . aria condizionata (Magos)
. . . . . . . . . . . . . . ...baci tripli (Ziabetta)
. . . . . . . . . . . . . . . . grazie (Magos)
. . . . . . . . . . . . . . . . . . ed allor (Barby74)
ricordi (Winny60)
Il Salumiere Aristide (Giuliorivaroli)
. . E' un ricordo... (Don Lisander)



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